Decreto: forse chiusura delle frontiere

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E’ entrato in vigore da mezzanotte l’ultimo decreto, che prevede anche la chiusura delle frontiere italiane. Conte ne annuncia un altro ad aprile “da almeno 25 miliardi”.

Limitazioni o divieto di ingresso e di uscita dall’Italia. E’ questa una delle modifiche previste dall’ultima versione del decreto legge – pubblicato in G.U. – sulle restrizioni per il coronavirus. Nel testo si prevedono “limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso nei territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale”. Rispetto al testo approvato in Cdm compare l’accezione delle limitazioni e quindi non solo il divieto, ma la misura si estende anche ai confini nazionali.

Il Parlamento vuole un maggior confronto, e il premier Giuseppe Conte riconosce che è necessario, impegnandosi a riferire periodicamente alle Camere, come ha fatto in giornata. I cittadini invocano pene più severe per chi non rispetti le regole, ed allora le multe lievitano. E fra le misure che potrebbero entrare, ci sono quelle che permetterebbero di bloccare ingressi e uscite dai confini nazionali. Tutto ancora da vedere perchè sarebbe ancora in corso di limatura il decreto approvato ieri dal Cdm sul lockdown in Italia.
L’Esecutivo sta mettendo un punto fisso su quanto già fatto, tappando qua e là le falle che si erano create nell’urgenza degli interventi, ma, al momento, il decreto non ha visto ancora la luce. E a rallentare la sua entrata in vigore ci sono possibili ultimissime modifiche al testo. Una su tutte, secondo alcune fonti di maggioranza: quelle relative alla competenza regionale sulle attività produttive nel periodo di emergenza.

LA DURATA: Il decreto prevede che le misure anti coronavirus possano essere prorogate fino al 31 luglio. Ma attenzione, ha spiegato il premier Giuseppe Conte, questo non vuol dire che si preveda un’emergenza così lunga. Si tratta di un ventaglio temporale lungo che serve a garanzia. Deriva dalla durata dello stato di emergenza, dichiarato in via precauzione per sei mesi, il 31 gennaio.

LE MULTE: Salgono da 400 a 3 mila euro. E’ previsto anche il carcere da a uno a cinque anni per i contagiati che non rispettano la quarantena. Oltre all’aumento delle somme, il capitolo multe prevede che raddoppino per i recidivi e che aumentino di un terzo per chi venga trovato a circolare in auto senza ragione. Una volta superata l’emergenza, i negozi che restano aperti nonostante i divieti potranno essere costretti a chiudere da 5 a 30 giorni.

GLI AMBITI: Il decreto richiama tutti gli ambiti su cui le Autorità possono agire per contenere il coronavirus. Molti dei territori d’azione non suonano come nuovi. C’è la possibilità di limitare la circolazione delle persone, di chiudere strade, parchi, aree gioco, ville e giardini pubblici, c’è il divieto di allontanarsi dal comune, dalla provincia o dalla Regione.

LE PRECAUZIONI SANITARIE: Sono perlopiù quelle note, la quarantena per chi abbia avuto contatti stretti con contagiati, il divieto assoluto di uscire di casa per i positivi, lo stop alle riunioni, agli assembramenti, alle riunioni. C’è la sospensione di qualsiasi evento religioso, sportivo e culturale, con il divieto di celebrare cerimonie religiose, la limitazione dell’ingresso nelle chiese, la chiusura di cinema, teatri, discoteche, sale bingo, palestre, centri sportivi, piscine. Anche le attività sportive all’aperto potranno essere limitate, così come i trasporti pubblici e, come già avvenuto, le scuole e le università.

LE COMPETENZE: Questi gli ambiti di azione. Il decreto intende poi disegnare i confini di chi può disporre questo tipo di limitazioni. Il primo a poterlo fare è ovviamente l’Esecutivo, che ha il compito di gestire il complesso degli interventi. Ci sono però Regioni che hanno esigenze specifiche, come la Lombardia o il Veneto. Sulla definizione di chi può fare cosa si sta giocando la partita più delicata. Anche in giornata c’è stata una riunione in videoconferenza tra il Governo e le Regioni. L’impostazione di base prevede che i governatori possano adottare misure più severe di quelle disposte a livello nazionale, ma solo negli ambiti di loro competenza e, comunque, con un coordinamento del governo.

PARLAMENTO: Resta poi l’aspetto istituzionale. Più volte le opposizioni hanno criticato il fatto che il governo stia andando avanti a suon di decreti senza coinvolgere il Parlamento. «Con questo decreto legge – ha spiegato il premier Conte – abbiamo regolamentato più puntualmente e in modo più trasparente i rapporti tra l’attività del governo e del Parlamento. Prevediamo che ogni iniziativa venga trasmessa ai presidenti delle Camere e che io vada a riferire ogni 15 giorni».



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