Circolo Toniolo: rilanciare l’Appennino reggiano. A Carpineti nuovo insediamento Elettric80

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Prospettive dell’Appennino reggiano sono state affrontate da amministratori e operatori nell’incontro al Parco Tegge di Felina organizzato dal Circolo Toniolo lo scorso mercoledì 12 ottobre, con grande successo di partecipazione di cittadini e di amministratori locali. Il presidente Luigi Bottazzi (foto)  ha aperto i lavori e i primi interventi sono stati degli enti promotori. Per l’Unione dei comuni montani il Sindaco di Toano Vincenzo Volpi ha messo in risalto il ruolo delle infrastrutture per la tenuta della zona più difficile.

Stefano Landi in rappresentanza delle Camere di Commercio ha presentato la vivacità di questa montagna con la presenza di quasi 3000 imprese nei vari settori e una crescita di 50 unità nonostante il balzo dei costi dell’energia colpisca soprattutto chi ha maggiori distanze da superare e il fatto che il nostro Paese negli ultimi 30 anni non ha avuto una politica energetica. Ha portato anche un saluto, con un messaggio inviato alla presidenza, Enrico Grassi, noto presidente del Gruppo Elettric80 che porterà a Carpineti un suo insediamento produttivo in tecnologie avanzate, ha sottolineato che “La montagna non tradisce se la comprendi e la sorprendi”.

L’Appennino durante il primo semestre ha avuto segni positivi nel manifatturiero, mentre l’agricoltura ha registrato minori entrate ed è necessaria una collaborazione tra pubblico e privato su programmi rivolti oltre la fase congiunturale. Giuseppe Bonacini del circolo Toniolo ( e con radici montanare ) afferma che “senza bambini” niente futuro, e fa un confronto tra comuni in provincia, tra quello che sta meglio Albinea e quelli messi peggio come Villa Minozzo e Ventasso. Un malessere demografico da affrontare con interventi appositi per la cultura l’innovazione, la valorizzazione delle risorse cominciando con le acque, l’agricoltura, le comunità energetiche e accordi di foresta per affrontare l’abbandono e il recupero degli scarti col cippato.

Sulla situazione demografica Elena Donati, dirigente dell’ISTAT Emilia-Romagna, ha svolto la relazione introduttiva. A partire della sua esperienza nazionale nella raccolta ed elaborazione dei dati, presentato in dettaglio la situazione dei sei comuni della nostra montagna; cercando di capire quelli che hanno avuto successo nel superare lo svuotamento, che sono tornati a crescere là dove è stato possibile utilizzare le risorse locali, dall’acqua ai campi al bosco, valorizzando i prodotti della tradizione alimentare e l’energia.

L’ISTAT ha la possibilità di valutare situazioni a livello territoriale più piccolo di quello comunale, ma per il convegno si limita a presentare l’analisi della struttura della popolazione per ogni comune. I cambiamenti in mezzo secolo misurano le perdite a vantaggio di Castelnovo l’unico comune cresciuto con il crollo di Ventasso -63%, Villa Minozzo -58% e Vetto -53%, stabili Carpineti, Toano e Casina con una fase di rialzo. L’Unione montana nel complesso ha perduto il 40%, ora ci sono 408 anziani ogni 100 giovani (4 nonni per nipote) e i dettagli sono leggibili guardando dentro le piramidi rovesciate. Neppure la situazione nazionale è allegra, troppe le persone non attive e poche quelle attive, aumentano le famiglie costituite da una sola persona e anziana perché il figlio resta coi genitori.

La grande crisi demografica prospetta un calo degli italiani da 59 milioni nel 2021 a 49 nel 2070. Occorre affrontare un cambio di mentalità per favorire il lavoro locale, inoltre cresce la possibilità di vivere in montagna lavorando per un posto di lavoro ubicato lontano. Mons. Giovanni Costi ricorda che l’essere Chiesa è una missione aperta per il mondo, i rapporti col territorio e le sue origini. La Diocesi vent’anni fa ha presentato il Convegno Ecclesiale della Montagna in modo capillare, dalle scuole ai bar per mettere in risalto le attese con parole semplici e nel frattempo ha raccolto 2000 anni di storia coinvolgendo tanti contributi che hanno messo in risalto personaggi, eventi, opere assistenziali, situazioni economiche e l’ultimo volume appena presentato affronta la fase recente. Oggi dobbiamo riflettere con fede e cultura per operare scelte concrete, ci vuole un’autorità democratica in grado di decidere e il riferimento non casuale al passato presenta confraternite che esprimono una laicità rivoluzionaria con capacità operativa. Enrico Bussi dell’associazione Rurali Reggiani proietta una sintesi sul tema essenziale dell’Appennino coltivato o abbandonato.

Quello reggiano ha retto allo spopolamento meno peggio di quelli vicini grazie alle produzioni principali rimaste, il latte e la legna che ora si trovano davanti a due rischi. La perdita dell’allevamento familiare e della latteria sociale con la spinta alla dimensione troppo grande e controproducente verso l’azienda di capitale più fragile, soprattutto adesso col balzo in alto dei costi e con difficoltà a valorizzare il processo del Parmigiano Reggiano prolungato a raggiungere il consumatore lontano nel far conoscere località e qualità peculiare. L’idea di premiare chi non coltiva il bosco mentre in basso aumenta l’abbandono e in alto resiste l’impresa forestale. Il bosco offre tanto più servizi ecosistemici quanto più è coltivato e i servizi da tempo avviati nelle montagna europee sono indispensabili per la famiglia che alleva sempre più isolata. Nello stesso tempo serve coordinare le azioni di burocrazie in aumento e collegare banche dati per monitorare la realtà locale.

Luciano Rondanini degli Amici castagneto matildico di Marola mette in evidenza, da un lato la ripresa delle piccole scuole, dall’altro la possibilità di valorizzare l’ex Seminario di Marola come luogo dove ritrovarsi tra giovani e tra adulti essendo la scuola l’avamposto di una società civile e la bellezza la materia prima per una trasformazione da affrontare facendo sistema. Domenico Turazza direttore del Consorzio di Bonifica ricorda l’azione dedicata ai 180.000 ettari di territorio montano che oltre al reggiano comprende parti del modenese e del parmense per difendere dal dissesto, intervenire sulle frane come quella di Caprile, la maggiore in Europa, mettendo a disposizione di comuni una solida equipe di tecnici con 100 interventi all’anno per oltre 4 milioni dedicati a regimare le acque a cui s’aggiungono gli interventi su aree franate con 3,5 milioni erogati dalla Regione col PSR.

Inoltre, l’approccio al frazionamento per superare l’abbandono, le soluzioni per dimostrare la gestione sostenibile di campi, boschi e l’obiettivo generale di recuperare aree degradate a supporto dell’azienda contadina quale custode del territorio. Adelfo Magnavacchi dirige Dinamica, società per la formazione professionale nel settore primario che in tutta la regione coinvolge ogni anno 30.000 utenti e 400 docenti presi da scuole, università e professioni. Azione che deve tener conto del 45% di popolazione con età compresa tra 40 e 70 anni e del fatto che la scuola superiore, per esempio nella montagna reggiana, porta i giovani all’esodo verso la città e molto spesso fuori dall’Italia. Ritiene necessaria una maggiore attenzione alla formazione continua delle persone attive, in Appennino reggiano sono 10.000 unità di cui 800 nel settore primario ed è significativo che in questa provincia il 60% tra gli utenti della formazione professionale in agricoltura sia di montagna nonostante le regole per accedere ai fondi dell’UE siano penalizzanti per la montagna.

Si possono modificare tenendo conto della rarefazione con corsi per numeri inferiori e delle distanze con una sede comoda e si presenta ottimale quella dell’ex Seminario di Marola. Dunque sono auspicabili le collaborazioni con l’ISTAT per disporre di dati aggiornati sulla realtà periferica e con la Regione, sia per applicare in modo elastico le misure del PSR, sia per un progetto pilota in preparazione delle nuove forme di servizio che l’UE prevede per le aree rurali. Friggeri ha messo in risalto che la montagna invece di tutela ha bisogno di sviluppo e viabilità. Il Sindaco Sassi di Villa Minozzo ha rimarcato l’urgenza dell’azione per fermare il degrado e lo squilibrio negli interventi sul territorio provinciale, quello di montagna più ampio e difficile non va penalizzato. Sottocornola ha presentato l’esempio significativo della scuola di musica sorta per iniziativa privata. Nel concludere i lavori Gianmaria Manghi, della Presidenza della Regione Emilia-Romagna, ricorda che nessuno è capace di rimediare a 50 anni di spopolamento e che però l’Emilia-Romagna sta riversando elevate risorse sulla montagna nel favorire l’arrivo di famiglie giovani, nelle priorità per lo sviluppo rurale, nel sostenere scuole, servizi sanitari e viabilità. Ha stanziato 750 milioni per la montagna, sollecita l’ANAS per i tre stralci di miglioramento della SS 63 da Rivalta a Casina e Open Fiber per superare un ritardo ingiustificabile sulla Banda Larga.



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