Alla montagna reggiana manca un prof Marconi

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Lo scorso 20 di maggio, a Vetto, si è svolta una iniziativa per ricordare la figura del Prof. Pasquale Marconi che è considerato, a buona ragione, il “padre” del nostro Appennino per la imponente mole di iniziative, opere e attività realizzate in questo territorio. Oggi la sua figura verrebbe definita come quella di un “visionario” nel senso che è stato un uomo politico ed un amministratore dotato di “visione” capace di realizzare sogni molto ambiziosi che mai, dopo di lui, qualcun altro ha immaginato e realizzato.
Nel censimento del 1951 Villa Minozzo con 8.594 abitanti contendeva a Castelnovo ne’ Monti con 9.677 il primato di capitale dell’Appennino reggiano. Castelnovo, però, aveva una carta imbattibile per mantenere il suo primato: l’ospedale creato dal nulla dal prof Pasquale Marconi con tenacia, generosità e intraprendenza. Marconi realizzò un sogno che alle persone “normali” appariva una follia.

Lecito domandarsi cosa sarebbe oggi Castelnovo ne’ Monti senza il “sogno folle” dell’ospedale realizzato da Pasquale Marconi? La risposta è scontata: senza quel formidabile volano di occupazione e attrattività avrebbe condiviso il destino dei comuni del crinale che hanno visto crollare la loro economia e dimezzare la popolazione rispetto al 1951. Sul piano demografico la “regina del nostro appennino” è riuscita, sostanzialmente, a realizzare un lieve incremento (dai 9.677 abitanti del 1951 ai 10.358 del 2022) dovuto, peraltro, al solo saldo migratorio (il che lascia presumere un “effetto spugna” sugli abitanti dei comuni limitrofi che si sono trasferiti a Castelnovo ne’ Monti che andrebbe meglio approfondito).

Ecco perché continuo a segnalare ai nostri amministratori, da molti anni, che per affrontare una situazione eccezionale come quella del nostro Alto Appennino la normale amministrazione non basta: servono, appunto, interventi eccezionali. In primis l’attuazione dell’art. 14 della “legge sulla montagna” che recita testualmente: “Il CIPE e le Regioni emanano direttive di indirizzo tendenti a sollecitare e vincolare la pubblica amministrazione a decentrare nei comuni (montani ndr) attività e servizi dei quali non è indispensabile la presenza in aree metropolitane, quali istituti di ricerca, laboratori, università, musei, infrastrutture culturali, ricreative e sportive, ospedali specializzati, case di cura ed assistenza, disponendo gli stanziamenti finanziari necessari.”

L’Alto Appennino si può ancora salvare se la nostra Regione attua la legge sulla montagna voluta dal Parlamento della Repubblica e del tutto inattuata proprio nella sua parte più autenticamente efficace e innovativa (art. 14). Per quale motivo l’Assessorato regionale alla montagna deve stare a Bologna e non a Vetto, Villa Minozzo o Ventasso? La stessa domanda vale per tutte (e sono tante) le strutture, enti, istituti, laboratori,.. regionali insediati a Bologna o lungo l’asse (notoriamente molto affollato e inquinato,…) della via Emilia. L’ente che ha le competenze di programmazione territoriale è la Regione ed è lei che ha il compito di “riequilibrare” il territorio togliendo a chi ha troppo per trasferirlo a chi non ha nulla!.
Per realizzare questo sogno ci vorrebbero uomini della statura di Pasquale Marconi che non si vedono, purtroppo, all’orizzonte.

I nostri politici e amministratori appaiono rassegnati e incapaci di vedere il destino dei nostri figli e nipoti. Chi programma lo sviluppo, non intervenendo, continua a incrementare ricchezza e inquinamento lungo l’asse della via Emilia lasciando, di fatto, all’appennino il ruolo di cenerentola/fornitore di acqua, aria e verde al servizio della pianura.
Solo i sognatori sono capaci di vedere il futuro, di capire in tempo che la demografia è una scienza e che le sue previsioni ci dicono impietosamente che il nostro alto Appennino senza interventi straordinari sta, ormai, giungendo al cosiddetto ‘punto di non ritorno’: senza donne in età fertile e invecchiamento record non c’è la possibilità endogena (col proprio capitale umano) di invertire il declino demografico.

(Giuseppe Bonacini)