Carabinieri arrestati a Piacenza, attacchi alla giudice del processo. Anm: “La città non si senta offesa dalla sentenza”

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È scesa in campo anche la giunta distrettuale dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) dell’Emilia-Romagna per difendere la giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Piacenza Fiammetta Modica, che ha celebrato il processo e ha redatto la sentenza sui carabinieri della stazione Levante di Piacenza.

La caserma era finita al centro delle cronache nazionali il 22 luglio del 2020 per gli sviluppi dell’operazione “Odysseus” della Guardia di Finanza piacentina, che aveva portato all’arresto di alcuni militari in servizio (accusati di reati gravissimi come spaccio, corruzione, abuso d’ufficio e tortura), al sequestro della stessa stazione (poi dissequestrata dopo oltre quattro mesi) e al trasferimento dei vertici provinciali dell’Arma dei carabinieri piacentina.

La giudice Modica, ha sottolineato l’Ann regionale, “sta subendo da giorni ripetuti e violenti attacchi sul piano personale (che diversamente dalle critiche ci paiono irricevibili). Si legge addirittura di richieste di azioni disciplinari per aver scritto nelle motivazioni della sentenza alcuni dati del contesto (anche storico, documentato da sentenze passate in giudicato o comunque da provvedimenti giudiziari) in cui si è sviluppata la vicenda”.

Nel mirino, in particolare, sono finiti alcuni passaggi relativi alla stessa città di Piacenza, definita tra le altre cose “una città dalle tante facce, spesso vischiosa nei rapporti di potere”.

Per l’Anm emiliano-romagnola, tuttavia, “la città non può (e non deve) sentirsi offesa da una sentenza, pronunciata all’esito di indagini e di un processo condotti in modo esemplare anche per i tempi contenuti di definizione, in cui traspare il vero senso del servizio del giudice alla propria comunità di appartenenza”. Inoltre, riferendosi a un altro passaggio del testo, “le critiche al “conformismo ideologico e (a) una visione manichea della realtà” sono il cuore stesso del lavoro del giudice e parlano in primo luogo alla coscienza di chi ha il dovere di tutelare i diritti”.

Secondo la giunta dell’associazione magistrati, insomma, “la poderosa sentenza ripercorre oltre dieci anni di fatti criminali di inusitata gravità. Lo fa con durezza rispetto ai fatti e alle responsabilità, ma con altrettanta sensibilità istituzionale. Lo fa a nome di tutti, in nome del popolo italiano, volendo rimarginare e non infierire sulla ferita che alla città e ai cittadini è stata inflitta da anni di attività criminali compiute da uomini delle istituzioni. Riteniamo che questa sentenza sia stata pronunciata anche in nome nostro”.



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