Calcio. Stretta su bambini figli di stranieri, il Progetto Aurora di via Adua fuori dalla Figc

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Scrive in una nota Reggio Emilia in Comune: “La notizia dell’impossibilità di iscriversi al campionato Figc per alcune categorie giovanili della società sportiva Progetto Aurora di via Adua lascia esterrefatti. Non bastavano la mole di spese e burocrazia per organizzare lo sport dilettantistico, ci mancava pure la stretta della federazione sulla documentazione da produrre per iscrivere un bambino figlio di stranieri. Lo sport popolare nasce come funzione sociale per dare a tutte e tutti, indipendentemente dalla provenienza e dal censo, la possibilità di praticare una disciplina insieme ai propri coetanei in un contesto di vita sana.
Il calcio giovanile ed amatoriale da sempre svolgono questo ruolo, distinguendosi nettamente dal calcio élite dove l’interesse economico è centrale.

Dover apprendere che ragazzi di 10 anni non potranno giocare a calcio in una squadra di quartiere riempie il cuore di tristezza e da la misura di quanto il regime legislativo che governa brutalmente la migrazione in Italia abbia travalicato l’ambito strettamente legato alle frontiere marittime e terrestri. Il confine è in città e lo si vede anche da queste ingiustizie.
Pensare che tutto ciò accada nella nostra città ed in un quartiere multietnico come via Adua e ad una società che ha il 55% di ragazzi di origine straniera su 300 tesserati rende necessario l’intervento delle istituzioni

Pensiamo quindi di interpretare il pensiero di larga parte della cittadinanza nel chiedere a Raffaella Curioni, assessora allo sport ed educazione del comune di Reggio Emilia di attivarsi per colmare questa palese ingiustizia agita dalla federazione nei confronti dei bambini esclusi, indagando quante società sportive del territorio hanno avuto problemi simili. Chiediamo inoltre all’amministrazione comunale tutta di fare la sua parte, con una chiara presa di posizione”.



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