La bonifica delle Reggiane: 104 le persone accolte

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La storia dei reduci delle ex Reggiane non è finita. Perché non si tratta di allontanare, ma di accogliere persone. E ripensando a quanto fatto in sette mesi alle ex Reggiane, nell’alveo del progetto Reggiane Off, aiuta a comprendere la grande differenza fra queste due azioni.

Dopo il trasferimento degli ultimi 12 senza tetto – dei circa 100 che avevano trovato un alloggio di fortuna tra i capannoni abbandonati e le macerie delle ex Reggiane – e la realizzazione delle opere di bonifica, messa in sicurezza e tamponatura degli immobili frequentati fino ai primi di settembre, il progetto Reggiane Off continua. Perché il tema cruciale, quello del proseguimento di una vita di quelle persone in condizioni dignitose, è aperto, è il più delicato e viene attuato con l’attivazione dell’approccio integrato – personale, sociale, medico-sanitario, psicologico, religioso, culturale, lavorativo, legale – dei cosiddetti Corridoi umanitari locali.

Approccio integrato significa infatti il più possibile ed ove possibile avvicinare, accogliere, conoscere direttamente, dialogare, aiutare ogni persona nella sua piena dimensione umana.

Stamani si è infatti riunita la Cabina di regia che coordina l’attuazione di Reggiane Off, con il coinvolgimento dei firmatari del Protocollo d’intesa: Comune di Reggio Emilia, Azienda Usl, Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, Regione Emilia-Romagna, Stu Reggiane spa, Caritas diocesana, rete del Volontariato e della Cooperazione sociale, per fare il punto sull’avanzamento del progetto e decidere come svilupparlo.

HANNO DETTO – “La soluzione della situazione delle Reggiane rappresenta una delle più bella pagine della storia sociale della nostra città – ha detto oggi il sindaco Luca Vecchi incontrando la stampa dopo la riunione con i diversi attori in Sala del Tricolore – La situazione che si era creata in quell’area non era più sostenibile, ma necessitava di essere approcciata nel giusto modo, non con la presa in carico di numeri ma di persone, 104 per la precisione che ora sono state avviate in progetti di inclusione e formazione perché possano conquistare una graduale autonomia. Abbiamo operato forti di un’idea di città che non vuole lasciare indietro nessuno e che crede nella solidarietà, sforzandoci di attuare quel principio di eguaglianza che è nell’articolo 3 della nostra Costituzione”.

“A Reggio c’è un modello di welfare in cui problemi come questo si affrontano insieme, tra istituzioni, associazioni, diocesi, mondo del volontariato – ha aggiunto il sindaco – Sono 31 i diversi soggetti che hanno dato gambe a questo progetto e permesso di gestirne fasi complesse. E che per questo ringrazio. Il lavoro non finisce certamente qui sia per le persone, che sono ora dentro la rete della città, sia per l’area che continueremo a monitorare per prevenire nuove forme di insediamento indebito e altre intrusioni”.

“Nelle mie visite alle ex Reggiane, ho incontrato un’umanità variegata, in parte disperata e in condizioni di vita disumane, in parte propensa a delinquere. Non si è fatto di tutta l’erba un fascio, nell’attuazione di questa iniziativa di aiuto, che ha visto la collaborazione di tanti ed è stata rivolta ad ogni singola persona – ha detto il vescovo della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca – Si è fatta un’opera di discernimento, si è intervenuti e si interviene dove il reinserimento è possibile. Non posso che elogiare tutti coloro che hanno operato in questo progetto, la Caritas, l’Amministrazione comunale che non a caso di recente è risultata prima, fra le città italiane, in una classifica sull’efficienza.

“Si possono avere visioni differenti ed è giusto esprimerle – ha aggiunto monsignor Camisasca – ma ciò non toglie che si possa fare insieme, camminare insieme, trovare soluzioni convergendo sul valore della persona. E questo si traduce in un bene per ciascuno e per tutta la città”.

“Le Reggiane erano una ferita nella città delle persone, una ferita che faceva male – ha proseguito l’assessore al welfare Daniele Marchi – Abbiamo accolto oltre 100 persone, ma molte più ne abbiamo incontrate. Con esse abbiamo cercato di costruire quella fiducia indispensabile per dare corpo al progetto di fuoriuscita dall’area, cercando di mettere ciascuna di esse al centro della nostra attenzione. Ora il lavoro prosegue, con il percorso di cura, di presa in carico nell’ambito dei Servizi sociali e sanitari, di reinserimento sociale e lavorativo ove se ne realizzino le possibilità, mantenendo sempre come bussola la centralità della persona e operando per continuare ad essere una città di tutti”.

All’incontro con la stampa sono intervenuti anche Elisabetta Negri, direttore delle attività socio-sanitarie dell’Azienda Usl di Reggio Emilia e Luca Torri, amministratore delegato di Stu Reggiane spa, che hanno illustrato gli interventi in campo medico-sanitario e le importanti opere di bonifica e messa in sicurezza degli immobili.

31 PORTATORI DI AIUTO E RINASCITA – Dall’inverno scorso, quando Reggiane Off è entrato nella piena operatività, ai primi di settembre, sono stati impegnati 31 fra enti e organizzazioni, di cui 15 in maniera più continuativa.

Sono state oltre 100 le persone gradualmente avvicinate, convinte a lasciare l’area abbandonata con un lavoro di dialogo individuale e collettivo, capillare e complesso svolto da operatori dei servizi sociali comunali e socio-sanitari dell’Ausl, da personale della Caritas e delle cooperative sociali, dai volontari.

Un’opera di coinvolgimento, prima che di convincimento, che ha accompagnato i senza tetto – spesso persone che avevano perso il lavoro e quindi non erano in grado di pagare l’affitto, né di procurarsi beni di primaria necessità per vivere – in vari momenti, programmati dalla Cabina di regia. Con diversi di loro è stato inoltre impostato e avviato un percorso di reinserimento sociale e lavorativo, di cura medica ove necessario.

I 104 ACCOLTI – Sono 104 cittadini, migranti, ora accolti in un sistema di ospitalità diffusa sul territorio e in modalità diverse: in appartamenti, comunità e strutture di accoglienza, alberghi convenzionati per l’accoglienza in contesti umanitari critici, messi a disposizione da Caritas diocesana, Comune, Cooperazione sociale, altri soggetti convenzionati.

Nel corso dei mesi più freddi erano stati attivati anche i servizi di accoglienza invernale.

SOPRAVVIVENZA E SALUTE – L’accompagnamento degli ex abitanti delle Reggiane ha consentito di sviluppare un’azione di monitoraggio e cura sanitaria rilevante. Questa azione, svolta dall’Ausl con la collaborazione di altri soggetti operanti nelle ex Reggiane, ha consentito di individuare e aiutare persone con fragilità psichiche, in alcuni casi esposte all’abuso di alcolici, quindi con dipendenze patologiche.

Non va dimenticato che le condizioni esistenziali di queste persone, in particolare le più fragili e disorientate, sono spesso determinate dal logoramento innescato da “processi di produzione di povertà ed esclusione”, creati da dinamiche e contesti esterni a loro stesse. Per questo è importante costruire progetti personalizzati, efficaci, prevedendo il più possibile il coinvolgimento della città con collaborazioni positive.

In particolare, da aprile 2020 ad oggi l’Azienda Usl di Reggio Emilia ha attivato un presidio sanitario sistematico all’interno delle ex Reggiane con cadenza settimanale: a partire da giugno 2021 la frequenza si è intensificata ed è stata portata a due volte alla settimana vista la comparsa di persone sintomatiche risultate poi positive al Covid-19. La presenza intensificata si è protratta fino a metà agosto, quando si è tornati ad una presenza settimanale.

Durante il presidio sanitario sono state svolte attività di: informazione ed educazione sanitaria con distribuzione di materiale in multilingua; informazione sull’utilizzo dei dispositivi di protezione personale e consegna di mascherine chirurgiche; consegna di kit igienici (gel alcolico, sapone, biancheria intima, oggetti per l’igiene personale); raccolta anamnestica di sintomi compatibili con Covid o di contatto a rischio; rilevazione dei parametri vitali (temperatura, pressione arteriosa e saturazione O2); esecuzione del tampone per Coronavirus; esecuzione della vaccinazione Covid per oltre 70 persone durante sedute specifiche nell’area dismessa (per altre, in particolare quelle che hanno contratto il virus in tempi recenti e non sono quindi ancora vaccinabili, sono previste vaccinazioni al tempo opportuno); consegna di farmaci; contatto con il Servizio di Igiene pubblica per la valutazione e gestione di eventuali casi sospetti; tracciamento dei contatti di caso di Covid.

Dall’inizio della pandemia ad oggi sono stati realizzati 279 tamponi: l’offerta del test è stata fatta costantemente a tutte le persone presenti alle ex Reggiane.

All’attività di presidio sanitario hanno preso parte i servizi dell’Ausl di Igiene pubblica, Centro salute per la famiglia migrante e il dipartimento di Salute mentale e Dipendenze patologiche.

Diverse persone hanno ricevuto cure per altre patologie “minori”, anche all’ambulatorio Caritas.

IL CAMMINO CONTINUA – Il dialogo svolto da operatori dei servizi sociali, delle cooperative sociali e dei volontari con le persone accolte è destinato a continuare, alla ricerca di un reinserimento nel tessuto sociale e lavorativo. Per le persone coinvolte, questa nuova fase si prevede l’individuazione di un’attività lavorativa, che possa fornire un reddito e una inclusione sociale. E’ la seconda fase del “cammino di ritorno” dalle ex Reggiane, non meno problematica e probabilmente più importante. Se le ex Reggiane devono “restare vuote”, lo potranno essere perché poveri e senza tetto hanno trovato una condizione di vita dignitosa.

Con queste finalità, la seconda fase del cammino prevede:

presa in carico da parte dei Poli territoriali di Servizio sociale del Comune, laddove richiesto, e dei Servizi sanitari specialistici (fragilità psichiche e uso problematico di sostanze);

iscrizione residenza anagrafica;

assegnazione del medico di base;

presentazione ai Centri di ascolto Caritas;

attivazione dei volontari su base progettuale.

Sono previsti inoltre:

formazione, orientamento e inserimento lavorativo attraverso un progetto dedicato, avviato entro il prossimo novembre;

integrazioni di queste attività con il Patto di contrasto alle nuove povertà promosso dal Comune di Reggio Emilia.

Proseguono inoltre il coordinamento e la collaborazione con prefettura e questura, nell’ambito di un tavolo dedicato al tema dalla stessa prefettura.

BONIFICHE E SICUREZZA – Alle ex Reggiane, nella recente fase di intervento sugli immobili abbandonati, promossa e coordinata da Stu Reggiane spa, sono stati chiusi con interventi sugli accessi e sulle finestre, tre fabbricati: il capannone M22 (310 metri quadrati chiusi con mattoni), il capannone 17 (260 metri quadrati chiusi con mattini) e il capannone 25 (chiusura di porte di accesso ai piani primo e secondo – 50 metri quadrati). La durata dei lavori è stata di 10 giorni continuativi, sabato e domenica compresi.

Sono stati così resi non accessibili 8.530 metri quadrati calpestabili.

Inoltre è stata ricontrollata e chiusa nuovamente la palazzina 26 (3.160 metri quadrati calpestabili).

In totale si sono resi non accessibili 11.690 metri quadrati calpestabili.

Sono stati demoliti 16 manufatti fatiscenti e di nessun pregio: 13 box interni a capannoni e 3 esterni ai fabbricati, a cielo aperto.

Con un’operazione durata 30 giorni, sono stati rimossi 430 metri cubi di rifiuti di vario genere – plastica, ferro, materiale organico – corrispondenti a un peso di 220 tonnellate.

Sono stati rimossi inoltre 180 metri cubi di vegetazione spontanea incongrua (rampicanti, erbe varie particolarmente sviluppate), che creava ostacolo alla sicurezza e alla visibilità dei luoghi interni alle ex Reggiane.

Nelle prossime settimane, sarà installata un’illuminazione nell’area ex Reggiane, con particolare riguardo ai capannoni murati in questi giorni e alle aree di pertinenza.

IL PROGETTO REGGIANE OFF – Reggiane Off è la prima sperimentazione di questo genere in Italia e consente di realizzare gli interventi in una cornice di dialogo, ascolto e mediazione con le persone coinvolte, rendendo gli effetti di tali azioni più efficaci e continuativi nel tempo. Si costruisce un progetto completo e organizzato, replicabile su altre realtà territoriali, anche in ambito regionale, con buone prassi di azione e sperimentazione di nuove modalità di intervento e quindi una nuova e più efficace metodologia in favore di immigrazione e marginalità.

 



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