Bonifica Inalca, Comitato Amianto Zero: “Dopo 9 mesi di fallimenti Massari invita ancora ad attendere”

stabilimento Inalca via due Canali Reggio – FM

Sono passati quasi nove mesi dall’incendio scoppiato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio scorsi nell’area del polo industriale di via Due Canali, a Reggio: il rogo devastò un edificio per la lavorazione di carni fresche di Inalca e un edificio di Quanta Stock&Go adibito a magazzino di alimenti, e sparse nella zona circostante – anche a centinaia e centinaia di metri di distanza – un ingente quantitativo di fibre di cemento-amianto provenienti dalla copertura dello stabilimento.

“Nove mesi in cui i cittadini di Reggio hanno respirato fibre di amianto, sopportato l’odore della carne in decomposizione e vissuto con le finestre chiuse”, hanno ricordato il Comitato Amianto Zero e Reggio Emilia Ripuliamoci: “Nove mesi, tre bonifiche annunciate, tre fallimenti. Eppure, interpellato dal Fatto Quotidiano, il sindaco Massari ha dichiarato che ‘sono terminate le bonifiche nei punti più critici, ma resta aperta la procedura di segnalazione in caso di ritrovamenti, che vengono vagliati dagli enti competenti‘. Si tratta di una dichiarazione vaga e inaccettabile: dopo nove mesi o la bonifica è completa o non lo è”.

In modo indiretto, secondo il Comitato Amianto Zero e Reggio Emilia Ripuliamoci, “il sindaco conferma che i luoghi contaminati dall’amianto non sono ancora sicuri, il parco della Resistenza è stato chiuso e riaperto più volte, segno evidente che l’area non è mai stata effettivamente messa in sicurezza. Massari ammette, inoltre, che il Comune si è sostituito alla ditta inadempiente, spendendo 30.500 euro di fondi pubblici per pulizie e bonifiche esterne. Rivolgiamo ancora una volta al sindaco una domanda rimasta finora senza risposta: perché i cittadini devono pagare al posto di una multinazionale come il gruppo Cremonini? Sono state avviate azioni per recuperare queste somme o applicate sanzioni? È stata attivata la procedura di rivalsa? A Reggio il principio ‘chi inquina paga’ sembra non valere”.

È ormai noto che le coperture in amianto dello stabilimento andato in fiamme dovevano essere rimosse entro il 2014. Lo conferma un documento, il “Verbale del Riesame della Direzione Unipeg Sca – Quanta Stock & Go – AssoFood Spa” datato 20 aprile 2015, che segnalava la presenza di materiali pericolosi mai rimossi. Anche un rapporto dello studio Alfa aveva certificato lo stato “scadente” delle coperture, raccomandandone la bonifica urgente.

“Ma nessuno è intervenuto: per undici anni nessuno ha vigilato o sanzionato”, accusa il Comitato Amianto Zero di Reggio: “Oggi, dopo l’incendio, il sindaco dichiara di essere ‘in attesa delle relazioni‘ redatte da proprietà e conduttore, aggiungendo che ‘i due soggetti interverranno per quanto di loro competenza‘. Ancora una volta, dunque, il primo cittadino scarica le responsabilità su privati che hanno già dimostrato di essere inadempienti. Un atteggiamento passivo e rinunciatario, politicamente insostenibile, che rappresenta una fuga dalle proprie responsabilità verso la città. Ricordiamo al dottor Massari, medico in aspettativa, che la tutela della salute pubblica è competenza primaria del sindaco in Italia: non può essere delegata a chi ha già dimostrato che il denaro ha più valore della salute dei cittadini. Cinismo e cura della città sono incompatibili”.

Ma c’è di più: a luglio il Comitato Amianto Zero aveva messo a disposizione dell’amministrazione comunale una mappatura piuttosto dettagliata dei frammenti di cemento-amianto ritrovati in tutta l’area attorno allo stabilimento di via Due Canali, ma secondo il comitato “il sindaco ha ignorato la proposta, preferendo affidarsi alle ‘rassicurazioni’ di chi ha tutto l’interesse a minimizzare la gravità della situazione. Nonostante tre bonifiche approssimative, e persino un episodio in cui il direttore dei lavori risultava in ferie durante l’ennesima bonifica di agosto, l’amministrazione continua a mostrarsi sorda alle istanze dei cittadini e priva di una reale volontà di risolvere il problema”.

“Basta attese: i cittadini hanno diritto alla sicurezza. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale. Dopo nove mesi di ritardi e promesse, non è più accettabile ‘attendere’. Il sindaco ha il dovere di agire, non di delegare ai responsabili dell’inquinamento la valutazione della sicurezza pubblica”.



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