Correvano gli anni Sessanta, i bambini delle famiglie italiane andavano al mare in colonia, erano magri e agili. Perché mangiavano poco e non stavano mai fermi.

È cambiato il millennio, la nostra vita si è arricchita di piccoli lussi e di molti dispositivi elettronici, le famiglie vanno al mare, i bambini sono grassi e lenti. Perché mangiano troppo e restano seduti per troppe ore.
I bambini italiani sono tra i più grassi d’Europa: il 42% dei maschi è obeso o in sovrappeso, così come il 38% delle femmine. Sono gli ultimi dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative (2015-2017) dell’Organizzazione mondiale della sanità. Lo studio ha coinvolto circa 250mila bambini tra 6 e 10 anni; Francia, Norvegia, Irlanda, Danimarca e Lituania hanno bambini con tassi di obesità infantile dal 5% al 9%, i nostri sono al 21% (fonte Ansa.it, 24/05/2018).

Riflettere su questi dati dovrebbe coinvolgere tutti: politici, classi dirigenti, medici, amministratori, tutta la comunità, con o senza figli propri. Non riguarda soltanto i genitori degli adiposi pargoli.
Questi bambini dovranno compiere una grande fatica per rientrare in parametri di peso equilibrati, e se non riusciranno a farlo avranno un rischio elevato di malattia in giovane età e una ridotta aspettativa di vita. È un’emergenza sanitaria.
Una percentuale molto alta di popolazione presto graverà sulla salute pubblica con patologie croniche degenerative, non potrà dare il proprio contributo alla comunità e assorbirà risorse che non potranno essere destinate ad altri progetti. Investiremo ingenti risorse per curare esseri umani che abbiamo reso deboli e malati in giovane età*.
La responsabilità dell’obesità infantile e del sovrappeso non può essere attribuita ai genitori. Sarebbero viceversa da premiare pubblicamente quelli che riescono a evitare che i figli diventino sovrappeso. I genitori sono soltanto gli esecutori poco consapevoli di uno stile di vita accettato e applicato da tutti noi come comunità, dalla classe politica, dai media, dalla scienza medica, dall’economia, dalla cultura, dalla scuola.
Il cibo responsabile di questa emergenza è distribuito negli ospedali, nelle scuole, è pubblicizzato nei cartoni animati, è in evidenza in tutti i supermercati, nei bar e in ogni luogo. È costantemente proposto ai bambini. Dovremmo chiederci perché diamo ai nostri figli cibo che li fa ammalare. Li nutriamo con cibo e bevande nocivi, fatto comprovato da evidenza scientifica, dannosi per i bambini grassi e per quelli magri.
L’informazione relativa ai danni degli zuccheri aggiunti è disponibile ormai da anni. L’abbiamo ignorata, e questa è la grave responsabilità di tutti noi.
Nel 2012 Nature pubblicava uno studio sui danni degli zuccheri aggiunti che si concludeva affermando che i governi di tutto il mondo dovrebbero sottoporli a leggi severe come quelle sul fumo e sull’alcool.

Molti paesi europei hanno cercato soluzioni, emanato leggi, predisposto tasse, divieti. Hanno ottenuto risultati. In Italia siamo timidi, forse temiamo che qualcuno si offenda se eliminiamo i distributori di junk food dalle scuole o i gadget per i piccoli dalle confezioni di dolciumi o le pubblicità di bevande dolci dai programmi per bambini.
I bambini al di sotto dei due anni non dovrebbero mai assaggiare alcun alimento con zuccheri aggiunti. I ragazzi fino ai 18 anni non dovrebbero consumare più di 25 grammi di zuccheri aggiunti al giorno.
La prossima volta che facciamo la spesa o andiamo al bar con nostro figlio ricordiamoci che in un tè confezionato ci sono 22 grammi di zucchero, in una Coca-Cola 33 grammi, in una Fetta al latte Kinder 9 grammi e in un toast, apparentemente innocuo, 4 grammi. Educhiamoli a un’alimentazione corretta.

*per chi ha voglia di approfondire ci sono molti studi pubblicati sull’argomento nel corso degli ultimi trent’anni.
Da uno studio pubblicato nel 1993 si evidenziava che una dieta occidentale è associata a lesioni aterosclerotiche a carico delle coronarie in giovani tra i 15 e i 30 anni deceduti a seguito di traumi. I tre quarti di questi ragazzi presentavano queste lesioni. (Joseph A., et al., J. Am Coll Cardiol., 1993; Manifestations of coronary atherosclerosis in young trauma victim-an autopsy study).
Nel 1981 un’altra pubblicazione rivelava, da autopsie sui giovani (3-27 anni) deceduti per incidenti stradali, che la maggioranza dei bambini sopra ai 10 anni presentava strie lipidiche all’interno dei vasi arteriosi. (Viler RD et al., Am Heart J., 1981; Pediatric aspects of atherosclerosis).






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