Attentato Modena, legale della vittima contro la pm Plazzi: “È di sinistra e pro-Gaza”

Salim El Koudri foto segnaletica – PDS

Il provvedimento della Direzione distrettuale antimafia di Bologna che esclude l’aggravante terroristica per il caso di Salim El Koudri, l’uomo che lo scorso 16 maggio alla guida della sua Citroen C3 lanciata sulla folla investì deliberatamente diversi passanti nel centro storico di Modena, è duramente contestato da Deborah De Cicco, l’avvocata che assiste Giovanni Esposito, fratello di Monica Esposito, la donna di 55 anni morta due mesi dopo l’attentato a causa delle gravissime lesioni riportate quel giorno.

Era stata proprio De Cicco a presentare un esposto sulla vicenda con la richiesta di trasmettere gli atti dell’indagine alla Dda di Bologna. La risposta a quell’istanza è stata firmata dalla procuratrice aggiunta con delega al terrorismo Morena Plazzi, ora finita nel mirino di De Cicco non solo per il merito della questione, ma anche perché “da quello che leggo, (Plazzi, ndr) è magistrato componente delle correnti progressiste di centro-sinistra di Anm, Area Democratica per la Giustizia, e dal 2023 è presidente del Movimento per la Giustizia – Art.3 Ets, nonché firmataria dell’appello dei Giuristi per Gaza”.

Per quanto riguarda il merito della decisione, invece, “sono sconfortata per l’infondatezza delle motivazioni addotte”, commenta De Cicco, “ma non ci arrenderemo e arriveremo fino in fondo sempre nella ricerca della verità”. Secondo l’avvocata la finalità terroristica “è stata esclusa in modo abnorme, perché l’azione è stata mossa da una frustrazione personale e l’azione intimidatoria non è stata ritenuta su larga scala”.

“Le ricerche web sono state passive e occasionali e senza contributo personale”, sostiene la Dda di Bologna, ma per De Cicco “il contributo personale alle ricerche web, vorrei riferire alla pm, è aver pubblicato la bandiera nera dell’Isis, aver creato un grafico temporale sul percorso di radicalizzazione e altro ancora, ma soprattutto aver compiuto una strage con un morto e feriti mutilati, se ne prenda coscienza velocemente”.

Anche l’avvocato reggiano Liborio Cataliotti, che assiste altri fratelli di Monica Esposito, è convinto della sussistenza dell’aggravante terroristica, “che non richiede, per come è scritta, un legame con associazioni terroristiche militari, ma il fine eversivo, cioè destabilizzare le istituzioni locali, e il fine di indurre terrore nella popolazione locale. Questi requisiti ci sono ampiamente. Porrò la questione al giudice dell’udienza preliminare”.



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