Angeli e demoni (l’Emilia travolta)

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L’Emilia-Romagna é stata sconvolta da tre vicende giudiziarie che hanno interessato soprattutto la provincia e la città di Reggio, anche se non solo: il processo Aemilia sulle infiltrazioni mafiose in questo territorio, l’iniziativa giudiziaria contro dirigenti e due assessori del Comune di Reggio, l’inquietante indagine sugli affidi dei bambini con ipotesi di reato di violenza e corruzione – che ha portato, tra l’altro, all’arresto del sindaco di Bibbiano.

Queste tre operazioni non hanno nulla in comune l’una con le altre, se non due circostanze. La prima é il territorio in cui sono avvenute: e se pensiamo che tra pochi mesi si svolgeranno le elezioni regionali, si può ritenere che tutte e tre rischino di contribuire a minare la credibilità del cosiddetto modello emiliano.

Che si siano concentrate tutte e tre, grazie a un magistrato, il dottor Mario Mescolini, che è stato a un tempo uno dei due pm del processo Aemilia, poi procuratore della Repubblica a Reggio, può essere casuale. Resta il fatto che l’altro comune denominatore dei tre filoni é proprio la figura di questo magistrato.

Un processo che ha già comminato pene, anche per omicidio, non può essere paragonato a due indagini ancora ben lungi da sfociare in processi e in sentenze. Inutile rimarcare che tutti gli imputati vanno ritenuti innocenti fino all’ultimo grado di giudizio.

Lo affermo da sempre, anche quando coloro che oggi lo sostengono con forza in nome dello stato di diritto lo negavano per altri. Alcuni degli imputati li conosco personalmente e metterei la mano sul fuoco scommettendo in anticipo sulla loro completa estraneità a qualsiasi ipotesi di reato.

Sul piano puramente politico mi rivolgo però i seguenti interrogativi. Il territorio emiliano e soprattutto reggiano – e su questo esistono sentenze e ammissioni di colpevolezza – è stato per anni infestato dalla malavita organizzata che minacciava, uccideva, concludeva affari in lungo e in largo e la politica e l’amministrazione non se ne sono accorte.

C’è voluto il prefetto De Miro a denunciare il tutto. E poi la magistratura. Non avevano qualche ragione l’ex presidente della Camera di commercio Bini e l’ex presidente della Provincia Sonia Masini a lanciare allarmi purtroppo inascoltati? Possibile che l’unico uomo politico condannato per aver avuto rapporti illeciti con le cosche sia un esponente dell’opposizione? Non si è per caso chiuso un po’ troppo gli occhi per benefici elettorali, visto che la comunità calabrese rappresenta un cospicuo bacino di voti? Sono interrogativi leciti e non strumentali. E non li rivolgo a un partito specifico, ma a tutti.

Aggiungo sulla vicenda dei dirigenti inquisiti quel che ho già avuto modo di scrivere. E cioè che, senza mettere in dubbio la buona fede di alcuno e la loro innocenza fino a prova contraria, negli ultimi tre decenni si è ampliata a dismisura la forbice che separa la burocrazia dalla politica, col potere della prima che ha di molto sopravanzato quello della seconda. È stato giusto o occorre una rettifica?

E infine sulla vicenda degli affidi. Quando si costruisce un modello, a volte si sconfina nell’ideologia dell’arroganza. Siamo i migliori, siamo i più forti, sì, ma per affermare i diritti dei bambini non c’è bisogno di annullare quelli dei genitori. Non si é qualche volta peccato di estremismo innovatore?

Ricordo in passato quando Reggio era diventata la sede delle sperimentazioni di Psichiatria democratica, per celebrare la fine della pazzia; o quando si decretava la fine delle case di riposo in nome del feticcio dell’assistenza domiciliare. Non era giusto fare i conti con la realtà anziché affermare un modello che creava non pochi scompensi?

Magari in buona fede, ma non si é ecceduto a voler sempre dimostrare che i bambini sono soggetti a violenze in famiglia a volte forzando troppo la mano? Non ha bisogno l’Emilia-Romagna di rettificare questa esigenza di affermare concetti anziché di risolvere problemi? E di fuoriuscire così dalla cultura della primazia?

Ecco, forse di questo bisognerebbe discutere oggi; perché sulle vicende giudiziarie, io che non ho mai avuto fiducia cieca nella magistratura, aspetto di saperne di più.

Mauro Del Bue



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