A inizio ottobre, durante un convegno a Bologna, l’associazione ambientalista Legambiente ha presentato uno scenario secondo il quale in pochi anni – entro il 2030 – il biometano prodotto in Italia potrebbe coprire il 10% dei consumi nazionali di gas naturale.
Ma che cos’è il biometano? Si tratta di un biogas che viene sottoposto a un processo di raffinazione – detto “upgrading” – per arrivare a una concentrazione di metano del 95%, che lo rende assimilabile al gas naturale; a quel punto può essere trasportato utilizzando le reti esistenti e sfruttato per produrre energia elettrica e calore (sia in utenze domestiche che industriali) oppure come carburante per l’autotrazione.
Fonte di energia rinnovabile, si ottiene a partire da biomasse agricole (colture dedicate, sottoprodotti e scarti agricoli e deiezioni animali) e agroindustriali (scarti di lavorazione della filiera alimentare) e dalla Forsu, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani.

In Europa il biometano è prodotto in undici nazioni ed è immesso in rete in nove di queste: Austria, Francia, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Svezia, Svizzera, Olanda e Regno Unito. L’Italia, con 1.600 impianti a biogas, è il secondo produttore di biogas in Europa e il quarto al mondo, e può dunque contare su un potenziale produttivo di biometano molto alto, che secondo le stime potrebbe raggiungere nel 2030 tra gli 8 e i 10 miliardi di metri cubi.
A livello normativo la filiera del biometano in Italia attende uno sprint dal 2011, quando il decreto legislativo 28/2011, recependo la direttiva europea 2009/28/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili, ne fissò i principi per l’incentivazione. Due anni dopo, il 5 dicembre del 2013, è stato pubblicato il decreto ministeriale per l’incentivazione del biometano, che tuttavia ha soltanto introdotto i principi di carattere generale.
Per integrare il quadro normativo sono stati necessari altri cinque anni: è stato infatti solo con il decreto del Ministero dello sviluppo economico del 2 marzo 2018 – recante “Promozione dell’uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti” – che è stato introdotto un vero e proprio incentivo per l’utilizzo del biometano in autotrazione.
La vivacità del settore si toccherà con mano ad Ecomondo, la piattaforma europea della green e circular economy in programma alla Fiera di Rimini dal 5 all’8 novembre, dove sono in aumento gli spazi espositivi dedicati, che quest’anno occuperanno ben due padiglioni fieristici.
Proprio a Ecomondo, tra l’altro, aveva preso avvio già dal 2016 un’importante piattaforma nazionale sul biometano che ha visto riunirsi le associazioni di riferimento del settore (CIB, il Consorzio italiano biogas, e CIC, il Consorzio italiano compostatori), concordi nel ritenere di primaria importanza la necessità di strutturarsi ulteriormente per avere una voce univoca, soprattutto nell’interlocuzione con i livelli governativi italiani ed europei.
In attesa di ulteriori sviluppi legislativi a livello nazionale, tuttavia, il biometano sta iniziando a farsi strada sul territorio: oltre a quelli già esistenti, ad oggi diversi progetti sono stati presentati in quasi tutte le regioni italiane e sono in fase di realizzazione impianti in Veneto, Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Tra questi c’è anche l’impianto di economia circolare Forsu che la multiutility Iren ha in progetto di realizzare a Gavassa, frazione del comune di Reggio Emilia: una volta a regime trasformerà la frazione organica e la frazione verde vegetale dei rifiuti (ottenute attraverso raccolte differenziate dedicate) in biometano e in compost di qualità.
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Per maggiori informazioni sull’impianto di Gavassa è possibile consultare il sito www.irenforsu.com







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