Le tragiche notizie di cronaca degli ultimi giorni, con cinque donne uccise solo la scorsa settimana, ha spinto le coop e i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Reggio Emilia – insieme alle consigliere di parità della Provincia di Reggio – a dare seguito agli accordi sulle molestie e la violenza sui posti di lavoro: è pronto a partire, infatti, un corso formativo per promuovere prevenzione e sensibilizzazione sul tema nei luoghi di lavoro.
“È chiaro che non basta un corso di formazione, ma è una base importante da cui partire perché la violenza di genere è la proiezione di una più generale discriminazione, sociale e culturale”, ha sottolineato la segretaria della Camera del Lavoro reggiana Elena Strozzi: “Discriminazione che viene alimentata costantemente in piccole e grandi cose, anche attraverso l’utilizzo di stereotipi e di linguaggi violenti. Una comunicazione attenta al genere, ad esempio, aiuta a garantire visibilità alla complessità di ruoli maschili e femminili nella società e ne valorizza l’interscambiabilità nella sfera sociale, famigliare e professionale e per questo va praticata sia nella quotidianità di ciascuno sia nei media e nelle istituzioni”.
L’ambiente familiare è quello in cui avviene la maggior parte dei reati riguardanti la violenza contro le donne, che spesso si consumano definitivamente dopo il susseguirsi di ricatti, minacce e atteggiamenti di varia natura e grado: “È proprio per questo subdolo e sotterraneo modo di agire che diventa dirimente la diffusione di una “cultura dell’attenzione”, secondo la Strozzi: “Una cultura diffusa e da diffondere che responsabilizzi e insegni a non girare la testa, in modo che le vittime di violenza non rimangano isolate e perché la loro richiesta di aiuto, anche inespressa, possa essere colta in tempo”.
Da ultimo, ma non meno importante, “il contesto di crisi economica e valoriale in cui stiamo vivendo. Le trasformazioni del mondo del lavoro ci restituiscono dati in cui anche se sembra che il lavoro femminile non sia in calo, lo stesso risente di riduzioni orarie, mancanza di stabilità, gap retributivo e qualità del lavoro. Tutte condizioni, quelle elencate, che riducono la libertà di scelta della donna: la libertà e la fiducia necessarie per uscire da situazioni difficili o pericolose prima che sia troppo tardi. Molto si è fatto in termini di costruzioni di reti di sostegno e di adeguamento delle normative di legge, ma evidentemente siamo ancora lontani dall’obiettivo”.






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