Per oltre un anno ha perseguitato l’ex compagna, che nel giugno del 2025 aveva deciso di interrompere la loro relazione, già in passato contrassegnata da episodi di violenza e coercizione fisica, e di trasferirsi con i tre figli a Vetto, nel comprensorio montano reggiano.
Nei mesi successivi l’uomo, un trentottenne residente a Reggio Emilia, si è reso responsabile di molestie e gravi intimidazioni nei confronti della donna, finché quest’ultima, esasperata e spaventata per l’escalation, non lo ha denunciato.
Al termine delle indagini dei carabinieri di Castelnovo Monti, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio, su richiesta della Procura reggiana, ha imposto al trentottenne il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex compagna e dai figli (dovrà mantenersi a una distanza di almeno 1.000 metri) e il divieto assoluto di comunicare con loro con qualsiasi mezzo, anche per interposta persona. Per vigilare sul rispetto di queste misure, il giudice ha previsto anche l’applicazione di un dispositivo di controllo a distanza, il cosiddetto “braccialetto elettronico”.
Secondo quanto emerso dalle indagini, nei mesi scorsi l’uomo ha inviato all’ex compagna numerosi messaggi vocali con esplicite minacce di morte e di aggressioni fisiche rivolte non solo a lei ma anche al fratello della donna, paventando di volta in volta l’uso di una pistola, l’incendio dell’auto e l’intenzione di sfregiarle il viso con l’acido.
Il 30 agosto del 2025 si è introdotto senza permesso nel cortile dell’abitazione della vittima, a Vetto, violando il divieto esplicito impostogli dai familiari della donna.
La condotta ossessiva dell’uomo si è tradotta anche in continui tentativi di contatti telefonici: nonostante l’ex compagna avesse bloccato tutti i numeri a lui riconducibili, tra il 10 luglio e il 24 settembre di quest’anno la donna ha ricevuto ben 1.067 chiamate anonime sul suo cellulare, con picchi giornalieri fino a 174 telefonate in 24 ore.
L’escalation è culminata il 20 settembre scorso, quando il trentottenne si è presentato davanti al posto di lavoro dell’ex compagna, le ha forato uno pneumatico dell’auto e ha inciso una “X” sulla portiera, per poi minacciare – tramite il figlio – che avrebbe dato fuoco alla macchina se la donna fosse tornata a lavorare.
Tutti questi comportamenti hanno comprensibilmente fatto sprofondare la vittima in un perdurante stato di ansia e paura, costringendola a modificare le proprie abitudini – ad esempio facendosi scortare dai colleghi fino alla macchina al termine dell’orario di lavoro. Una situazione che si è fatta via via sempre più insostenibile, fino alla decisione di denunciare l’ex compagno: le indagini dei carabinieri di Castelnovo Monti hanno permesso di raccogliere riscontri documentali, registrazioni audio, tabulati telefonici e testimonianze che hanno poi portato il gip del tribunale di Reggio a optare per il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico.






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