Il Movimento 17/10 cambia strategia: le piazze della protesta svelate all’ultimo

proteste manifestazione Bologna collage – FBAF

Il Movimento 17 ottobre, la sigla (dai contorni ancora non ben definiti) che ha rivendicato le manifestazioni della scorsa settimana e che ha lanciato la mobilitazione di sabato 24 ottobre, ha annunciato un improvviso cambio di strategia: le piazze di Milano, Bologna e Roma indicate in un primo momento come epicentro della nuova ondata di proteste sono state annullate, per evitare che le forze dell’ordine potessero organizzarsi con anticipo per contenerle; saranno sostituite con altre piazze, nelle stesse città, che saranno però comunicate sui social solo all’ultimo momento.

“Non saranno più i luoghi indicati nei nostri appelli”, spiega il Movimento 17 ottobre su Instagram. Per poi precisare: “Non rinunciamo a scendere in strada: cambiamo il modo in cui lo facciamo. Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze”.

La strategia, dunque, cambia: “Le piazze iniziali non sono più valide. Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi gia indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro”. Alle 14.30 di sabato saranno comunicati tre punti di concentramento per ciascuna città. L’obiettivo è chiaro: “Tre punti distinti per città, resi noti solo mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto”.

Ma anche quelli saranno solo dei luoghi temporanei. Solo alle 15.30, sempre via social, sarà comunicata la decisione definitiva, cioè la piazza scelta dagli organizzatori per ospitare la manifestazione: “I tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato, per ritrovarsi insieme in un’unica grande piazza. Tre fiumi che confluiscono in uno. […] Perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto. Perché non vogliamo offrire bersagli, e per noi è questione di tutela collettiva. Perché una piazza che si muove, si incontra e si ricompone è una piazza che pensa, discute e cresce politicamente, e non una piazza che aspetta di essere circondata”.



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