Costi energia, l’accusa di Confcooperative: “Le imprese sono state ignorate”

Matteo Caramaschi assemblea Confcooperative Terre d’Emilia – CCTdE

In questo 2026 la questione energetica sta mettendo a dura prova la tenuta dei bilanci delle famiglie e, contemporaneamente, anche i conti di quel sistema imprenditoriale “senza il cui sviluppo aumentano le difficoltà di tenuta sul piano economico, del lavoro e degli stessi servizi alle persone”.

L’allarme arriva da Confcooperative Terre d’Emilia: “Per cittadini e famiglie è certamente significativa, seppur temporanea, la riduzione dei prezzi dei carburanti alla pompa deciso da alcune compagnie petrolifere”, riconosce la centrale cooperativa, “ma è inaccettabile che venga pressoché del tutto ignorato il mondo delle imprese e che il governo non abbia ancora messo in cantiere interventi di sostegno per un sistema produttivo che, in larga parte, rischia di non riuscire a sopportare gli aumenti che si sono determinati da febbraio ad oggi”.

In particolare, chiarisce il presidente Matteo Caramaschi, “pensiamo a quell’ampio mondo delle cooperative sociali” (il 30,4% delle oltre 600 imprese aderenti all’organizzazione emiliana) “che gestiscono servizi residenziali e assistenziali per le persone fragili, strutture produttive e laboratori per l’inclusione lavorativa, servizi ambientali, assistenza domiciliare e servizi educativi e che, ad oggi, pur a fronte di un vertiginoso aumento dei costi, non hanno ancora ottenuto nessun riconoscimento e nessun adeguamento delle tariffe legate agli appalti pubblici”.

Una situazione analoga, secondo la centrale cooperativa, riguarda anche l’agroalimentare: “Fatta eccezione per i clienti Eni, che poche ore fa ha deciso uno sconto del 20%, il gasolio a uso agricolo costa il doppio (1,54 euro/litro) rispetto a un anno fa. Il metano (largamente usato dai caseifici in alternativa al gasolio, almeno laddove giungono le reti) è salito mediamente del 68%, ed è evidente l’impatto che simili aumenti hanno su imprese che fanno un ampio ricorso a queste fonti, alle quali si aggiunge l’energia elettrica con le sue impennate e le ricadute negative che si registrano qui come su tutte le imprese”.

Gli effetti degli aumenti dei costi energetici, inoltre, hanno pesanti riflessi diretti sulle aziende di autotrasporto (già alle prese con un aumento del 30% del prezzo del gasolio tra l’agosto del 2025 e il marzo del 2026), sulla gestione delle flotte di cui altre imprese sono dotate, così come sulle attività industriali: il solo gasolio a uso industriale è aumentato di quasi il 40% in pochi mesi.

Contemporaneamente, poi, ci sono altre conseguenze molto impattanti su realtà produttive e di servizio che, pur non essendo di per sé “energivore”, scontano aumenti dei costi non ancora recuperati, soprattutto nell’ambito di attività con la committenza pubblica.

Di fatto, sintetizza il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia, “tutte le imprese scontano questi effetti indiretti, che appaiono comunque particolarmente evidenti e preoccupanti, ad esempio, su attività come quelle delle costruzioni, con insostenibili aumenti del costo dei materiali, sull’agricoltura (in particolare sul prezzo dei fertilizzanti) e della ristorazione collettiva, nelle quali il costo dei trasporti e delle materie prime agroalimentari (in ininterrotto aumento da anni, ben oltre i valori inflazionistici) si sono impennati dallo scorso febbraio”.

Le imprese della ristorazione collettiva, secondo le analisi di Confcooperative, sono alle prese con una committenza pubblica che riconosce un aumento delle tariffe limitato al 50% del valore medio inflazionistico, nonostante gli aumenti conclamati non solo delle fonti energetiche (+25% per l’elettricità, +29% per il gas, +20% per il gasolio), ma anche su quei prodotti freschi che rappresentano una delle più rilevanti voci di spesa e che ad agosto hanno registrato un aumento del 5%.

A fronte di questi andamenti, secondo Caramaschi, “non ci si può accontentare di limitate e temporanee misure calmieratrici in capo a società petrolifere ed energetiche, ma è necessaria una ben più estesa azione politica e di governo che consenta di ridurre sensibilmente i costi per imprese che producono beni, generano lavoro e alle quali si lega anche tanta parte della tenuta del sistema di protezione sociale”.

“Senza interventi decisi”, mette in guardia il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia, “il rischio è che si crei una spirale in cui si sommano le difficoltà dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, con un drammatico aumento delle situazioni di fragilità e di povertà”.



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