Scuole ebraiche a Reggio, Italia Viva: “Allucinante opporsi. Necessaria la legge sull’antisemitismo”

Maura Manghi Italia Viva Reggio Emilia – IV

Le contestazioni alla prevista visita a Reggio Emilia di una delegazione di un centinaio di insegnanti ed educatori provenienti da alcune scuole ebraiche degli Stati Uniti, attesi al Centro internazionale Loris Malaguzzi dall’11 al 16 ottobre per un percorso di formazione sul cosiddetto “Reggio Emilia Approach”, non mettono tutti d’accordo, anzi.

“Trovo allucinante la richiesta di una parte della sinistra e della Cgil di chiedere a Reggio Children di annullare il seminario per gli insegnanti delle scuole ebraiche”, tuona Maura Manghi, presidente di Italia Viva Reggio Emilia. “Badate bene: ‘scuole ebraiche’, con una chiarissima connotazione razzista ed antisemita”, sottolinea.

Per Manghi “sono insegnanti che vogliono portare ai bambini che devono educare i princìpi delle nostre scuole. Princìpi non solo educativi in senso stretto, ma anche esempi di integrazione, di tolleranza, di democrazia. Proprio per questo dovrebbero essere accolti a braccia aperte, cercando di creare quei canali di collaborazione e comunicazione che soli possono portare a una maggiore comprensione e alla fine della violenza”.

La stessa laicità ideologica del Reggio Emilia Approach “dovrebbe essere una garanzia”, secondo Italia Viva: “Non è certamente il metodo della Cgil quello giusto per fermare l’odio, la violenza e l’incomunicabilità fra i popoli; ed è un metodo che dimostra la necessità della legge contro l’antisemitismo”.



C'è 1 Commento

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  1. Mario

    Anche solo pensare di infilare l’opposizione al governo israeliano e, a voler tenere larghe le maglie della rete, al movimento sionista tout court, nel calderone polimorfo dell’antisemitismo, denota o un’ignoranza di storia contemporanea più profonda della fossa delle Marianne o una disonestà intellettuale che raggiunge vette tali da fare impallidire il povero Everest. Per carattere tendo a non considerare maligne a priori le persone, per cui opto per un’ignoranza più diffusa della disonestà intellettuale. Se questo contesto è da considerarsi un male minore per chi ne è portatore, i danni che produce a livello sociale sono però talora equivalenti o anche peggiori. L’ignorante, per esempio, ignora che esistono al mondo migliaia di Ebrei che detestano cordialmente l’ideologia sionista e, nel presente, con ancor più convinzione l’attuale esecutivo israeliano, che si sta macchiando di abominevoli crimini umanitari. Per fare giusto due esempi: in ambito laico, lo storico e politologo americano Norman Finkelstein; in ambito religioso ebraico, i fedeli aderenti al movimento ebraico Neturei Karta, che danno una lettura religiosa dello stato ebraico come di una creatura di Satana in persona. Ora, mi pare improbabile che migliaia di Ebrei, alcuni dei quali abitanti in Israele, possano essere considerati antisemiti, a maggior ragione se si considera che alcuni di essi (Finkelstein ne è un esempio) hanno avuto i genitori sterminati dai nazisti. Resto pertanto allibito quando sento persone, anche con ruoli di responsabilità (ho sentito con le mie orecchie la stessa Bernini, ministro dell’università!) assimilare i due termini in modo tanto superficiale e fuorviante. Negare il diritto ad essere contrari a un’ideologia e pretendere che tale opinione politica venga considerata reato, mi pare un pessimo segnale per il già cagionevolissimo stato di salute di ciò che resta del concetto di democrazia. O tempora o mores!


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