Fratelli d’Italia ha depositato un ordine del giorno urgente sulla prevista visita di una delegazione di insegnanti, educatori ed educatrici di scuole ebraiche nordamericane, attesa al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia dall’11 al 16 ottobre per un percorso di formazione sul cosiddetto “Reggio Emilia Approach”.
Una visita che ora è in dubbio: il gruppo di ospiti ha chiesto qualche giorno per riflettere e valutare meglio le condizioni in cui si svolgerebbe la visita, dopo le proteste annunciate da sindacati, partiti politici e spazi sociali della città e la manifestazione convocata per martedì 6 ottobre in piazzale Europa.
Una situazione inaccettabile per Fratelli d’Italia, che con il suo ordine del giorno chiede al consiglio comunale di condannare le richieste di annullamento della visita, e al sindaco Massari e alla sua giunta di prendere posizione pubblicamente prima del 6 ottobre, o comunque prima dell’eventuale arrivo in città della delegazione.
“Chi chiede di annullare un seminario ‘al di là del merito’ (espressione usata dalla Cgil reggiana, ndr) ha già detto tutto”, secondo la consigliera comunale e vicecapogruppo Letizia Davoli: “Non contesta un contenuto, un comportamento o un fatto accertato: contesta chi sono gli ospiti. E per farlo ne cambia il nome: una delegazione di scuole ebraiche, in maggioranza americane, diventa ‘la delegazione israeliana’. Qui non si tratta solo di lessico: è un vero e proprio giudizio e sostituzione politica. Si chiude la porta a degli insegnanti per la comunità, la nazionalità o la scuola di appartenenza, non per condotte individuali”.
La Costituzione, ricorda Davoli, “tutela la pari dignità senza distinzioni di religione e di opinioni politiche, la libertà di fede, la libertà di non essere costretti a dichiarare adesioni, la libertà di insegnamento e l’imparzialità delle istituzioni. Non è una bandiera di parte, ma segna il perimetro dentro cui una città può ospitare, contestare, discutere. Fuori da quel perimetro non c’è solidarietà: c’è un filtro all’ingresso. Subordinare la partecipazione a un corso all’adesione a posizioni politiche equivale a un test di opinione, incompatibile con la libertà di manifestazione del pensiero. Un’accusa non verificata non è un titolo per espellere cento insegnanti. Se esistono condotte individuali, si accertino. Se non esistono, non si fabbrica una colpa collettiva”.
“Registriamo e apprezziamo le voci che, anche da quell’area, hanno difeso il carattere aperto della formazione”, aggiunge Davoli: “Il Reggio Emilia Approach è credibile nel mondo perché non seleziona gli educatori in base al passaporto o al conflitto del momento. Se diventa la succursale pedagogica di una campagna politica, smette di essere un metodo e diventa un lasciapassare”.
“Il silenzio non è neutralità”, sostiene Davoli. Che poi ribadisce: “Chiediamo che il sindaco e la giunta garantiscano che la visita si svolga per intero e che l’accoglienza non è negoziabile. La carta di valori, se nasce, deve valere allo stesso modo per tutti gli ospiti. Non può subordinare la partecipazione a dichiarazioni di adesione su governi o conflitti, né a condizioni di nazionalità, religione o appartenenza. Altrimenti non è una carta di valori: è un questionario politico”.






Non mi stupiscono piu’ questi islam(catto)comunisti che amministrano Reggio con metodi antidemocratici!
Questo movimento contro la partecipazione di scuole ebraiche è collocabile solamente nell antisemitismo tout court. È vergognoso, inaccettabile e palesemente ipocrita tutto ciò che tenta di giustificarlo con altro.
Anche lei si sbaglia. Queste sono (pessime) azioni politiche, che si pongono in (pessima) contrapposizione non al popolo ebraico in quanto tale (questo non sarebbe una pessima azione politica, ma un odioso crimine antisemita), ma alla politica del criminale attuale governo israeliano. Questa pur pessima metodologia rientra nell’ambito di scelte politiche antisioniste, che nulla hanno da spartire con l’antisemitismo, a meno che non si vogliano accusare di antisemitismo migliaia di Ebrei sparsi in tutto il mondo