Scuole ebraiche, ora la visita è in dubbio. Reggio Children: “Vittoria di nessuno”

Centro internazionale Loris Malaguzzi Reggio Children – FM

Nella serata di domenica 4 ottobre, al termine di un confronto con i rappresentanti di Reggio Children, il gruppo di studio di insegnanti, educatrici e educatori di scuole ebraiche, facenti parte della delegazione attesa al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia dall’11 al 16 ottobre per un percorso di formazione sul cosiddetto “Reggio Emilia Approach”, ha chiesto ancora qualche giorno per valutare le condizioni in cui la visita si svolgerebbe – dopo le proteste annunciate da sindacati, partiti politici e spazi sociali della città.

Gli insegnanti, spiega Reggio Children srl, “seguono passo passo il dibattito di questi giorni e conoscono le condizioni e i chiarimenti chiesti dal sistema educativo reggiano, nel confronto avviato con loro da tempo”. Tutto il network di Reggio Children, infatti, ha sottoscritto integralmente la carta “Per una educazione democratica e partecipata”, che impegna a ripudiare la guerra e a tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione, in qualunque Paese.

Reggio Children, dunque, “rispetterà la scelta del gruppo”. La questione aperta riguarda le condizioni della visita: “È difficile immaginare che una visita di formazione possa svolgersi con la serenità che l’educazione richiede, tra presìdi e ingressi sotto sorveglianza. Qualunque sia l’esito, non sarà la vittoria di nessuno. Nessuno vince quando un’insegnante deve rinunciare a entrare in una scuola”.

La delegazione dovrebbe essere composta da un centinaio di insegnanti, senza dirigenti né rappresentanti di istituzioni e di scuole. “Reggio Children non accoglie scuole: accoglie persone, che partecipano alla formazione a titolo personale e di cui il network si è fatto garante”, sottolinea Reggio Children srl: “Il loro viaggio nasce dal desiderio di ragionare sui propri contesti educativi e su come vi possano trovare posto i valori del Reggio Emilia Approach: la partecipazione, il valore delle differenze, l’inclusione, il dialogo, a partire dalla quotidianità delle scuole e dei nidi. E dal bisogno di una solidarietà professionale, come per molti di coloro che arrivano al Centro Malaguzzi. Da qualunque scuola provengano, desiderano uscire dalla solitudine in cui spesso si insegna. In alcuni luoghi più che in altri”.

Alla base della posizione di Reggio Children srl sulla visita in questione c’è una scelta condivisa con l’amministrazione comunale di Reggio Emilia: “Il dialogo con chi arriva da Paesi in guerra non si interrompe, ma si fonda su princìpi espliciti e sottoscritti. Tra questi, l’impegno a tenere le scuole fuori da ogni militarizzazione. L’auspicio è che il tema delle democrazie, al plurale, torni a interrogare anche noi. Che cosa significa partecipazione in una scuola dall’altra parte del mondo, e che cosa significa oggi in una scuola di Reggio”.

La discussione dentro le scuole, i nidi e Reggio Children “è stata lunga e complessa” e “ha aperto molte domande e continua. La convinzione da cui non ci si è mossi è che questi luoghi debbano restare aperti al dialogo, a condizione che non sia un dialogo ingenuo: per questo il sistema educativo reggiano ha posto delle condizioni, che erano parte del lavoro in corso ben prima di questi giorni. E per questo sono state sospese alcune proposte di collaborazione arrivate a Reggio Children, in attesa di conoscere meglio i soggetti coinvolti”.

Il principio, sottolinea Reggio Children srl, “è lo stesso in ogni direzione: tutti i bambini, in ogni parte del mondo, hanno gli stessi diritti. Il diritto alla vita, e quello a un’educazione di qualità, che passa anche dalla formazione di chi insegna e dalla possibilità di non farlo da soli. Per la stessa ragione, nessuno viene escluso per la religione o per la scuola in cui lavora. La carta impegna a contrastare ogni discriminazione fondata sull’appartenenza religiosa, e questo vale anche, oggi in particolare, per l’antisemitismo. Da decenni insegnanti di ogni parte del mondo guardano a Reggio Emilia. In questi giorni guardano anche a come questa città discute, e a che cosa decide”.

In ogni caso, “Reggio Children rispetta chi in questi giorni ha preso la parola, e rispetterà la scelta del gruppo, qualunque sia. La carta esiste anche per questo: perché un’insegnante che si è impegnata per iscritto a tenere la guerra fuori dalle scuole possa entrare in una scuola di Reggio Emilia, quando ci siano le condizioni per farlo”.



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