Un’altra serranda destinata ad abbassarsi nel centro storico di Reggio Emilia. Questa volta è quella di Liu Jo, uno dei marchi più conosciuti dell’abbigliamento italiano, che lascerà il negozio di via Emilia Santo Stefano il prossimo 19 settembre. La conferma è arrivata direttamente dal punto vendita, che sta comunicando la decisione alla propria clientela.
È un’altra chiusura pesante per l’asse commerciale principale della città e arriva dopo una sequenza che ormai è difficile considerare fisiologica. Nei giorni scorsi Boom, storico negozio di abbigliamento di via Fornaciari, ha annunciato la cessazione dell’attività. In via Farini ha chiuso anche la storica Cartoleria Rossi. Nella primavera scorsa aveva abbassato la serranda 21Outlet, in via Emilia San Pietro. Prima ancora il centro aveva perso Foot Locker, trasferito ai Petali, Sephora, anch’essa passata al centro commerciale, Wind3, Gioelia, Sugar Blues, Wycon e altre attività.
Il dato più preoccupante non riguarda soltanto il numero delle chiusure. Molti degli spazi lasciati liberi restano sfitti, anche lungo le vie che storicamente rappresentano il cuore commerciale della città. È questo il segnale di un problema di mercato più profondo: alla perdita delle attività non corrisponde un ricambio sufficiente e il valore commerciale di interi tratti del centro rischia di indebolirsi progressivamente.
La situazione reggiana appare più critica rispetto a quella dei centri storici di Modena e Parma, città vicine e comparabili per dimensioni e struttura economica, che pure devono fare i conti con la trasformazione del commercio tradizionale. A Reggio la rarefazione delle vetrine attive, soprattutto lungo alcuni assi, è diventata uno degli elementi più visibili della crisi del centro.
La concorrenza dell’e-commerce riguarda tutte le città italiane, così come il cambiamento delle abitudini di acquisto. Ma a Reggio si aggiunge un fenomeno ormai evidente: alcuni marchi non scompaiono dal mercato locale, semplicemente abbandonano il centro. Foot Locker e Sephora sono due esempi recenti. I centri commerciali offrono parcheggi, facilità di accesso e flussi costanti di pubblico, mentre dentro l’esagono il progressivo diradarsi delle attività alimenta un meccanismo opposto: meno negozi significano minore attrattività e meno passaggio, che a loro volta rendono più difficile la permanenza e l’insediamento di nuove attività.
Sul tavolo c’è ora il progetto dell’Hub urbano del centro storico, per il quale la Regione ha assegnato al Comune un finanziamento di 560 mila euro all’interno di un programma di investimenti più ampio. La destinazione concreta delle risorse, tuttavia, non è ancora definita in tutti i suoi aspetti e resta da capire quali interventi verranno effettivamente messi in campo e con quali tempi.
Il problema, del resto, sembra andare oltre la promozione commerciale e gli eventi. Se i locali rimangono vuoti significa che domanda, affitti, accessibilità, flussi di persone e capacità di spesa non trovano più un equilibrio sufficiente a sostenere una parte dell’offerta commerciale tradizionale. È un problema di mercato prima ancora che di immagine.
Intanto le serrande continuano ad abbassarsi. La chiusura di Liu Jo, nel cuore della via Emilia, aggiunge un altro spazio vuoto a una geografia commerciale che negli ultimi anni è cambiata in profondità. E il numero crescente di vetrine sfitte indica che riempire quei vuoti sta diventando molto più difficile che contarli.






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