Alceste Campanile non fu il Sergio Ramelli di sinistra (di Marco Eboli)

Alceste Campanile chitarra bn

Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento di Marco Eboli, presidente dell’associazione culturale Balder di Reggio Emilia.

 

L’operazione politico-mediatica su Alceste Campanile è cominciata l’anno scorso, con la presentazione del romanzo di Alberto Guarnieri e Giordano Gasparini, nel cinquantesimo anniversario dell’assassinio, e proseguita lunedì 18 maggio con il convegno presso l’aula magna dell’Università, organizzato dal fratello di Alceste, Domenico, e diversi enti e associazioni di sinistra.

Sia l’iniziativa dell’anno scorso sia quella recente hanno come obiettivo di costruire una narrazione, utile per la titolazione di un luogo o via ad Alceste Campanile, diversa dalla realtà di ciò che fu in vita, operazione che ha già avuto la bollinatura da parte del sindaco Massari e dell’assessore Mietto, inserendo quell’omicidio in una fantomatica – perché non sono state portate prove – strategia della tensione di provenienza dalla destra.

Le analogie tra Alceste Campanile e Sergio Ramelli (giovane militante del Fronte della Gioventù milanese ucciso a colpi di chiave inglese da esponenti del Movimento studentesco di estrema sinistra a causa di un suo tema contro le Brigate Rosse – componimento che, come accertato dal processo che ha individuato i mandanti e gli esecutori, fu dato a esponenti del Movimento studentesco da un insegnante di Ramelli) sono la giovane età di entrambi e l’anno in cui furono, a distanza di pochi mesi, assassinati – ossia il 1975.

Ciò che il fratello di Alceste omette di ricordare è che prima di militare in Lotta Continua, fu iscritto al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano.

Io mi iscrissi al Fronte della Gioventù nel 1977 ed ebbi modo di vedere la tessera di Alceste Campanile, che era ancora conservata presso la sede del Msi di via Roma 34. In quegli anni ebbi modo di conoscere Vittorio Campanile, papà di Alceste e Domenico, il quale cercava disperatamente – ma spesso ignorato dalla stampa – di far emergere pubblicamente ciò a cui lui credeva fermamente, ossia che l’omicidio del figlio fosse maturato ed eseguito a sinistra.

Il tentativo di far passare ora Vittorio Campanile per un ingenuo che credette a ipotetiche veline dei servizi segreti italiani non solo non è vera, ma non descrive un padre coraggioso e ostinato che in una città di sinistra non riusciva ad avere attenzione e ascolto né dalle istituzioni né dagli organi di informazione.

Ci tengo a precisare, per fugare dubbi o eventuali fraintendimenti, che io ho massimo rispetto per la tragica morte di Alceste Campanile, come per quella di Sergio Ramelli, che furono vittime di un clima di odio politico che io ho vissuto in prima persona, da militante di destra, e di cui bisognerebbe fare tesoro affinché oggi i toni della politica non contribuiscano a ricreare quel clima e quella situazione di cui nessuno spero ha nostalgia.

Alceste Campanile non fu un esponente di spicco della sinistra reggiana: ne fu militante e ciò nulla toglie alla sua persona, ma è un utile escamotage del sindaco Massari per trovare un appiglio per dedicargli una via o un luogo di aggregazione, come pare essere sua intenzione.

Questa operazione, costruita a tavolino, stride con due fatti che mi sento di citare. Da oltre cinque anni il consiglio comunale ha deliberato di titolare una via a Norma Cossetto, giovane studentessa istriana seviziata e gettata nella foiba dalle truppe comuniste del maresciallo Tito, a conclusione del secondo conflitto mondiale; è stata insignita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della medaglia d’oro al valore civile, ma il sindaco Massari non ha ancora ottemperato alla dedicazione.

Nei giorni scorsi l’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, ovvero la maggioranza di centrosinistra, la stessa che governa Reggio Emilia, ha bocciato la proposta del gruppo di Fratelli d’Italia di titolare a Sergio Ramelli, giovane studente di destra vittima dell’odio politico degli anni Settanta-Ottanta, una via o una piazza.

Penso che a cinquant’anni dall’assassinio di Sergio Ramelli e Alceste Campanile non si possano usare due pesi e due misure nel ricordare i troppi giovani vittime di quel clima di tensione e odio politico.

In conclusione, se sarà dedicato qualcosa ad Alceste Campanile si abbia l’onestà intellettuale di scrivere “giovane militante del Fronte della Gioventù e di Lotta Continua assassinato”.



Ci sono 3 commenti

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  1. Alberto GUARNIERI

    Il padre di Alceste Campanile, se stiamo alle decisioni della magistratura e alle confessioni aveva clamorosamente torto. Chi ha ucciso al Celeste e il reo confesso Paolo Bellini estremista di destra. Anch’io come molti ho dubbi su questa confessione, ma così stanno le cose ci piaccia o meno. Per quanto riguarda il resto del discorso di Marco, vorrei dire che intitolare una strada o una piazza un centro a un ragazzo ucciso a vent’anni per motivi politici mi pare una cosa giusta se non doveroso. Metterla in discussione, perché non è stato intitolato qualcosa a qualcun altro non mi sembra opportuno. Vi ricordo un po’ quelli che di fronte ai crimini dell’unione sovietica rispondevano: Ma anche gli americani in Cile… Ragionando così, a mio parere, non si va da nessuna parte e non si fa nulla

  2. Paolo Ricci

    Caro Eboli, allora scriviamo sulla lapide che fece lo scout e andò pure a dottrina in parrocchia. Visto che ami e cerchi la verità, non equiparare la scelta (pur breve) di un ragazzino 14enne con quella di un ragazzo di di 20 anni. La scelta di Alceste di entrare in LC fu un gesto molto consapevole e anche sofferto e sono sicuro che, dallo spazio infinito in cui da tanti anni è ritornato, Alceste non sarebbe contento di essere stigmatizzato ancora con una dicitura che lo colloca in uno spazio, in una memoria da cui lui stesso ha scelto di allontanarsi.
    È più importante il ricordo dolente di un uomo o una lapide che dice solo la noia dei giochi politici a cui Alceste non ha mai voluto partecipare e da cui è sempre rifuggito.

  3. Manila piffero

    Perfetta analisi marco. Alceste fu ucciso perche si vantava troppo narrando cose che al pci o per le loro mogli erano scomode. Suo padre aveva pienamente ragione!!


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