“Le imprese devono fare cultura, devono imparare a fare cultura. Una cultura libera, seria, profonda. E possono farlo collaborando con fondazioni culturali o anche creando loro stesse fondazioni. È giunto anche nel nostro Paese il tempo della ‘Steward Ownership’, della ‘proprietà responsabile’, un modello aziendale per lo sviluppo sociale e culturale”: con queste parole Fabio Brescacin, fondatore e presidente di EcorNaturaSì, ha stimolato imprenditori, manager, operatori culturali ed esperti di economia nel corso del convegno “Impresa, cultura e valore della sostenibilità”, promosso al Tecnopolo di Reggio Emilia da Fondazione Palazzo Magnani insieme con Fondazione i Teatri, Fondazione nazionale della danza/Aterballetto e con le organizzazioni di rappresentanza economica Confindustria Reggio Emilia, Legacoop Emilia Ovest e Cna di Reggio Emilia, in collaborazione con Stu Reggiane e Fondazione Rei.
Durante l’iniziativa sono stati approfonditi e discussi temi legati all’Esg (environmental, social, governance), ovvero sostenibilità ambientale, sociale e di governo d’impresa, in cui la proposta culturale è trasversale e catalizzatrice, oltre che misurabile e certificabile a bilancio in base a precisi indicatori.
Pioniere e sostenitore di questo approccio innovativo in Italia, Brescacin ha interpretato l’idea di proprietà responsabile come “responsabilità culturale” verso i lavoratori da una parte e verso la comunità dall’altra, e perciò l’impresa come asset della comunità.
“Il capitale non deve decidere: ha una logica di profitto, non una logica di comunità. Noi riteniamo che l’impresa sia una comunità, una comunità spirituale, e sia un bene della comunità più ampia in cui è inserita e a questa comunità rimarrà dopo di noi, dopo la morte dell’imprenditore”. E ancora: “Di solito viviamo pensando di essere eterni. Ma la morte arriva ed è una cesura netta, di là non ci portiamo nulla e dovremo passare per quella famosa cruna dell’ago, quindi è buona cosa arrivare liberati all’appuntamento. Il senso del denaro è essere strumento dello spirito, risultato dell’azione dello spirito, secondo il pensiero steineriano. Ed è fatto per circolare e dare frutto, non per essere accumulato”.
Negli interventi introduttivi, i rappresentanti delle tre fondazioni artistiche e culturali – Davide Zanichelli, direttore della Fondazione Palazzo Magnani; Alessandra Sbriscia per Fondazione i Teatri Reggio Emilia; Raffaele Filace di Fondazione nazionale della danza /Aterballetto – hanno sottolineato l’importanza dell’alleanza tra cultura e imprese per generare valore sociale, costruire e prendersi cura della comunità e del territorio di appartenenza.
Presentando le esposizioni 2026 della Fondazione Palazzo Magnani, Zanichelli ha ribadito come “la funzione del museo, o comunque dell’attività espositiva, nella recente definizione dell’Icom, sia anche di tipo eminentemente sociale e possa accompagnare il percorso di vita di ciascuno”.
Luca Torri, amministratore delegato di Stu Reggiane, ha rimarcato la necessità di una rendicontazione integrata tra i vari aspetti della sostenibilità (ambientale, sociale, culturale e di governace) in una nuova chiave “territoriale”, che unisca ad esempio i diversi soggetti, le varie anime e vocazioni presenti nel Parco Innovazione di Reggio.
In definitiva, investire in cultura non è solo un gesto mecenatistico, ma una strategia concreta di sviluppo sostenibile, capace di generare valore sociale misurabile, rafforzare la reputazione, migliorare gli indicatori Esg e posizionare le imprese in modo competitivo rispetto alle sfide future.






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