Un cristianesimo senza Cristo? – 3

don Giuseppe Dossetti Polveriera Reggio – FM

Nel Discorso della Montagna, che, all’inizio del ministero pubblico di Gesù, potremmo chiamare il suo manifesto, egli annuncia ai discepoli, alle folle che lo seguono, il Regno di Dio, cioè la decisione di Dio di consegnare il suo amore ai poveri, a coloro che piangono, ai peccatori. Di fronte alle rimostranze di coloro che osservano la legge, ma senza misericordia, egli risponde: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13).

Egli però aggiunge una parola sorprendente: “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”. Gesù dice ai suoi discepoli, quindi anche a me, che essi sono sale e luce, prima delle loro opere. Perché non ci siano dubbi, Gesù continua: “Non può restare nascosta una città che è sopra un monte”: essa, che lo voglia o no, è visibile da tutti.

Capiremmo un’affermazione esortativa: siate sale, siate luce. Ma qui Gesù dice ai discepoli che essi lo sono per la loro natura intrinseca, che non può restare nascosta, anche se, magari, le nostre opere non sono coerenti. Siamo sale e luce perché siamo discepoli, non per le nostre virtù. Certo, non sarebbe male che le nostre opere fossero coerenti con la nostra fede; infatti, Gesù aggiunge: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

È consolante il fatto che i nostri peccati non siano in grado di spegnere la luce, e che basti poco per farla nuovamente risplendere. Ma su cosa è basata questa affermazione di Gesù? Ancora una volta, ce lo dice il Vangelo di Giovanni: “Gesù disse: Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). La nostra luce è quindi una luce riflessa; infatti, Gesù aggiunge: “Chi segue me, avrà la luce della vita”, come del resto l’evangelista aveva scritto nel Prologo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

Dunque, il nostro essere luce dipende dal nostro essere discepoli, non dalle nostre capacità e neppure dalle nostre virtù. Essere discepoli, essere luce, è un dono, è “grazia”, come dicevamo la volta scorsa. A chi viene data questa grazia, quali sono le condizioni per accedervi? La grazia viene data dalla fede. Ma questa fede non è l’adesione a un’ideologia, ma a una persona, quella di Gesù.

Questa è la vera pietra d’inciampo, il rapporto tra Dio e un uomo, talmente uomo da nascere da una donna e morire in croce, come tanti, prima e dopo di lui. Qui non esistono ragionamenti, argomentazioni filosofiche; può essere convincente solo un’esperienza, vissuta nella tempesta di una notte di “fuoco”, come avvenne a Pascal, oppure sedimentata dalla frequentazione di una parola che progressivamente si impone, in virtù di una coerenza, che è quella dell’amore.

Il “Tu” che ci viene incontro acquista pian piano le fattezze del Figlio dell’Uomo, al punto che san Paolo pronunzia la frase più scandalosa e paradossale di tutta la Bibbia: “In Gesù abita la pienezza della divinità, corporalmente” (Col 2,9). Giovanni aveva scritto: “Il Verbo si è fatto carne”: Dio si “restringe” in una carne umana, per essere, in modo definitivo, vicino a me, vicino a te e a ogni uomo. Del resto, Gesù lo aveva detto con chiarezza: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Mt 11,27).

Tu che mi leggi, non cercare spiegazioni: esse si presenteranno al tuo cuore, prima che alla tua mente. Cerca piuttosto di incontrarlo, presentandogli non la tua ricchezza, ma la tua povertà; non la tua forza, ma la tua debolezza; non le tue opere, ma il tuo desiderio. Fa’ tue le parole del Salmo: “Guardate a Lui e sarete raggianti” (34,6), e ricorda: “Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia” (Gc 4,6). Non chiamare il Cristo al tuo tribunale, ma riconosci umilmente i tuoi difetti. Partecipa alla Messa, anche se fai fatica, ma considera rivolte a te le parole: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, per te”. Allora sarà spontaneo per te rispondere all’amore con l’amore.




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