Morta all’età di 78 anni Carla Rinaldi, presidente della Fondazione Reggio Children

Carla Rinaldi Fondazione Reggio Children – FRC

Mercoledì 16 aprile è morta, all’età di 78 anni, Carla Rinaldi, pedagogista di rilevanza internazionale e presidente per 14 anni (dallo scorso dicembre onoraria) della Fondazione Reggio Children.

Giovedì 17 aprile, dalle 9 alle 18.30, sarà allestita la camera ardente presso Reverberi Onoranze Funebri, in via Terezin, a Reggio. Venerdì 18 aprile, invece, dalle 9 in Sala del Tricolore in municipio è previsto il saluto della cittadinanza, prima della commemorazione in programma alle 11.30. La sepoltura avverrà in forma privata.

Rinaldi iniziò a lavorare a Reggio nel 1970, prima come pedagogista, poi come direttrice pedagogica dei servizi comunali per la prima infanzia. Nel 1994 divenne consulente di Reggio Children, di cui dal 2007 al 2016 è stata anche presidente. Dal 2011, anno in cui è stata fondata, ha ricoperto il ruolo di presidente della Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi – fino allo scorso dicembre, quando è stata nominata presidente onoraria. Dal 1999 è docente del corso “L’approccio delle scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia” all’Università degli studi di Modena e Reggio (Unimore). Nel 2015 è stata insignita del The Lego Prize.

Carla Rinaldi durante un viaggio ad Adelaide, in Australia, nel 2017 – Fondazione Reggio Children

Il presidente della Fondazione Reggio Children Francesco Profumo: “Carla Rinaldi ci ha lasciato oggi, a Reggio. Le parole sono sempre inadeguate di fronte al dolore della perdita di una persona cara, ma ancora di più quando quella persona ha attraversato la vita pubblica e culturale lasciando un segno profondo, autentico, inconfondibile. Carla è stata per me una guida, un’amica, una fonte inesauribile di ispirazione. È stata soprattutto una donna eccezionale: una pedagogista tra le più stimate a livello internazionale, capace di parlare al mondo intero partendo da una città che ha fatto dell’infanzia il centro della propria identità. Per molti anni è stata presidente della Fondazione Reggio Children – ruolo che oggi ho l’onore di ricoprire – e più di recente ne era diventata presidente onoraria. Ma Carla non amava le cariche, e mai le ha fatte pesare: era una figura di riferimento perché incarnava una visione, non perché la rivendicava. Chiunque abbia incrociato il suo cammino lo sa: Carla aveva il dono raro della mitezza forte. Una forza gentile che sapeva far crescere, accompagnare, entusiasmare. È stata la più diretta erede di Loris Malaguzzi, il pedagogista che ha fondato il Reggio Children Approach, e ha saputo tradurre e rinnovare quel pensiero per il nostro tempo, allargandone l’orizzonte, portandolo oltre i confini dell’Italia, facendo della pedagogia reggiana un linguaggio universale, parlato in tante lingue e riconosciuto in tutto il mondo. Innovare, per Carla, non era una parola di moda, ma un atto quotidiano di responsabilità. In un’epoca che cerca spesso soluzioni facili, lei insisteva sulla complessità, sul valore del dubbio, sull’ascolto come forma di ricerca. La sua voce era sempre pacata, eppure nessuno riusciva a restarle indifferente. Perché c’era coerenza tra ciò che diceva e ciò che faceva. Perché ogni parola era nutrita dall’esperienza. Per Carla, i bambini erano cittadini a pieno titolo, portatori di diritti, di intelligenza, di bellezza. Mai “piccoli adulti”, ma persone intere, capaci di pensiero e immaginazione, con il diritto di essere ascoltati e di vivere in contesti educativi che rispettino e valorizzino la loro unicità. Questo sguardo ha cambiato il modo di fare scuola in molte parti del mondo. Ha cambiato anche la formazione degli insegnanti, dei pedagogisti, dei genitori. Ha reso l’educazione una questione civile e collettiva. Nel suo lavoro Carla ha intrecciato con naturalezza la ricerca pedagogica con l’arte, la scienza, la filosofia, l’architettura. Non concepiva il sapere come un recinto, ma come un ecosistema aperto, dove ogni disciplina può contribuire a comprendere meglio il mistero della crescita. Ha costruito reti di dialogo tra città, scuole, università, fondazioni, in Italia e all’estero. Ha viaggiato ovunque, portando con sé il cuore di Reggio Emilia, senza mai cedere all’autoreferenzialità. Ha sempre restituito più di quanto riceveva. Non si è mai stancata di scommettere sul futuro, anche quando questo sembrava incerto. Durante la pandemia, ha scritto e parlato con lucidità sulla necessità di ripensare i contesti educativi, senza cedere al timore, ma anzi rilanciando la fiducia come base per ogni progetto. E lo ha fatto non per ottimismo, ma per profonda convinzione etica: educare, per Carla, era il modo più serio di prendersi cura del domani. Oggi che ci manca, il suo vuoto ci appare immenso. Ma sarebbe sbagliato pensare che la sua voce si sia spenta. In realtà continuerà a risuonare nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, nei pensieri dei tanti che l’hanno incontrata, nelle politiche educative che ha contribuito a ispirare, nelle bambine e nei bambini che, grazie a lei, sono stati visti, accolti, valorizzati. Alla Fondazione Reggio Children ci sentiamo oggi orfani, ma anche eredi. E non è un’eredità qualsiasi: è una chiamata all’impegno, alla ricerca continua, all’ascolto profondo. È un invito a non smettere di guardare il mondo con gli occhi dell’infanzia, con il coraggio della curiosità, con la responsabilità di chi sa che ogni gesto educativo costruisce il futuro. Carla, nel salutarci, ci lascia un compito: non interrompere mai il dialogo tra le generazioni, continuare a credere che l’educazione è la forma più alta della politica, e che la bellezza – anche nei luoghi dell’infanzia – è un diritto di tutti. Grazie, Carla, per ciò che ci hai insegnato. Continueremo il cammino che ci hai indicato, con la tua stessa passione, lo stesso rigore, la stessa dolcezza”.

La direzione, i dipendenti, i collaboratori e le collaboratrici di Reggio Children srl hanno diramato una nota congiunta: “Se c’è una cosa che tra le altre, in questo momento, non riusciamo proprio a fare, è quella di parlare di Carla al passato. Lei, che fino all’ultimo minuto della sua vita – e ancora non ce ne rendiamo conto – si è specchiata e riconosciuta in quella esperienza educativa che ha contribuito a portare in tutto il mondo, ha sempre rappresentato quella ‘nostalgia del futuro’ di cui il suo maestro Loris Malaguzzi parlava per indicare il piacere dell’apprendere. In questo momento confuso, ci si affastellano in mente tante sue frasi che molte di noi cercavano di segnarsi per fare proprie, ma che dette da lei avevano tutt’altro sapore. Quante parole sono necessarie per sintetizzare una vita? Forse basta una sua frase che ci torna in mente: ‘Andare in pensione? Come si fa ad andare in pensione dalla propria vita?’. Questa è Carla. Carla la giovane pedagogista, allieva di Loris Malaguzzi, Carla la dirigente delle scuole e dei nidi, Carla la consulente scientifica di una Reggio Children che nel 1994 nasce in due stanze e fiorisce, Carla la presidente di Reggio Children dal 2007 al 2016, Carla la presidente della Fondazione Reggio Children, Carla che sottovoce dialoga con i grandi, i grandi che ascoltano Carla. Carla che attraversa 50 anni di pedagogia, passando dagli anni delle ‘certezze convinte di essere certe’ a quelli delle incertezze, che sono incognite, ma anche possibilità. Nel suo ruolo di interprete dell’esperienza reggiana, nelle sue molteplici relazioni internazionali, con la Scandinavia nel cuore, Carla che diventa un’icona, un monumento vivente che non perde occasione per sottolineare la forza del cambiamento, di incoraggiare le più giovani, di riporre fiducia nel mondo: perché ‘la vita è vita finché esiste, e forse anche dopo’. E anche oggi, per noi, Carla cammina ancora nella piazza di un Centro Internazionale affollato di educatori e insegnanti, con la sua chioma bionda e impeccabile: con tutti scambia una parola, e accetta sorridente di posare per una foto ricordo. E quei pochi metri che la separano dal suo ufficio, diventano un lungo viaggio che tanto somiglia a quello che noi oggi, un po’ più soli, porteremo avanti con la fiducia di sempre”.

“Ne do notizia con il profondo dolore di chi perde un’amica, una persona di intelligenza, vivacità e umanità senza eguali”, l’ha ricordata il sindaco di Reggio Marco Massari: “Lascia un grande vuoto in chi l’ha conosciuta e nell’intera comunità reggiana. Artefice in prima persona, e fin dagli albori, di quel miracolo che oggi si chiama per tutto il mondo ‘Reggio Emilia Approach’, Carla è stata una donna che ha lasciato un’impronta indelebile nella nostra storia e nella nostra cultura”.

“Lei che, partendo dal pensiero di Loris Malaguzzi, ha contribuito a costruire un modello educativo che ha ‘contagiato’ il mondo intero, attraverso una testimonianza fatta di concetti rivoluzionari, dai cento linguaggi ai diritti dei bambini, alla cultura della pace. La sua è stata una visione innovativa che ha contribuito a cambiare la pedagogia nel nostro e in molti altri Paesi. In queste ore di profondo dolore ci stringiamo ai familiari, agli amici, a tutte e tutti coloro che lavorano per l’Istituzione scuole e nidi d’infanzia, Reggio Children srl e in particolare Fondazione Reggio Children”.

Anche la Provincia di Reggio piange la scomparsa di Carla Rinaldi: “Pedagogista di valore internazionale, Carla Rinaldi è stata una protagonista indiscussa della crescita della nostra comunità dapprima lavorando al fianco di Loris Malaguzzi, poi raccogliendone l’eredità e trasformando le sue straordinarie intuizioni in campo educativo in un progetto divenuto punto di riferimento nel mondo”, ha ricordato il presidente della Provincia Giorgio Zanni. “Il Reggio Emilia Approach rappresenta forse la pagina più luminosa di quella rete di servizi innovativi, nei più svariati campi, che sono alla base del sistema di welfare reggiano e hanno saputo assicurare alla nostra provincia benessere e sviluppo: un’eredità preziosa a cui Carla Rinaldi ha contribuito per tutta la vita con passione, dedizione e competenza e che sarà nostro dovere preservare”.