Dopo giorni di timori e condanne (politiche), erano poche decine i manifestanti che nel tardo pomeriggio di domenica 30 marzo si sono ritrovati nella piazzetta tra lo skate park e uno dei capannoni delle ex Reggiane (di fianco a piazzale Europa) per la manifestazione “Riprendiamoci Reggio Emilia”, organizzata dal movimento di estrema destra Rete dei patrioti e alla quale ha aderito anche Casapound.
Tante bandiere italiane, qualche fumogeno, alcuni striscioni: uno, grande, su sfondo nero, con la scritta “Riprendiamoci Reggio Emilia” in bianco e granata e di fianco lo scudo Spqr; un altro, su sfondo bianco, con lo slogan vergato in nero “Basta mafia antifascista”; un terzo, sempre in nero su sfondo bianco, con la scritta “Remigrazione”.

Secondo le intenzioni originarie degli organizzatori, la manifestazione sarebbe dovuta consistere in un presidio con partenza da piazzale Marconi, davanti alla stazione ferroviaria storica di Reggio, e un successivo corteo nelle vie limitrofe; ma proprio alla vigilia la Questura reggiana, per il timore di incidenti con i residenti del quartiere o con gli attivisti dei centri sociali, ha detto di no al corteo, concedendo solo un presidio statico appunto in piazzale Europa. Alla fine un piccolo corteo improvvisato c’è stato ugualmente, ma soltanto lungo la via che costeggia gli ingressi dei capannoni 19 e 18 delle ex Officine Reggiane.







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