Fabbri (Pd) presidente Consiglio

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“Riavvicinare i cittadini alla politica svolgendo il nostro ruolo, come prescrive la Costituzione, con disciplina e onore”. Con queste parole il consigliere anziano Giovanni Gordini, eletto a Bologna nella lista ‘Civici con de Pascale’ e affiancato in qualità di segretari da Anna Fornili (Pd) e Tommaso Fiazza (Lega) quali consiglieri più giovani, ha ufficialmente aperto la dodicesima legislatura regionale.

Giovanni Gordini, in una breve riflessione, che ha anticipato il primo appello per i cinquanta eletti in Assemblea legislativa soffermandosi “sulla distanza tra la società civile e la politica, contrassegnata anche dalla scarsa partecipazione al voto dello scorso novembre. Nessuna volontà di analizzare questo fenomeno qui e ora, ma è evidente che si tratta di un tema di riflessione per tutti noi da affrontare nel corso della legislatura che inizia oggi, con la speranza di dare concreti segnali di vicinanza ai tanti bisogni della società che rappresentiamo”.

Maurizio Fabbri eletto presidente

“Oggi la nostra è una terra ferita dagli eventi ambientali estremi, diventati ormai ordinari, che saprà però riscattarsi ancora una volta solo se questo diventerà l’obiettivo di tutti noi, perché i cittadini chiedono certezze e vogliono vedere le Istituzioni, tutte, unite nel dare risposte. Dobbiamo essere quindi all’altezza della storia di questa terra e raccogliere il testimone di chi ci ha preceduto. Chi conosce il mio percorso sa quanto io sia legato alla mia
comunità, l’appennino, e voglio evidenziare che questo prestigioso incarico sia un forte segnale che questa Assemblea sta dando a sostegno di tutti i territori fragili di questa Regione. E’ da qui che nasce innanzitutto questo grande senso di orgoglio che sento oggi, che non è mio ma di tutti i cittadini di questi territori che aspirano ad avere sempre più centralità nel dibattito pubblico”.

Maurizio Fabbri si è così rivolto all’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna nel suo primo discorso dopo essere stata eletto presidente dell’Assemblea di viale Aldo Moro, ricevendo 49 voti su 50 votanti (tutti i consiglieri tranne se stesso che s è astenuto). Nel suo discorso di insediamento Fabbri ha avuto parole di ringraziamento e di stima per Emma Petitti, che ha presieduto l’Assemblea legislativa nell’ultima legislatura.

“Questa Regione, dalla sua costituzione, ha sempre saputo tenere insieme progresso e solidarietà, innovazione e senso di comunità. Ha costruito politiche che hanno fatto scuola ovunque, ha saputo mettere davvero in pratica i principi cardine della nostra Costituzione, garantendo benessere e qualità della vita per tutti”, ha sottolineato il nuovo presidente. Maurizio Fabbri, poi, ha ricordato: “L’Emilia-Romagna, che ha subito le atrocità della guerra, che ha saputo riscattarsi con la lotta partigiana, che è uscita da una condizione di povertà con la sua laboriosità e il suo spirito cooperativo, con il valore dato alla conoscenza, che sia la cultura tecnica o quella umanistica, è stata capace di generare benessere diffuso e uno sguardo aperto sul mondo, a partire dall’Europa. La nostra regione è una Terra che è stata ferita più e più volte prima dalla violenza nazifascista e poi dal terrorismo e che porta orgogliosamente le sue ferite e le trasforma in strumenti di pace e democrazia”.

Il filo conduttore del discorso di Maurizio Fabbri è stato il tema dei diritti: diritto alla salute, diritto al lavoro, diritto alla pace e ogni altra forma di declinazione dei valori della Costituzione italiana.

“La nostra Assemblea – ha evidenziato – sarà la casa dei diritti: i diritti di chi cerca un lavoro o ha un lavoro povero, da cui non trae sostentamento e dignità per se per i propri cari. I diritti di avere un lavoro sicuro, in un Paese afflitto dalla inaccettabile piaga delle morti sul lavoro. I diritti dei bambini ad avere un’infanzia felice, delle famiglie a un’istruzione pubblica di qualità, dei ragazzi a vedere le proprie ambizioni realizzabili e a ricevere ascolto per le proprie ansie e preoccupazioni. Degli anziani a vedere riconosciuto il lascito sociale del proprio lavoro e di quanto fatto per la propria comunità e di non sentirsi abbandonati ma accolti e sostenuti. I diritti delle donne a vedere compiuta la propria unicità in ogni ambito della vita sociale, politica, lavorativa e familiare, superando barriere e steccati ideologici e che dovrebbero essere ormai definitivamente superati. Donne libere di amare e di ribellarsi ad amori che tali non sono, combattendo quotidianamente la violenza e le offese che nessuno dovrebbe compiere su di esse”.

Valori, quelli citati, che il presidente Maurizio Fabbri auspica vengano declinati guardando alle sfide del presente, un mondo martoriato da crisi economiche e guerre.

“Le grandi diseguaglianze che aumentano ovunque nel mondo – ha proseguito – mettono anche qui a repentaglio le nostre conquiste e lo scenario internazionale non lascia intravedere significativi miglioramenti da questo punto di vista, anzi. A guerra, protezionismo, negazionismo climatico, precarietà dobbiamo rispondere anche da qui con la cultura della pace, del lavoro buono, dell’apertura al mondo e dare una risposta vera e una visione chiara all’angoscia di tanti, troppi, che guardano al futuro con paura. E lo dobbiamo soprattutto ai grandi assenti del dibattito pubblico: le giovani generazioni. Giovani che vengono visti come una minaccia, che si cerca di sminuire, ridicolizzare o ancor peggio punire quando scendono nelle nostre piazze per urlare la loro disperazione per ciò che li attende nel futuro”.

“Siamo una terra – ha concluso Maurizio Fabbri – che dal dopoguerra è stata un approdo per tanti ragazzi e ragazze da tutta Italia e non solo, che hanno poi arricchito la nostra composizione sociale permettendoci di crescere economicamente, culturalmente e demograficamente. In un’Italia che perde giovani, noi, e lo dimostrano anche gli ultimi dati demografici, siamo ancora attrattivi e visti da tanti come una possibilità e un’opportunità”.