Lo ha detto il governatore dell’Emilia-Romagna e candidato alla segreteria del Pd, Stefano Bonaccini parlando con Rainews: “Avevo chiesto di anticipare i tempi del congresso, già settimane e mesi fa, ho visto che avevo poca gente intorno a me, ma avevo ragione io. Avremmo dovuto fare molto più in fretta. Ora è difficile cambiare, a poche settimane dallo svolgimento, alla luce del fatto che in due regioni come Lazio e Lombardia si vota per le regionali”. Ma per il futuro “bisognerà cambiare le regole. La gente normale non comprende come sia possibile metterci sei mesi a fare un congresso. Siamo rimasti l’unico partito a farlo e questo lo difendo, ma va conciliato con tempi più normali e non fare la figura dei marziani”.
E sulle correnti interne ai dem: “Il Pd non può che essere plurale”, ma questo non significa “continuare a vivere di correnti fossilizzate, che più che dare un contributo di idee sono diventate un elemento divisione invece che di unità. E che hanno mandato avanti non i meritevoli, ma i fedeli ai capicorrente di turno”. “Qualche dirigente del Pd nazionale, da 20 anni in parlamento e che ha sempre fatto il capocorrente – ha detto ancora a Rainews24 – dice che io non potrei garantire il pluralismo. Ma io il partito ho contribuito a fondarlo e quando ho avuto opinioni differenti con il gruppo dirigente non me ne sono mai andato. È troppo comodo andarsene, bisogna restare insieme”.






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