76° Liberazione, il Pci reggiano nella Resistenza

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Il 76° anniversario della Liberazione coincide, quest’anno, con il centenario della nascita del Partito comunista d’Italia che nella Resistenza e nella costruzione della società reggiana ha avuto un ruolo determinante. Per questo motivo, abbiamo pensato di ricordare l’anniversario della Liberazione ripercorrendo molto sinteticamente, e senza pretese di esaustività, la storia del PCI reggiano attraverso i gruppi dirigenti che si sono succeduti dal 1943 all’aprile 1945 (nella foto in alto Didimo Ferrari, Eros-Duri).

Iniziamo a raccontare dalla sera del 9 settembre 1943 quando, alle Scampate di Montecavolo, a casa dei Catellani, si riuniscono i dirigenti del Partito comunista reggiano usciti dalla clandestinità o dalle carceri o rientrati dal confino dopo il 25 luglio e costretti dagli eventi a risprofondare nell’ombra, dopo la firma dell’armistizio avvenuto il giorno prima. Sono circa una ventina coloro che gettano le basi dell’organizzazione militare comunista a Reggio Emilia i GAP (Gruppi d’azione patriottica). Sono presenti, secondo diverse testimonianze: Gismondo Veroni, Scanio Fontanesi, Osvaldo Poppi, Alcide Leonardi, Armando Attolini, Sperindio Ghidoni, Attilio Gombia, Angelo Zanti, Paolo Davoli, Ferdinando Ferrari, Renzo Torreggiani. Mentre nelle vicinanze, a protezione della riunione, vi sono: Emore Gilli, Onder Boni, Orfeo Becchi, Aristide Papazzi, Bellino Iori, Romeo Ghidoni, Primo Del Monte, Fiero Catellani, (G. Bertani, 2005; U. Pellini, 2019).

Aldo Magnani

Prima di proseguire cronologicamente, facciamo un salto all’indietro e torniamo ai mesi precedenti il 25 luglio del ´43, prima cioè dell’arresto di Mussolini, precisamente agli inizi di gennaio 1943 per scorrere rapidamente i nomi dei dirigenti ancora liberi del Partito comunista reggiano, falcidiato da anni di arresti e di condanne al confino.

Sono: Ferdinando Ferrari (segretario), Scanio Fontanesi, Desiderio Cugini, Paolo Davoli, e Gino Ruozzi, che formano, con un termine un po’ pomposo, il Comitato federale (S. Fontanesi, 1981). Dopo l’arresto di Davoli, di Cugini e di altri comunisti latitanti (aprile 1943), si ricostituisce il Comitato Federale con Ferdinando Ferrari (confermato segretario), Aldo Magnani, Silvio Fantuzzi, Renato Bertolini, Arrigo Nizzoli, Onder Boni e Giannino Degani. «Con questo gruppo dirigente il PCI reggiano arriva al 25 luglio e poi all’8 settembre».

 

Vittorio Saltini

Col ritorno dal confino e dal carcere di figure come Attilio Gombia, Sante Vincenzi e Vittorio Saltini e di altri, Ferrari si dimette da segretario (A. Ferretti, 1978). Dopo la riunione notturna che abbiamo raccontato e le poche iniziative che sarebbero seguite, a ottobre arriva, da Bologna, Gaetano Chiarini, con funzione di ispettore e di segretario, visto la vacanza della carica (Ferretti, 1978). I comunisti reggiani sono accusati di poco attivismo resistenziale, l’accusa precisa è “attendismo”, contro fascisti e tedeschi.

Ritratto di Cesare Campioli, sindaco di Reggio Emilia dal 1945 al 1962

Neppure Chiarini, secondo i diversi rapporti stilati dagli “ispettori” Berto (non meglio identificato) e Renato Giachetti, sarebbe riuscito a smuovere il partito reggiano. Un’accusa, però, sostanzialmente ingiusta (L. Casali, 1984); comunque sia alla fine del dicembre 1943, arriva a Reggio Emilia, ancora da Bologna, Medardo Masina per sostituire Gaetano Chiarini. Il neo segretario racconta, in una testimonianza forse un po’ troppo severa, che il «gruppo dirigente comunista reggiano era riluttante ad intraprendere azioni di lotta di un certo tipo», perché dopo la fucilazione dei Fratelli Cervi «si era diffuso un clima di paura». Il suo compito, quindi, è di dare un’accelerazione all’attività del partito reggiano. Del Comitato federale, in quel momento, fanno parte Valter (?), Vittorio Saltini, Aldo Magnani, Cesare Campioli e Giovanni Ferretti; in un secondo momento, continua Masina, entrerà anche Arrigo Nizzoli, operaio delle Reggiane, «con il compito del collegamento con le fabbriche». Prima di proseguire un’avvertenza per sottolineare il fatto che le informazioni su chi era presente in certi incontri o faceva parte di organismi dirigenti sono spesso basate su testimonianze raccolte molti anni dopo e – come abbiamo visto nel caso dell’ingresso nel CF di Nizzoli – non sempre coincidono.

Arrigo Nizzoli, segretario del Pci

Non ci soffermeremo su ciò che accade nel corso del 1944 – ricordiamo, solo di sfuggita, che dal gennaio all’estate del 1944, i Gap colpiscono duramente le fila fasciste – ma corriamo direttamente al tardo autunno perché per il partito comunista è stato un momento tragico. All’inizio di dicembre sono catturati Angelo Zanti e Paolo Davoli fucilati dai fascisti, rispettivamente, il 13 gennaio 1945 alla caserma Zucchi e il 28 febbraio a Cadelbosco Sotto. Poco dopo anche Vittorio Saltini, nuovo segretario del PCI reggiano, va incontro a un tragico destino. Verrà ucciso, insieme alla sorella Vandina, durante il rastrellamento fascista del 25 gennaio ’45.

Scanio Fontanesi

Saltini, dal dicembre 1944, aveva sostituito Medardo Masina, chiamato a responsabilità politiche regionali, nella funzione di segretario della Federazione reggiana. In seguito agli attacchi nazifascisti contro le formazioni partigiane in tutto il Nord-Emilia, decide di convocare, per la sera del 24 gennaio 1945, il Comitato direttivo del PCI per decidere le azioni da intraprendere di fronte al massiccio attacco in corso, che avrebbe potuto investire anche il reggiano. Saltini e Aldo Magnani si recano a San Prospero di Correggio (Reggio Emilia), dove si tiene la riunione.
Attraversano i campi sulla neve gelata. All’incontro partecipano, oltre a Saltini e Magnani, Cesare Campioli, Arrigo Negri, Arrigo Nizzoli e Silvio Fantuzzi per il comitato direttivo, Pietro Gibertoni per il Fronte della gioventù. Vittorio Saltini è formalmente nominato segretario della Federazione. Contemporaneamente alla riunione, nella zona di Correggio, Rio Saliceto e Campagnola ha inizio il temuto rastrellamento nazifascista.

Il neo segretario, prima di raggiungere San Michele di Bagnolo in Piano, dove ha un appuntamento politico, decide di passare da casa, ma la sua abitazione è uno degli obiettivi del rastrellamento: i fascisti sono in agguato. Lo uccidono con una raffica di mitra. Poche ore dopo anche la sorella Vandina, accorsa alla notizia, è falciata dal fuoco nemico. La perdita di Vittorio Saltini è un grave colpo. Il gruppo dirigente del PCI si riunisce – con la presenza, probabilmente, di Stefano Schiapparelli o di Medardo Masina in rappresentanza del Triumvirato Insurrezionale Nord-Emilia (TINE) – a Gavassa. Aldo Magnani è nominato segretario. Il suo incarico, però, dura pochissimo. Nel febbraio 1945, il Triumvirato ha bisogno di un dirigente da inviare a Parma per sostituire Umberto Macchia (chiamato a formare un secondo Triunvirato emiliano con Pietro Montagnani e Amerigo Clocchiatti).

Gismondo Veroni

Nel corso della riunione con la segreteria, che si svolge in una casa colonica di Massenzatico (Reggio Emilia), Masina, a nome del TINE, chiede che sia Arrigo Nizzoli a essere inviato a Parma, che, però, si oppone adducendo ragioni di salute. Al suo posto è Aldo Magnani che va al di là dell’Enza, come ispettore del Triumvirato. A questo punto, per ricoprire il ruolo di segretario non resta che un nome: Nizzoli, uno dei pochi dirigenti politici ancora libero, attivo nella stretta cerchia che guidava da tempo il PCI nella lotta partigiana, militante di lunga data e operaio alle Reggiane. Nominarlo segretario del PCI provinciale è, probabilmente, una scelta naturale oltre che necessaria, (Aldo Magnani, 1982). Arrigo Nizzoli “Lino” è il segretario della Liberazione.

Dopo si aprirà un’altra pagina.

I nove componenti del clnp. Da sinistra: Gino Prandi, Cesare Campioli, Aldo Magnani, Vittorio Pellizzi, Alberto Simonini, Domenico Piani e Virgilio Camparada

Bibliografia in ordine di citazione nel testo:

G. Bertani, Per combattere in pianura. GAP e SAP tra le colline e il po in M. Storchi (a cura di), 20 mesi per la libertà. La guerra di Liberazione dal Cusna al Po, 2005;

U. Pellini, I comunisti e la lotta armata alle Scampate di Montecavolo, “RS-Ricerche Storiche” n. 127/2019;

S. Fontanesi, L’università del carcere in A. Gianolio (a cura di), Testimonianze di comunisti reggiani, 2 Quaderni della Federazione del PCI di Reggio Emilia, 1981;

A. Ferretti, Comunisti a Reggio Emilia (1921-1943), 1978;

M. Masina, Cos’ venne intessuta l’organizzazione del partito in A. Gianolio (a cura di), Testimonianze di comunisti reggiani, 2 Quaderni della Federazione del PCI di Reggio Emilia, 1981;

L. Casali, La «doppia linea». Appunti e proposte di ricerca sui comunisti reggiani nella Resistenza, “Ricerche Storiche”, nn. 52-53/1984;

A. Magnani, Sessant’anni di un militante comunista reggiano, 1982.




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