Unindustria Reggio: disponibili al dialogo con la Fiom, ma no a pretese economiche insostenibili

Roberta Anceschi presidente Unindustria RE Reggio Emilia

Scrive in una nota Unindustria Reggio Emilia: “Le recenti posizioni assunte dalla FIOM di Reggio Emilia in merito alle relazioni tra imprese e lavoratori ed all’insufficienza dei trattamenti retributivi ad essi riconosciuti rispetto all’attuale dinamica inflattiva necessitano di alcune importanti puntualizzazioni, se non altro per rimarcare il ruolo di responsabilità delle Parti Sociali nella definizione di politiche finalizzate alla salvaguardia e allo sviluppo del lavoro e dei livelli di reddito, soprattutto in contesti di turbolenza come quello che stiamo attraversando.

Innanzitutto, appare utile richiamare i positivi contenuti della contrattazione di secondo livello ampiamente diffusa sul nostro territorio, i cui vantaggiosi risultati economici e normativi a favore dei lavoratori sono stati a più riprese sottolineati, anche di recente, proprio dalla FIOM, in termini di successo della propria azione sindacale.

D’altra parte le imprese reggiane metalmeccaniche, e non solo, si sono da sempre rese ampiamente disponibili al miglioramento delle condizioni contrattuali e retributive del proprio personale, attraverso la negoziazione di accordi sindacali migliorativi delle già estese tutele previste dalla contrattazione nazionale e si può tranquillamente sostenere che i livelli retributivi in essere nel nostro territorio si collocano ai vertici dei livelli del settore rispetto all’intero territorio nazionale.

In tale contesto e per i su esposti motivi pare strano leggere che – in considerazione dei risultati eccellenti che le aziende hanno ottenuto, come risulterebbe dalla recente indagine condotta dalla Fiom su un vasto campione di Imprese reggiane – le stesse siano chiamate ad una prova di responsabilità sociale, perché questa da sempre esiste; piuttosto lo stesso senso di responsabilità dovrebbe essere dimostrato dal sindacato nel rispettare gli accordi da poco conclusi e nel mantenere gli equilibri necessari nelle trattative ancora in corso.

Anche le negoziazioni aziendali che presentano profili di maggiore complessità sono comunque sempre caratterizzate dall’apertura al confronto e dalla propositività delle aziende interessate sulle diverse tematiche trattate – anche in termini retributivi – ma certamente diventa difficile pervenire alla definizione di un accordo, ed evitare gli stati di agitazione che ne conseguono, a fronte di pretese economiche che (come nel recente caso della Nexion di Correggio – RE) appaiono assolutamente non compatibili con l’imprescindibile esigenza di un equilibrato controllo dei costi di gestione, necessario per assicurare stabilità e prospettive di sviluppo alle attività aziendali.

E’ innegabile che l’attuale congiuntura richieda interventi di sostegno al reddito di cittadini e lavoratori, così come di sostegno delle Imprese e dell’economia, ma non è possibile pretendere – come ipotizza la FIOM – che ciò avvenga a totale carico delle singole aziende e senza tenere in considerazione le regole concordate a livello nazionale che prevedono, attraverso due distinti livelli di contrattazione, da un lato l’adeguamento del potere d’acquisto delle retribuzioni attraverso il periodico incremento dei livelli retributivi stabiliti dal CCNL, e dall’altro una equilibrata redistribuzione delle risorse derivanti, di anno in anno, dai risultati di miglioramento della gestione aziendale.

Se questo sistema di regole condivise, tra l’altro già ampiamente migliorato nel territorio a favore dei Lavoratori i, oggi alla FIOM di Reggio Emilia appare inadeguato e addirittura “anacronistico” per la tutela dei livelli retributivi, è solo attraverso la richiesta di apertura di un confronto a livello nazionale ed interconfederale che ragionevolmente si può pensare di verificarne l’efficacia e discuterne gli eventuali correttivi e non certamente attraverso azioni di forza condotte sul territorio, ingiustamente dannose per le Imprese e (indirettamente) per gli stessi lavoratori che si vorrebbero tutelare.

Sul territorio rimane la disponibilità a qualunque tipo di confronto, anche nell’ottica delle relazioni da sempre esistenti, per affrontare insieme questo complicato periodo, a tal proposito ricordando che, proprio con tale finalità si è svolto il 6 ottobre un importante e costruttivo incontro del Tavolo per il Patto Territoriale del Lavoro in Provincia di Reggio Emilia, che ha visto partecipare oltre alle istituzioni, tutte le organizzazioni sindacali e le parti datoriali firmatarie del Patto, e dove, con una logica di massima collaborazione, anche in prospettiva futura, si è ampiamento discusso delle tematiche derivanti dall’attuale grave situazione generale”.



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