«Revenge porn, stereotipi negativi, discriminazioni sul lavoro e “narrazioni tossiche”: la violenza sulle donne continua a crescere anche durante la pandemia». Lo sottolinea Federico Amico, presidente della Commissione Parità e Diritti delle persone, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Oggi in assemblea legislativa il consigliere di Emilia-Romagna Coraggiosa è intervenuto sulla risoluzione approvata poi all’unanimità, che chiede alla giunta sia di proseguire nelle azioni fin qui condotte, ma soprattutto a finanziare sempre più azioni di prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere. Inoltre, ieri Amico ha convocato – seppur in forma virtuale – la Conferenza delle elette dell’Emilia-Romagna: 700 le donne invitate a partecipare, esponenti di amministrazioni pubbliche, associazioni e coordinamenti femminili, con l’obiettivo di promuovere la piena affermazione dei diritti delle donne attraverso la loro partecipazione attiva alla vita politica e istituzionale.
«La rappresentazione delle donne – afferma il presidente della Commissione Parità – continua a distorcere la realtà, a giustificare la violenza maschile, a minimizzare hate speech e body shaming. Basta osservare i recenti episodi di cronaca, dalla maestra torinese licenziata dopo che il suo ex ha diffuso le sue foto private, al fondatore di Facile.it, accusato di aver drogato e stuprato una ragazza di 18 anni, definito dalla stampa come “Un vulcano di idee che, al momento, è stato spento”. La violenza “virtuale” contro le donne e le ragazze è un nuovo pericolo che dobbiamo aggredire – ha aggiunto Amico – Da una ricerca dell’Eige (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) emerge che una donna su tre ha subito o subirà una qualche forma di violenza nel corso della vita e che i fenomeni del revenge porn o del cyber flashing sono in netta crescita. La mappa dell’intolleranza 2019, risultato di un’analisi condotta dall’Università di Milano, Bari e Roma, evidenzia come i tweet negativi per il 27 per cento riguardino proprio le donne, al secondo posto subito dopo i migranti».
Federico Amico riporta inoltre come la situazione di crisi legata al Covid «abbia generato un’emergenza dentro l’emergenza: il confinamento forzato ha costretto molte donne a continuare a subire violenze, aggressioni, maltrattamenti. I dati indicano che nel periodo tra il 2 marzo e il 5 aprile 2020 i centri antiviolenza della rete D.i.Re sono stati contattati complessivamente da 2.983 donne e di queste solo il 28 per cento erano contatti nuovi, mentre le restanti 2.147 erano già in contatto con le operatrici».
In aula, oggi, ha infine rivolto un appello a tutta l’assemblea perché su questo tema e più in generale sulle politiche di genere, l’impegno non rimanga confinato alla giustissima sollecitazione che proviene dalla componente femminile dell’aula, bensì che diventi patrimonio culturale di tutti i suoi componenti, a prescindere dal genere in cui si riconoscono.






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“Rischio di licenziamenti di massa", che poi ,a pensare male, era l'intento iniziale ?...le cause scatenanti il rogo che ha devastato lo stabilimento sono state
Analisi lucidissima da condividere in toto.
Cioè bisognerebbe scendere in piazza per autorizzare moralmente il ns paese nel plaudire il nuovo progetto di esportazione della Democrazia? Non è che magari dopo i […]