“Devono essere fatte valutazioni rigorose per verificare se il percorso, la rete che ha in cura queste persone ha presentato dei limiti o delle mancanze; conoscendo i professionisti della nostra azienda coinvolti nella gestione dei disturbi mentali, sono certo che questa è la loro prima preoccupazione”.
È un passaggio del discorso con cui il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, nella seduta del consiglio comunale di lunedì 28 settembre, ha commentato l’episodio di violenza avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 27 settembre alla stazione di servizio Ego di via Martiri di Cervarolo, nella zona di Buco del Signore/Due Maestà.
L’aggressore, Mena Istafanous, 26 anni, recentemente aveva iniziato un percorso di cura presso il Centro di salute mentale di Reggio, ha rivelato la direzione dell’Azienda Usl Irccs. Ed è proprio su questo aspetto che, tra le altre cose, si è concentrata l’attenzione del sindaco, che ha chiesto di verificare se ci siano stati eventuali “buchi” – che magari (anche se non l’ha detto esplicitamente in aula) non hanno permesso di prevedere quello che poi è accaduto (o, se non altro, anticipare la possibilità che potesse accadere qualcosa di questo livello di brutalità): una donna aggredita e ferita con un cacciavite, altre due persone investite di proposito con la macchina.
Per Massari “dev’essere chiaro che il disagio psichico non può essere assolutamente un alibi e che ogni responsabilità deve essere accertata e perseguita secondo le leggi”, ma allo stesso tempo “dev’essere altrettanto chiaro che malattia psichica non significa assolutamente avere a che fare con persone pericolose”. Almeno, non in automatico.
Quest’ultimo concetto, secondo il sindaco, “è uno stigma che va assolutamente respinto e rifiutato”, e “dev’essere altrettanto chiaro che le reti che devono assicurare e curare con dignità le persone più fragili, tra cui anche i pazienti che presentano malattie mentali, non sono assolutamente in contrapposizione alla sicurezza della comunità”. Anzi: per Massari “reti di assistenza e di cura efficaci conferiscono più sicurezza alla comunità, e questo dev’essere chiaro e deve riguardare tutti i soggetti coinvolti, a partire dal governo fino alle amministrazioni locali, ai servizi socio-sanitari, il terzo settore, in sostanza tutti i cittadini”.
Spazio poi anche per un appello alla politica (e non solo): “Invito tutti a respingere parole di odio, parole di vendetta o richiedere di trattare con violenza episodi di violenza”, ha concluso Massari. “La violenza chiama violenza. L’odio chiama odio. Abbiamo lo Stato, abbiamo le leggi, abbiamo una comunità che deve rimanere unita e coesa, anche nella richiesta di fermezza nel gestire quest’episodio di violenza gratuita ed efferata… come la nostra comunità ha fatto alcuni mesi fa nel caso dell’omicidio di Raffaele Stipa”.






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