Sergio Venturi contro l’uso delle mascherine chirurgiche a scuola deciso dal governo. Una scelta, secondo l’ex commissario all’emergenza sanitaria in Emilia-Romagna molto complicata da gestire dal punto di vista ambientale. “Undici milioni di mascherine mi sembrano un’eresia, sono 13.200 chilometri l’anno di scatolette da smaltire solo per le scuole italiane”, calcola Venturi. E aggiunge: “Speriamo che vengano smaltite adeguatamente e di non trovarle sui moli e sulle spiagge, come ho visto questa estate”. Sergio Venturi ne ha parlato presentando alla stampa “La goccia del colibrì”, in libreria da domani per le edizioni Pendragon, il libro che racconta la sua esperienza alla guida della sanità emiliano-romagnola durante la pandemia.
“Le scuole non sono ospedali, secondo me c’era modo di usare altri tipi di maschere“. Ad esempio, “si poteva fare come le squadre di calcio”, che hanno le loro mascherine brandizzate. Le mascherine di tessuto, sostiene Venturi, avrebbero avuto la stessa efficacia in termini di protezione ma un impatto ambientale decisamente inferiore, soprattutto guardando al mondo post-epidemia.
“L’usa e getta è il messaggio peggiore che possiamo fare sul mondo che faremo”, scandisce ancora l’ex assessore e commissario. Che si aspetta, almeno in Emilia-Romagna, una presa di coscienza e magari una correzione su questo: “Sono molto fiducioso che questa regione ci rifletta sulle mascherine chirurgiche a scuola”, lancia l’amo.
In generale, afferma ancora Venturi, “abbiamo dato prova di aver imparato la lezione, in particolare nelle regioni più toccate dalla prima ondata. La prospettiva per il domani invece la trovo carente, al futuro si dedica appena qualche slogan”. In questa fase della pandemia, sottolinea ancora l’ex commissario, Stiamo a pesare pochi contagi in più o in meno al giorno, abbiamo bisogno del nostro oroscopo e guardiamo molto al nostro quotidiano”.






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