Vaccino in fabbrica, l’industria c’è. La prima a dire sì è la Lamborghini

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Non solo buoni propositi. Confindustria fa sul serio e si prepara, quando ci saranno i vaccini e partirà la somministrazione di massa, a mettere a disposizione fabbriche, spazi e personale. In Lombardia è stato firmato un discusso accordo con la Regione, più che altro una dichiarazione di intenti. A Bologna la raccolta delle disponibilita’ tra le imprese è iniziata ieri e sono arrivate subito le prime adesioni. La prima ad alzare la mano è stata Lamborghini, ma tutte le big hanno risposto all’appello, per spirito di solidarietà, ma anche perchè, dopo un anno difficile anche dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e dell’applicazione delle misure di contenimento del contagio, si spera tornare il prima possibile alla normalità. Sono pronte a scendere in campo Lamborghini, Ducati, i colossi del packaging, come Marchesini, Marposs, Bonfiglioli, ma anche tutte le aziende, anche le più piccole, trapela da Confindustria, si sono dette disponibili a dare una mano ospitando ‘campi di vaccinazione’.

C’è tempo fino al 19 marzo per farsi avanti, anche se in realtà al momento si tratta di un’adesione di massima a un progetto non ancora chiaro nei dettagli organizzativi. Insomma, mancano le regole di ingaggio, tanto che non è ancora certo se sarà possibile farlo. Dovesse arrivare l’ok, in ogni caso, si tratta di impegno certamente non alla portata di tutte le imprese: le aziende, per esempio, dovranno mettere a disposizione il loro medico. C’è, poi, da risolvere la delicata questione della privacy e della raccolta dei dati relativi alle persone che dovranno eventualmente essere vaccinate, soprattutto nel caso in cui si tratti dei dipendenti diretti dell’azienda, ma di quelli, per esempio, della ditta vicina.

Il sistema produttivo locale è pronto, ora servono regole e, soprattutto, dosi. “Abbiamo risposto subito. A Bologna le aziende non vedono l’ora”, conferma alla ‘Dire’ Valentina Marchesini, responsabile delle Risorse umane nell’azienda di famiglia, uno dei più importanti gruppi italiani del packaging, impegnato tra le altre cose, nella produzione delle macchine per il confezionamento del vaccino russo Sputnik.
“Confindustria ieri ci ha mandato un questionario per sapere se siamo disponibili, se abbiamo gli spazi, quanti dipendenti abbiamo. Un’indagine per capire se ci sono, non solo la volontà di farlo, ma anche gli spazi e le strutture organizzative necessarie, compresa la presenza del medico aziendale. Siamo pronti anche a mettere a disposizione un’infermiera se serve”, spiega Marchesini. Del resto, “ci siamo organizzati già da tempo per fare i tamponi. Possiamo fare altrettanto per i vaccini”, assicura la manager.
“Stiamo soffrendo. Crediamo che, dopo un anno dove non abbiamo mollato, un secondo meriteremmo le vaccinazioni”, si sfoga a nome di quanti in questi mesi, non solo in fabbrica, ma anche nei supermarcati, non si è mai fermato e ha sempre lavorato in presenza. “Ovviamente mettiamo a disposizione gli spazi non solo per vaccinare i nostri collaboratori, ma anche le loro famiglie, i lavoratori dell’indotto. Noi ci rendiamo disponibili a farlo. Subito e in fretta”, pressa l’imprenditrice.

(Agenzia Dire)



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