Uomo nudo in strada, l’Ausl di Reggio: “I comportamenti eclatanti sono espressione clinica della malattia”

uomo nudo in circonvallazione a Reggio Emilia – DDL

Dopo giorni di polemiche e ricostruzioni non sempre accurate, l’Ausl di Reggio Emilia è intervenuta per fare chiarezza sulla vicenda del giovane uomo straniero in evidente stato di fragilità psicofisica che lo scorso 25 marzo si aggirava completamente nudo in mezzo alla strada sulla circonvallazione di Reggio e in viale Umberto I.

“È doveroso fornire alcuni elementi di chiarimento, nel rispetto della dignità della persona e nell’interesse della collettività”, spiega il Dipartimento ad attività integrata di salute mentale dell’Azienda Usl Irccs di Reggio: “I disturbi mentali rappresentano una condizione diffusa che riguarda l’intera comunità: si stima che tra il 15% e il 20% della popolazione possa sperimentarne uno nel corso della vita. Le forme più gravi, come i disturbi psicotici, interessano circa l’1% della popolazione e possono comportare una temporanea perdita del contatto con la realtà”.

In tali condizioni, “i sintomi possono includere idee deliranti, allucinazioni e una marcata disorganizzazione del pensiero e del comportamento. I comportamenti che possono apparire incomprensibili o eclatanti costituiscono espressione clinica della malattia e non atti intenzionali”. Per l’Ausl reggiana “è necessario contrastare letture semplicistiche o fuorvianti: la presenza di una condizione psicotica non è di per sé indicativa di consumo di sostanze né può essere automaticamente ricondotta all’uso di droghe. Parimenti, non esiste un nesso diretto tra disturbo mentale e pericolosità sociale: la grande maggioranza delle persone affette da disturbi psichici non manifesta comportamenti violenti”.

Il Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) a cui è stato sottoposto il giovane, sottolinea l’Ausl di Reggio, “è un provvedimento sanitario previsto dalla normativa vigente”, attivato in presenza di specifiche condizioni: alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, rifiuto delle cure e impossibilità di adottare idonee misure sanitarie extraospedaliere: “Si tratta di una misura temporanea, finalizzata esclusivamente alla tutela della salute della persona. La normativa non prevede tra i requisiti per l’attivazione del Tso una generica valutazione di pericolosità per sé o per gli altri, ma esclusivamente la presenza delle condizioni cliniche sopra indicate”.

La durata iniziale del Tso è stabilita per legge in un periodo limitato (fino a sette giorni), eventualmente rinnovabile qualora persistano le condizioni cliniche che ne hanno determinato l’attivazione. Durante il periodo di Tso, spiega ancora l’Ausl reggiana, i servizi sanitari “sono tenuti a porre in essere ogni intervento terapeutico e relazionale finalizzato a ottenere il consenso e la collaborazione della persona alle cure, in coerenza con quanto previsto dalla normativa”.

Qualora poi questi interventi abbiano un esito positivo e si osservi un miglioramento delle condizioni cliniche della persona in questione, con il recupero della capacità di aderire consapevolmente al trattamento, il Tso può essere revocato anche prima dei sette giorni inizialmente previsti. Dopo la revoca, il trattamento “prosegue su base volontaria: in tale contesto, la persona ha facoltà di interrompere il ricovero, non sussistendo più i presupposti giuridici per una prosecuzione in regime obbligatorio”.

“È importante sottolineare – conclude l’Ausl – che la risposta ai trattamenti farmacologici e psico-sociali può essere anche rapida; tuttavia, possono verificarsi ricadute anche nel corso di percorsi di cura adeguati, in quanto parte della storia naturale di queste condizioni è influenzata da molteplici fattori non sempre prevedibili”.



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