Un mini-lockdown che non servirà

caffè chiusura lockdown

Angela Merkel tratta i cittadini tedeschi come persone adulte e razionali. A differenza di Conte e Di Maio, i quali sembrano considerare gli italiani come bamboccioni a cui promettere le feste di Natale, la cancelliera ha usato parole chiare con i propri connazionali: “Ci aspettano quattro mesi di inverno. Saranno mesi lunghi e duri, la luce in fondo al tunnel è ancora lontana”.

Il lockdown versione morbida che attende gli italiani nasce invece nel mezzo di una babele di voci, spifferi e consigli che accompagna la faticosa stesura del nuovo dpcm. Al momento regna il caos, come è tipico delle abitudini nazionali.

Il presidente del Consiglio ha dapprima affrontato la seconda ondata del virus con un atteggiamento soft, mirato a scaricare una parte della responsabilità delle scelte al resto del governo e soprattutto alle Regioni e perfino ai Comuni. Poi si è infilato nella ormai consueta congerie di esperti, comitati, scienziati di varia specie. Risultato: un decreto di compromesso, contenente misure differenziate tra una regione e l’altra, poco comprensibile nelle sue numerose implicazioni e soprattutto, con ogni probabilità, inefficace ad abbassare la curva dei contagi e delle terapie intensive.

Sono bastate poche settimane di ottobre per riportare gli italiani sull’orlo di un nuovo precipizio. Si fanno più tamponi e con essi si scopre la moltiplicazione della forza del virus. Tutti o quasi abbiamo notizia di congiunti o conoscenti infettati. Fanno notizia ovviamente i personaggi dello sport, della politica e dello spettacolo presi di mira. Si è allargata la fascia di base del contagio, più larga della prima ondata anche in virtù dell’aumento del numero dei tamponi, ma sembra anche che il tasso di aggressività del virus produca meno effetti letali di prima.

Il punto è che non esiste una strategia. Si ha la sensazione che nessuna misura per così dire “light” possa invertire la rotta dei numeri. Molti virologi ed epidemiologi chiedono apertamente che cosa si stia aspettando prima di prendere il toro per le corna e dare luogo a un nuovo draconiano lockdown generale, sinora unica arma a essersi dimostrata efficace nel colpire lo sviluppo pandemico. Ma un altro lockdown sarebbe probabilmente fatale per molte attività economiche, contribuirebbe a una seconda botta di crollo del Pil e getterebbe milioni di persone e di famiglie in una condizione di povertà o semi povertà.

Nel dilemma salute-lavoro si muovono Conte e compagni. Da segnalare è l’attivismo del presidente della Repubblica, il quale ha messo in atto un’azione di moral suasion nei confronti dei principali attori del quadro politico per scongiurare divisioni e frammentazioni. Mattarella vede il fuoco covare sotto la cenere e teme che le proteste possano trasformarsi in forme di violenza politica più o meno organizzata. Di qui l’invito alle forze politiche per uno sforzo di unità nazionale volto a combattere insieme, tutti dalla stessa parte, la guerra alla pandemia.

Mesi fa, all’inizio della crisi, circolò per qualche tempo l’ipotesi di un governo di responsabilità istituzionale che raccogliesse l’insieme dei partiti rappresentati in Parlamento. Né Mattarella né la maggioranza raccolsero l’invito e anzi mostrarono un certo sussiego nel respingere ogni tentativo di collaborazione. Ora il vento ha cambiato direzione e anche Pd e 5Stelle comprendono che nella gestione della più grave crisi sociale nella storia della Repubblica è meglio coalizzarsi anziché isolarsi.

Sullo sfondo, benché la luce in fondo al tunnel ancora non si veda, ci sono l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale e più avanti nel calendario le elezioni politiche. Difficile che il centrodestra non ponga condizioni vincolanti per l’appoggio alla lotta al Covid. Si parla di elezioni anticipate per consentire al futuro Parlamento dimagrito nei numeri di eleggere il futuro capo dello Stato.

Le manovre non mancano mai, neppure nei tempi più cupi della pandemia. Ma in realtà, oggi più che mai, ciascuno naviga a vista. C’è un pericolo troppo serio da affrontare.




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