Tricolore, insegnate a Massari l’abc

Marco Massari a Report Rai3 – RAI

Mi ero ripromesso di non tracciare bilanci di fine anno sull’operato del sindaco e della giunta, certamente i peggiori della storia repubblicana cittadina, con motivazioni natalizie. Un proposito nobile, ma incompatibile con la testardaggine dei fatti. Perché quando l’inettitudine diventa sistema, il silenzio rischia di sembrare complicità.

L’elenco è ormai noto, ma vale la pena rileggerlo come si fa con i grandi classici del disastro: gestione grottesca dell’incendio Inalca; rottura fragorosa con Max Mara, trattata con la leggerezza di una lite al bar; rapporti pessimi con Confindustria; dialogo inesistente con l’arcivescovo; una città sempre meno sicura, sempre più vuota, ultima nel turismo regionale e avviata a un declino che non ha più nemmeno bisogno di essere spiegato. Il flop dell’operazione De Franco in via Paradisi è lì a ricordarlo, mentre aumentano Tari e Irpef, perché almeno le tasse, quelle sì, funzionano sempre.

Sul fronte progettuale si entra nella dimensione del fantastico. Un sottopasso ciclopedonale verso Santa Croce esterna che pare concepito più per la logistica dello spaccio in monopattino che per la mobilità urbana. E poi la tramvia Mediopadana-Rivalta, piano megagalattico, costosissimo, ideologico, con fermate spiegabili solo con categorie antropologiche, non trasportistiche. Il tutto mentre Reggio scivola verso una periferia di sé stessa, amministrata a colpi di rendering e conferenze stampa.

Come se non bastasse, arriva anche la lezione di educazione civica al contrario. Per il secondo anno consecutivo, il 7 gennaio – festa della bandiera nazionale, non di una corrente politica – non saranno invitati esponenti istituzionali di alto livello. Una scelta che rivela l’incapacità di comprendere un concetto elementare: chi amministra un Comune rappresenta temporaneamente lo Stato, non una sezione di partito. Le opinioni personali non c’entrano nulla. O non dovrebbero.

Si preferisce invece invitare Corrado Augias, figura rispettabile, ma funzionale a perpetuare una visione tutta locale, autoreferenziale e un po’ polverosa: la piccola Reggio “rossa e rivoluzionaria”, col pugnetto chiuso d’ordinanza, incapace di assumere i toni e le posture della Repubblica. Qualunque sia il governo in carica. Non si chiede di invitare La Russa, ma nemmeno si prova a coinvolgere la presidente del Consiglio, un ministro, o anche solo il presidente della Camera, moderato e istituzionale quanto basta da non spaventare nessuno.

Il punto è che qui la cultura politica è ferma a decenni fa. Anni Settanta, federazioni giovanili, rituali stanchi. E non stupisce che intorno al sindaco riemergano figure e linguaggi di un mondo consunto, fallito altrove, ma tenuto in vita come un presepe ideologico fuori stagione.

Il Tricolore è il simbolo dell’unità nazionale. E l’unità nazionale esiste proprio perché riconosce e rispetta le differenze, non perché le esorcizza con inviti selettivi. È l’abc della democrazia repubblicana. Ma, evidentemente, a Palazzo quell’alfabeto non è mai stato imparato.




Ci sono 7 commenti

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  1. Uno

    Una sintesi dolorosamente vera.
    Che poi, se si trattasse di un fenomeno esclusivamente locale ci sarebbe da dispiacersi per la città sperando di resistere sino alle prossime elezioni.
    Ma questa classe politica locale è, altrettanto politicamente, lo specchio della deriva autoreferenziale di una sinistra fallita insieme alla sua casa madre a fine secolo scorso, non potendo una filiale sopravvivere alla morte del centro da cui promana, nonostante ogni velleità.
    Non c’è più il pici ma sono rimasti i picisti, epigoni scollegati dalla realtà e privi di qualsiasi strumento di analisi che non sia proprio del passato, resti politici di un mondo estintosi.
    Le celebrazioni si trasformano dunque in vuote liturgie autoreferenziali, il controllo del territorio ed il dialogo costante con le parti sociali sono sostituiti dai powerpoint. Le radici culturali sono considerate orpelli rispetto ad improbabili slogan sulla necessità di decolonizzare gli sguardi.
    Hegel, che i vecchi picisti ben conoscevano avendolo studiato nelle scuole di partito, parlava di delirio della presunzione.
    Da ciò di cui ci si accontenta, si comprende quanto é grande ciò che si é perso.

  2. paolo

    La sensibilità dei cittadini alla presenza delle figure Istituzionali, di qualunque livello siano, è rappresentata efficacemente dalla percentuale dei votanti a livello Nazionale e locale , percentuale, parere personale, che si sono meritati.


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