E’ stato interrogato per quasi tre ore in procura a Genova, Paolo Emilio Signorini, il presidente dell’Autorità portuale ed ex amministratore delegato di Iren che è in carcere dal 7 maggio, coinvolto nell’inchiesta per corruzione Regione che ha portato ai domiciliari il presidente Giovanni Toti.
Signorini si è difeso negando la corruzione: solo “comportamenti inopportuni con un amico” e comunque un “operato fatto solo nell’interesse del porto e degli operatori portuali”. Dunque Signorini, difeso dagli avvocati Enrico e Mario Scopesi, ha respinto tutte le accuse e “col senno di poi ha capito che il suo non era un comportamento adeguato”.
Il manager pubblico è arrivato in procura alle 13.30 ed è uscito poco prima delle 16. I pubblici ministeri Federico Manotti e Luca Monteverde, insieme all’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati avevano preparato una lista di domande, una dozzina. Secondo i pubblici ministeri l’ex presidente dell’Autority avrebbe ricevuto soldi, regali, alloggi in alberghi di lusso a Monte Carlo, da Spinelli e in cambio avrebbe velocizzato le pratiche che lo riguardavano: la concessione della proroga di 30 anni per il Terminal Rinfuse, l’assegnazione delle aree ex Carbonile, il tombamento di Calata Concenter. Il manager ha spiegato che i 15 mila euro (che avrebbe, secondo l’accusa, ricevuto in contanti da Spinelli) “li ha presi da una amica e glieli ha poi restituiti con le vincite al Casinò” mentre tutte le pratiche “amministrative sono state fatte correttamente e per mantenere un equilibrio tra gli operatori portuali”. E i 15 mila euro sono citati come esempio dal gip per respingere la revoca dei domiciliari per Spinelli senior. Per il gip “permangono i gravi indizi di colpevolezza e un concreto e attuale pericolo di inquinamento probatorio”.






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