Rossi (Pd): “Il Primo Tricolore ad Albanese non significa condividere tutto”

Marco Massari e Francesca Albanese al teatro Valli Reggio con il Primo Tricolore – CoRE

A qualche giorno dalla turbolenta consegna del Primo Tricolore a Francesca Albanese al teatro Valli di Reggio, con il “siparietto” tra la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e il sindaco Massari per il riferimento di quest’ultimo ai fatti del 7 ottobre 2023 e agli ostaggi ancora in mano ad Hamas (passaggio fischiato anche da una parte del pubblico in sala), è intervenuto sul tema anche il deputato reggiano del Pd Andrea Rossi.

“Il Primo Tricolore non è un riconoscimento qualsiasi. È il segno più alto della nostra comunità, un simbolo che richiama le radici della nostra identità e che ricorda a tutti noi che l’Italia ha saputo rinascere unendosi attorno a valori comuni: libertà, pace, democrazia. Ogni volta che la bandiera nata a Reggio Emilia viene consegnata, il gesto non parla solo al presente, ma porta con sé un’eredità di storia e di responsabilità”.

Per questo, ha detto Rossi, “credo sia giusto leggere il riconoscimento conferito a Francesca Albanese non con lo sguardo della contingenza politica, ma con la prospettiva più ampia che la nostra città ha sempre coltivato. Non significa condividere ogni posizione che la relatrice Onu ha espresso, ma riconoscere l’impegno per i diritti umani e per il diritto internazionale. È un terreno che può e deve restare comune, al di là delle appartenenze e delle divisioni”.

Il sindaco Massari, consegnando il Primo Tricolore, secondo il deputato dem “ha fatto bene a scegliere parole che tengono insieme verità difficili da accettare, ma che vanno ricordate con onestà: il feroce attacco terroristico del 7 ottobre e le angherie che la popolazione di Gaza sta subendo in questi mesi non possono mai essere giustificati né accettati. Sono due facce dello stesso disamore per la vita, per il diritto, per la pace. Dire che entrambe le cose rappresentano una ferita insanabile non è uno schierarsi, ma l’unico modo per ribadire che ogni estremismo, ogni violenza, tradisce i valori che la nostra bandiera incarna”.

In questi mesi, ha ricordato Rossi, “nel portare in piazza ogni volta che mi è stato possibile il nostro sdegno contro il governo di Netanyahu e il nostro dolore per quanto sta avvenendo a Gaza, lo abbiamo sempre fatto, ricordando il 7 ottobre e gli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi. È questa la cifra di una comunità che non vuole dimenticare nessuna vittima, che rifiuta di guardare solo a una parte, che sceglie la strada più difficile: quella dell’equilibrio e della verità”.

In questo quadro, la liberazione degli ostaggi e la fine delle stragi nella Striscia di Gaza “non sono condizioni di parte, ma parte dei presupposti per ridare speranza a un processo di pace. È una prospettiva difficile, certo, ma proprio per questo va perseguita con coraggio e con equilibrio. Chi ha fischiato queste parole forse non ha colto che l’essenza del messaggio era la condanna di tutte le violenze, degli estremismi, senza eccezioni. So bene che di fronte a scelte simboliche così cariche di significato le opinioni possono dividersi. È legittimo, è parte della vita democratica di una città viva come Reggio. Quello che invece non serve, e che indebolisce il dibattito pubblico, è l’atteggiamento di chi coglie ogni occasione per trasformare un gesto di pace in un pretesto di polemica. Non è così che si onora la storia del Primo Tricolore, e non è così che si rende un servizio alla nostra comunità”.

“Reggio, città medaglia d’oro della Resistenza, città che ha fatto della memoria e dell’inclusione un tratto distintivo, non deve smarrire questa vocazione”, ha messo in guardia Rossi: “Le nostre istituzioni hanno saputo negli anni affrontare l’estremismo in tutte le sue forme, scegliendo il dialogo, costruendo ponti, riconoscendo dignità anche nelle differenze. Non possiamo permettere che quel patrimonio venga ridotto a una schermaglia politica locale”.

Il Primo Tricolore, ha concluso il deputato reggiano, “è nato come simbolo di unità nazionale e deve continuare a rappresentare la capacità di tenere insieme le nostre differenze. Non è una bandiera di parte, ma una promessa di futuro comune. Ed è proprio in tempi difficili, attraversati da guerre e da nuove divisioni, che Reggio Emilia deve offrire al Paese e all’Europa un esempio di coraggio civile, di dialogo, di responsabilità. Il riconoscimento ad Albanese non deve dividere, ma ricordarci che la pace non nasce dall’indifferenza o dall’equilibrismo sterile, bensì dal rifiuto netto di ogni violenza, da qualunque parte provenga. Solo così la città del Tricolore continuerà a essere fedele alla sua storia e utile al suo tempo”.



Ci sono 2 commenti

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  1. kursk

    Consiglierei agli amici del PD un opportunissimo “bel tacere”,
    perche’ piu’ la rimescolano e piu’ puzza, questa epica figura di palta che hanno fatto loro (e vabbe’..una piu’ una meno…) ma purtroppo han fatto fare anche alla citta’ di Reggio Emilia che cosi’ male amministrano. Ennesima dimostrazione della loro miope inettitudine.

  2. Ivaldo Casali

    Il piddino Rossi si “arrampica sugli specchi”, per trovare delle giustificazioni, invece di chiedere scusa ai reggiani, unitamente agli organizzatori, per aver invitato una simpatizzante di Hamas (maleducata) e avergli donato addirittura il Tricolore!


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