“Quattro Castella ribelle” di Rolando Cavandoli

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Il libro di Rolando Cavandoli “Quattro Castella ribelle”, pubblicato oltre quarantacinque anni fa, è ormai reperibile soltanto in qualche biblioteca, e ha meritato di essere riproposto per lo scrupolo con cui lo storico reggiano seppe stendere queste “cronache della Resistenza e della guerra di Liberazione”. Dove “resistenza” designa un lungo periodo: dalle organizzazioni proletarie prampoliniane di inizio secolo XX, passando per le dure prove del fascismo nel biennio nero e della cospirazione antifascista nel Ventennio, per approdare alla lotta armata 1943-45 fino alla Liberazione.

In questa nuova edizione al testo di Cavandoli, ripubblicato tale e quale, viene affiancato il saggio di Chiara Torcianti, che affronta aspetti di vita quotidiana in una microsocietà come quella di Quattro Castella, cittadina in provincia di Reggio Emilia. Il testo di Torcianti approfondisce il periodo in cui la società castellese veniva permeata sempre di più dall’organizzazione socio-politica e istituzionale fascista. Permette di allargare il cono di luce sulla fascistizzazione della società che Mussolini – dopo la conquista violenta del potere, nel corso degli anni Venti del Novecento fino all’entrata in guerra a fianco della Germania nazista – intraprese sistematicamente. Infatti, l’approccio storiografico che ha caratterizzato la ricerca storica degli anni ’70 non l’ha sufficientemente approfondita, privilegiando coloro che al fascismo si opponevano. Una scelta coerente di tutta una certa storiografia dei Settanta, ma insufficiente per addentrarsi nelle dinamiche sociali e capire come si viveva in Italia e in particolare a Quattro Castella negli anni del fascismo.

Il «paziente edificio» costruito dal socialismo reggiano fatto di cooperative di consumo e di lavoro, di municipi e di collegi conquistati crollò come un castello di carte. A Quattro Castella, come nel resto d’Italia, ci furono morti, feriti, bastonature, prigione, confino. Cavandoli fa nomi e cognomi degli antifascisti e dei fascisti protagonisti di quegli anni, dipingendo un quadro vivente (e tragico) della Quattro Castella degli anni Venti. Con la stessa attenzione Torcianti ci racconta gli anni Trenta, con le sagre paesane, i sabati fascisti, le adunate, le organizzazioni giovanili, femminili e dopolavoristiche, l’assistenza sociale e sanitaria. Ci introduce e ci racconta l’“Era fascista”, l’era del consenso al regime – un’epoca storiograficamente (ma soprattutto politicamente) controversa.

Torcianti è entrata nelle pieghe della società castellese e non a caso ha intitolato il suo saggio Quattro Castella. Dalla società fascista alla società democratica 1926-1946, evidenziando così le differenze fra libertà e oppressione. Un’opportunità di comparazione storico-civile importante perché offre a chi vive oggi di “assaggiare” momenti quotidiani vissuti da concittadini sotto un regime totalitario e in una realtà essenzialmente agricola com’era Quattro Castella. Inoltre, Cavandoli, come in altre ricerche da lui condotte per diversi comuni reggiani, prima di entrare nel vivo dello studio descrive la realtà economica castellese nei primi del Novecento.
La storiografia rappresentata da storici di grande valore come il ricercatore reggiano si era concentrata, soprattutto, sull’opposizione antifascista degli anni Trenta che era, invece, dispersa e timorosa dell’occhiuta polizia segreta, l’OVRA. L’antifascismo, infatti, sopravviveva sprofondato come un corso d’acqua nella roccia carsica. Rispunterà dopo il 25 luglio 1943, quando Mussolini cadrà. I ventimesi che seguiranno l’otto settembre 1943 fino alla Liberazione, la ricercatrice li affronta nel paragrafo «La Resistenza castellese attraverso “le parole degli altri”», e gli altri sono i fascisti repubblicani.

Il saggio di Torcianti ci restituisce nella sua complessità storica la realtà castellese dagli anni Venti al 1946, ricordandoci anche momenti di grande solidarietà come i cosiddetti «treni della felicità», che portarono tanti bambini dalle città del nord e del sud Italia distrutte dalla guerra in terra reggiana. Anche Quattro Castella partecipò a questa solidarietà. Ma facendo anche emergere, scavando nell’Archivio comunale, la vicenda di Moshek ed Ella, una coppia di ebrei internati a Quattro Castella e poi deportata ad Auschwitz, dove troverà la morte.

Rolando Cavandoli, Quattro Castella ribelle. Cronache della Resistenza e della guerra di Liberazione, nuova edizione con un saggio di Chiara Torcianti, Comune di Quattro Castella e Istoreco, 2019, pp. 318, s.i.p. (recensione di Glauco Bertani).

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

Colonna sonora:

The Clash, Police On My Back

Franco Battiato, Centro di Gravità Permanente

Sergent Garcia, Camino De La Vida

Austra, Future Politics

Ennio Morricone, La Resa Dei Conti

I nostri voti


Stile narrativo
6
Tematica
8
Potenzialità di mercato
2




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