“Parliamo ancora di me. Zavattini tra parola e immagine” è la mostra – a cura di Alberto Ferraboschi e Alessandro Gazzotti – che sarà inaugurata sabato 1 aprile (ore 11) al Palazzo dei musei di Reggio.
L’esperienza culturale di Cesare Zavattini (1902-1989) si caratterizza per la poliedricità degli interessi e l’utilizzo di diversi mezzi espressivi, mantenendo costantemente una marcata dimensione “autobiografica” nel processo creativo.
Il percorso espositivo intende illustrare la sostanziale organicità e coerenza dell’opera zavattiniana nell’impegno per una riflessione sulla propria autorappresentazione e la sua trasfigurazione nel campo della scrittura e della pittura. La mostra, attingendo alla ricca collezione dei dipinti di Zavattini dei Musei Civici e al patrimonio documentario dell’Archivio Cesare Zavattini conservato presso la Biblioteca Panizzi, presenta una selezione di materiali in grado di restituire la propensione all’autoriflessione nell’esperienza culturale e artistica di Zavattini.
Nel percorso emerge la forte contaminazione tra forme della scrittura e della pittura, così come la dimensione transmediale della creatività artistica zavattiniana, evidenziando il forte nesso tra pittura e letteratura che caratterizza l’attività dell’autore luzzarese fin dagli esordi degli anni Trenta e destinato ad accompagnarlo costantemente durante il suo itinerario artistico.
inaugurazione sabato 1 aprile 2023 ore 11.00
La mostra è visitabile negli orari di apertura di Palazzo dei Musei:
martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 13.00
venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 – 18.00
nei mesi di luglio e agosto
martedì, giovedì, domenica 10.00 – 13.00
Ingresso gratuito






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E' un vero peccato, perchè Delmastro ha una intrigante espressione da persona sveglia e capace.
Ma chissenefrega!
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Neanche tanto originali, mi sia consentito, le battutine sarcastiche del Nostro! Un banale e prevedibile elenco, niente di aulico, come le celebrazioni sinistre.
Neanche tanto originali, mi sia consentito, le battutine sarcastiche del Nostro! Un banale e prevedibile elenco, niente di aulico, comee celebrazioni sinistre.