Reggio Emilia non è più la locomotiva morale dell’Emilia rossa. È diventata una città stanca, più preoccupata di raccontarsi che di affrontare i propri problemi. Mentre Modena corre con l’industria e Parma investe nella cultura e nella ricerca, Reggio si rifugia in una narrazione ideologica, in un “modello” amministrativo ormai autoreferenziale.
Un Comune iper-ideologizzato glorifica figure simboliche come la Albanese, moltiplica i progetti per il Mozambico, ma trascura la realtà quotidiana: insicurezza, degrado urbano, viabilità al collasso e centro storico desertificato. A Modena si aprono nuovi poli industriali e tecnologici, si attraggono investitori e giovani professionisti. Parma ha consolidato un asse strategico tra università, sanità e agroalimentare, diventando un polo d’eccellenza europea. Reggio, invece, si compiace della propria “diversità etica”, come se un’autoproclamata superiorità morale bastasse a compensare la perdita di competitività. Si finanziano convegni, festival e gemellaggi internazionali, ma i cittadini chiedono strade sicure, trasporti funzionanti, spazi pubblici curati. E non ottengono risposte.
Il Pil pro capite reggiano cresce meno di quello modenese e parmense. Un piccolo clamoroso esempio: Fondazione Manodori stanzia 4 milioni di contributi al territorio reggiano, la Fondazione di Parma ne versa 44. Il rapporto è 1-11. L’occupazione qualificata si sposta altrove. I giovani preferiscono studiare e lavorare dove ci sono università vive e imprese dinamiche, non uffici comunali saturi di retorica. Il polo di attrazione è Milano, oppure le università straniere.
Modena ha fatto della manifattura avanzata il suo trampolino, Parma dell’agro-tech e della cultura gastronomica un marchio globale. Reggio, invece, vive di memoria: l’educazione diventa un feticcio, la cooperazione un’ombra, la città un palcoscenico autoreferenziale. Sul piano dei servizi, Parma offre un sistema sanitario universitario di eccellenza, Modena punta su alta specializzazione e ricerca clinica. Reggio mantiene buoni standard ma senza ambizione. L’investimento sul Mire riflette un difetto di consapevolezza: crollano le nascite e si moltiplicano gli anziani di quarta età. Dove finiranno i nostri vecchi? La promessa di “città sostenibile e solidale” resta uno slogan, mentre cresce la percezione di insicurezza e incuria.
Il municipio reggiano continua a raccontare un’Emilia che non esiste più: pacifista, educativa, solidale. Ma la realtà è diversa: un tessuto produttivo in affanno, una popolazione che invecchia, un capitale umano che emigra. Reggio parla al Mozambico, ma non ascolta i propri cittadini. Glorifica la memoria, ma non gestisce il presente. E in questo, la distanza con le vicine Modena e Parma non è più solo economica: è culturale, politica, persino psicologica.
L’ottimismo della volontà mi farebbe dire che è ancora possibile cambiare rotta e invertire la direzione. Ma non credo andrà così. La sinistra continuerà a governare benché la politica, quella in senso platonico, sia morta e sepolta. Le elezioni si giocano sui comitati elettorali, la partecipazione è agonizzante. L’enorme astensione crescente è ignorata dai partiti, ai quali interessano carriere personali e familiari con una sfacciataggine impensabile perfino nei tempi andati.
Da un quarto di secolo il mondo è diventato digitale ma il sistema resta indietro, le istituzioni mantengono il proprio imprinting ottocentesco. La città multietnica e interculturale è già qui: gli italiani non fanno figli, gli islamici ne fanno tanti. Avremo presto moschee al posto di chiese, muezzin cantanti, donne velate e quartieri separati. Il mito dell’integrazione è uno strumento politico, non un obiettivo praticabile. Della nostra Reggio rimarranno sbiaditi ricordi: alle nuove generazioni non si insegna la storia. Il mondo corre in fretta.






Il Direttore ha perfettamente dipinto lo scenario. Questo e’.
Lo vediamo e “percepiamo” in troppo pochi rispetto ad una maggioranza di sonnambuli
che si crogiola di finto-pacifismo, di solidale accoglienza mentre il cappio al loro collo si fa sempre piu’ stretto.
Bravo! Pietra tombale calata sull’illusoria superiorità reggiana