Reggio non dimentica Alex Langer

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di Lorenzo Capitani

Alexander Langer, uno dei protagonisti delle stagioni politiche e culturali comprese tra il ’68 e i primi anni ’90, a cui la Lup (Libera Università Popolare) di Reggio Emilia, in collaborazione con il Comune e con Boorea, ha dedicato negli ultimi anni una serie di importanti iniziative, scompare venticinque anni fa, lasciando oltre allo sconcerto per una fine tragica e prematura, un patrimonio di idee, di esperienze e di valori, che risultano di straordinaria attualità rispetto alle questioni più urgenti che ci troviamo a fronteggiare nella grave crisi che attraversa l’intero pianeta, specie dopo la pandemia.

In questa malinconica occasione, la Fondazione Langer di Bolzano, in una riflessione aperta a quanti in Italia continuano a riconoscersi in una figura, che ha saputo parlare a tante culture, oltre i più consolidati schieramenti, ha voluto ricordare i punti essenziali del suo lascito: il dialogo e la convivenza interetnica, in un mondo contrassegnato da instabilità, ingiustizia, conflitti e migrazioni; la crisi ambientale e la necessità di una vera e propria “conversione” di civiltà per ritrovare rapporti con la natura capaci di futuro; il ripensamento critico di concetti quali sviluppo e progresso.

Ma chi si volesse avvicinare, specie tra i giovani che hanno saputo alimentare una nuova stagione ambientalista, ai suoi testi e alle sue azioni, rimarrebbe colpito da un approccio innovativo che caratterizzava le sue “utopie concrete”: non prediche generiche, ma azioni e proposte capaci di convincere anche i più riottosi che una riconversione ecologica profonda può essere del tutto praticabile e desiderabile.
Non è questa comunque la sede per ricordare tutto questo, nel giorno in cui, per una singolare coincidenza, ricordiamo Giorgio Nebbia, scomparso un anno fa, figura diversa ma altrettanto straordinaria; scienziato e politico, impegnato nella critica ambientalistica del capitalismo, ha saputo ispirare con il suo sapere e il suo lavoro diverse generazioni.

Mi piace invece segnalare un progetto che con gli amici Ugo Pellini e Renato Negri stiamo proponendo agli assessorati competenti e a tante associazioni interessate, quello di valorizzare pienamente, rendendolo ancora più leggibile e fruibile, con un nuovo arredo urbano e una nuova cartellonistica, il Giardino delle Religioni, realizzato dal Comune di Reggio Emilia, nel 2005, e proprio dedicato ad Alex Langer.
Si tratta di uno spazio altamente simbolico, all’interno del Parco del Diamante presso il quartiere dell’Orologio, in cui a diverse piante, proposte negli anni dai giovani delle scuole reggiane, spetta l’alto onere di evocare le diverse fedi e culture religiose del mondo, in uno spontaneo dialogo che ogni passante può percepire, in termini semplici ed immediati.

Dopo diversi incontri tenuti, nelle modalità più diverse, in questo difficile periodo, cominciamo a registrare positive risposte ed importanti segnali, a partire dall’Assessorato all’Ambiente.

A questa nuova sistemazione, sarebbe importante far corrispondere una serie di piccoli eventi culturali, religiosi, musicali, all’ insegna della convivenza tra le culture, a cui si sta pensando, nella speranza soprattutto di coinvolgere le diverse comunità presenti nel nostro territorio, di cui va pure segnalato il contributo offerto durante il periodo più acuto della emergenza sanitaria.
Un modo concreto e visibile per ricordare non solo Alex Langer, ma anche l’urgenza di pensare davvero ad un nuovo mondo, contro tante resistenze verso un profondo cambiamento, che ritornano a farsi sentire, con tutto il loro peso di forti poteri consolidati.



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