Reggio non ama i “lavativi”

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Va bene che questo consiglio comunale sia in scadenza, va bene che il ruolo dei consiglieri sia avaro di soddisfazioni, gettone di presenza a parte, e che per cinque anni si consumi il tempo in riunioni e commissioni e burocrazie infinite ben sapendo che non potrai fare alcunché di concretamente utile alle radici del mandato per ottenere il quale tanto faticasti anni prima. Ma vien da chiedersi: questi del Pd ci sono o ci fanno?
Secondo me un po’ ci sono e un po’ ci fanno. Hanno votato lunedì scorso in sala Tricolore un documento dei 5Stelle in cui si chiede il ripristino del reddito di cittadinanza. A chi lo si chiede? Beh, genericamente al governo, o a chi per esso. Di fatto, come conseguenza pratica, il testo è già finito nel cestino digitale.

Possiamo intuire che il Pd ci faccia, eccome, allo scopo manifesto di indurre i grillini locali ad appoggiare il candidato sindaco che peraltro non hanno ancora trovato. Ma il passato? Ricordate quando i primi grillini accusavano il Pd di essere mafia e complice della ‘ndrangheta locale? Quando attaccavano il sindaco Vecchi e persino la sua famiglia? E quando, una volta disgraziatamente al governo del paese, non solo si allearono con la Lega di Salvini, poi gettarono al macero miliardi di fondi pubblici per mantenere un milione e 700mila aventi diritto nel Mezzogiorno (500mila al Nord, 400mila al Centro) senza che da quella misura sia scaturito un solo posto di lavoro? Sostenendo poi di avere con ciò abolito la povertà dal balcone di palazzo Chigi?

Questa deriva populista-schleinista sta pericolosamente penetrando nella forza politica che amministra la città dal dopoguerra. Il problema è che quella sinistra di cui cianciano i grillisti e i quattro gatti della sala Tricolore non ha niente a che fare con la vera Reggio Emilia. La cui sinistra è da decenni al governo di una realtà che si è fatta ricca e benestante non grazie, ma spesso nonostante i propri amministratori. Reggio è diventata grande grazie al lavoro dei suoi cittadini, lavoratori, imprenditori, professionisti. Gente che ha sempre messo i buoi davanti al carro, con qualche carenza di fantasia, molto provincialismo, molto conformismo, ma anche dedizione, ostinazione, passione. Altro che reddito di cittadinanza: i reggiani amano lavorare, sono creativi, coraggiosi, e il lavoro lo inventano, tant’è che hanno bisogno di manodopera, possibilmente qualificata e comunque da qualificare. I reggiani non amano gli sfaccendati e i celebri gergali “lavativi”. Né le mosche cocchiere che vorrebbero insegnare loro come passare la vita. Qui ne abbiamo viste molte. Prima di fare altre sciocchezze, i dirigenti del Pd vedano di studiarsi un po’ la storia locale, tema sul quale appaiono carenti. E cerchino di scegliere persone preparate all’altezza del compito. Se esiste un’asse Schlein-Pignedoli che vola sulle nostre teste, magari con un medico come prescelto, che almeno si faccia alla luce del sole, e non attraverso misteriosi questionari.