Il vescovo della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla mons. Massimo Camisasca ha scritto una lettera al quotidiano cattolico Avvenire – poi pubblicata nell’edizione di martedì 25 agosto – per rimarcare la necessità dei vescovi italiani di far sentire con maggior costanza la propria voce sui temi che riguardano la vita di tutte le persone.
“Caro Direttore – ha esordito il vescovo Camisasca – un buon numero di fedeli mi scrive: “Perché voi vescovi parlate così poco, intervenite così raramente sulle questioni che turbano la nostra coscienza, sulla deriva anti-umanistica che in tema di aborto, eutanasia, identità sessuale ecc. sta producendo un cambiamento antropologico devastante?”. Naturalmente è un mio riassunto, ma veritiero, delle lettere e dei messaggi che ricevo. Non si tratta di credenti ai confini dell’ortodossia, di vittime di polarizzazioni (come oggi purtroppo accade), di oppositori del Papa. No, sono credenti che pongono una domanda a cui dobbiamo rispondere”.
Innanzitutto, si chiede nella lettera mons. Camisasca, “è vero che i vescovi parlano poco? I giornali, i canali televisivi, i siti web registrano spesso solo le notizie sensazionali. Se sei moderato, riflessivo, se vuoi informare e non solo scandalizzare, è difficile che ti riprendano. Per questo i vescovi compaiono poco sui giornali. Ci sono, è vero, i settimanali diocesani, ma hanno poca audience.
C’è Avvenire: noi vescovi dovremmo curarcene e utilizzarlo di più per far giungere la nostra voce”.
Ma per il vescovo reggiano “occorre parlare anche sui giornali locali. Il popolo non vuole solo il comunicato della Conferenza Episcopale. Desidera sentire la voce del proprio pastore. A riguardo del Papa, penso che ci sia stato un fraintendimento, forse favorito da qualcuno. Abbiamo inteso l’invito del Papa a non soffermarci solo sui principi non negoziabili come un invito a tacere su di essi. Invece il Papa parla e insegna a parlare”.
Secondo il vescovo Camisasca, in conclusione, “dobbiamo rinnovare la vicinanza al nostro popolo (“l’odore delle pecore”) attraverso un giudizio equilibrato e misericordioso sui fatti di ogni giorno che non taccia di fronte alla mentalità del mondo. Il nostro popolo sono i poveri e amare i poveri è anche aiutarli a riconoscere il bene e il male nella vita presente”.






Ultimi commenti
che in pratica nient'altro significa se non far pagare ai soliti noti (gia' abbondantemente vessati), costi che una massa di parassiti non puo' tirar fuori....
Già...Pantalon paga/il comune = pavone si fa bello con le piume nostre. Come sempre!
In realtà, direi che lo sciacallaggio è opera del c.d. centro sociale: privatizza gli introiti, tutti ad uso interno, mentre socializza le spese, scaricate sull'ignaro
però a dire certe baggianate una persona seria non sente un minimo di imbarazzo?
Cosa non sarebbe Reggio Emilia senza di lei. Futuro Sindaco ? Sindaca ? Sindac* ? o direttamente su uno scranno del Parlamento ?