Reggio, Fratelli d’Italia contro AQ16: “Centro sociale totalmente illegale”

Lab AQ16 fumogeno – FBAQ

La risposta fornita dall’assessore comunale reggiano Davide Prandi all’interrogazione consiliare presentata da Fratelli d’Italia sul centro sociale Laboratorio AQ16 di via Fratelli Manfredi a Reggio Emilia “rappresenta una vera e propria ammissione ufficiale da parte del Comune”, secondo il partito di opposizione: “AQ16 opera da oltre 23 anni e mezzo, dal trasferimento nella sede attuale nell’autunno del 2002, senza alcun titolo giuridico e senza le autorizzazioni previste dalla legge”.

“Per senso di responsabilità verso la città, e soprattutto verso i giovani che ogni fine settimana frequentano quella struttura”, ha spiegato Fratelli d’Italia, il gruppo consiliare reggiano ha trasmesso formalmente tutta la documentazione a Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Ausl, Polizia locale, Siae, Agenzia delle entrate, Ispettorato del lavoro e Arpae, chiedendo verifiche immediate su sicurezza, antincendio, pubblico spettacolo, somministrazione di alimenti e bevande, abusivismo edilizio e ordine pubblico.

La risposta dell’amministrazione comunale, secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia in Sala del Tricolore, Cristian Paglialonga, “conferma ufficialmente che per oltre 23 anni un centro sociale ha operato dentro un immobile senza alcun titolo, senza autorizzazioni e senza certificazioni. Se accadesse a un qualsiasi cittadino o imprenditore, verrebbe chiuso immediatamente”. Dalla risposta del Comune sono emersi elementi che per il partito “non lasciano spazio a interpretazioni”: nessun titolo di disponibilità sugli immobili, assenza di titoli edilizi e certificazioni di agibilità, assenza di certificazioni antincendio, assenza di Scia per attività e sicurezza, assenza di autorizzazioni per pubblico spettacolo (artt. 68-69 Tulps), assenza di Scia per somministrazione di alimenti e bevande.

In altre parole, secondo Paglialonga, “per oltre due decenni si è consentito che in un immobile senza regole venissero organizzati eventi, concerti e somministrazioni di alcolici con centinaia di ragazzi presenti. È un fatto molto grave sotto il profilo della sicurezza e delle responsabilità”. Ma nel mirino ci sono anche i rapporti tra il centro sociale e la politica locale: “Tra i principali esponenti del Laboratorio AQ16 figurano persone che sono state candidate in una delle liste a sostegno dell’attuale sindaco Marco Massari”, ricorda il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Lorenzo Melioli, “e questo spiega molto bene perché per oltre vent’anni nessuno abbia mai ritenuto necessario intervenire”.

“Quando si tratta dei ‘compagni’”, riprende Paglialonga, “la legalità sembra diventare improvvisamente opzionale. Le regole valgono per i cittadini e per gli imprenditori, ma non per chi è politicamente vicino alla sinistra. È una doppia morale che i reggiani non meritano”.

Un altro elemento che non ha fatto altro che alimentare i sospetti riguarda ciò che è accaduto subito dopo la risposta ufficiale del Comune: dalla pagina Facebook ufficiale del Lab AQ16 sono stati improvvisamente cancellati i riferimenti – locandine, flyer e annunci – ad eventi passati e a quelli in programma per sabato 14 e sabato 21 marzo. “Un fatto che appare quantomeno singolare”, commenta Melioli, “e che sembra il segnale di un evidente stato di agitazione. Sanno che la festa ‘abusiva’ sta per finire?”.

La vicenda AQ16, per Fratelli d’Italia, “dimostra in modo plastico una cosa: a Reggio l’amministrazione applica la legge solo quando non si tratta dei propri ambienti politici: lì le regole smettono improvvisamente di valere. È una situazione che non può più essere tollerata. Chiediamo azioni immediate: sopralluoghi urgenti dei vigili del fuoco su antincendio e capienza, controlli dell’Ausl su igiene e somministrazione, controlli di Polizia locale e Questura su pubblico spettacolo e ordine pubblico, verifiche immediate sugli impianti elettrici e sull’eventuale furto di energia, chiusura o sgombero fino a completa regolarizzazione (se mai sarà possibile, dopo 23 anni e mezzo di illegalità). I cittadini reggiani meritano una risposta chiara: la legalità non può essere a geometria variabile”.



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