La Questura di Reggio Emilia, adducendo come motivazione “problemi di ordine pubblico”, ha comunicato agli attivisti e alle attiviste dell’Assemblea Bosco Ospizio la revoca del permesso di occupare gli spazi del Campo di Marte II, l’area verde reggiana in cui da settimane si tiene l’assemblea pubblica quotidiana per fare il punto sulle proteste contro l’abbattimento degli alberi nel cosiddetto “bosco di Ospizio”.
“Mentre le forze dell’ordine continuano a bloccare strade e accessi, dopo che gli operai hanno ripannellato l’intera area per altezze di almeno tre metri e isolato completamente la stradina pedonale anche per chi doveva andare al parco, a scuola o tornare a casa”, denuncia il comitato, “ora è la Questura a sferrare un colpo durissimo al presidio e al diritto di manifestare, dopo le denunce e dopo i fogli di via consegnati a quattro persone non violente, a cui sarà impedito per anni l’accesso alla nostra città”.
Già da martedì 6 ottobre, dunque, il presidio permanente non potrà più contare sugli spazi del Campo di Marte II: “Ci viene chiesto di smantellare in poche ore tende, gazebo, due mesi di vita condivisa, un luogo di decisioni e di vita comunitaria. Poche ore per distruggere l’aggregazione di mesi, costruita su una storia assembleare di anni”.
Non solo: a questo si aggiunge anche una limitazione del presidio diurno sulla via Emilia, “che ci sarà possibile tenere solo con un orario spezzato da ufficio postale di periferia”, denunciano gli attivisti: dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19, non prima e non dopo.
La decisione, peraltro, è stata comunicata ai referenti dell’Assemblea Bosco Ospizio proprio nel giorno in cui erano in programma una manifestazione sotto la sede temporanea del consiglio comunale, in via Emilia 12, davanti a Palazzo Renata Fonte, e la successiva assemblea giornaliera in piazza Prampolini, “per portare il bosco, che vive ancora nell’indignazione per i suoi abbattimenti, nel cuore della città”.
“La volontà di mutilare e silenziare la mobilitazione clamorosa creata attorno a una questione nodale di giustizia ambientale è evidente”, secondo gli attivisti: “Altrettanto evidente è il tentativo di ostacolare il monitoraggio dei lavori, affinché vengano svolti salvaguardando quantomeno gli alberi di cui si è promessa conservazione in toni roboanti, e secondo le norme di sicurezza del cantiere. Volontà e tentativo evidenti, ma anche deludenti e dolorosi, non all’altezza della città che abitiamo”.






Io vorrei capire visto che non sono del quartiere e probabilmente neanche di Reggio da dove vengono questi teppisti che sono accampati da 2 mesi? Lavorare mai comunque..
Non so perché ma, a leggere che i teppisti si lamentano di chi è costretto a buttare tempo e denaro per proteggere l’area di cantiere, mi torna alla mente il pacato parallelo faccia/culo che Giachetti indirizzò a Speranza nella famosa assemblea del PD del dicembre 2016.