A Reggio e Modena una delle migliori vendemmie dell’ultimo decennio

vendemmia a Castelvetro ph. Marco Parisi Consorzio Tutela Lambrusco – CTL

Iniziata con un anticipo mai visto, quella che si è conclusa da pochi giorni sarà ricordata come una delle migliori vendemmie dell’ultimo decennio nelle province di Reggio Emilia e Modena.

L’elevato livello qualitativo (uve sane e un grado zuccherino ai massimi storici) e una produzione che – pur in aumento del 10,9% rispetto allo scorso anno (che fu uno dei più scarsi del decennio) – è rimasta ampiamente al di sotto delle quantità del 2024 e in linea con la produzione media dell’ultimo decennio, lasciano intravedere buone prospettive sul piano commerciale.

I dati raccolti e analizzati da Confcooperative Terre d’Emilia parlano, per le cooperative dell’area reggiano-modenese (13 realtà con 24 stabilimenti complessivi), di un raccolto pari a 2.612.000 quintali di uve: 263.000 quintali in più rispetto al 2025, 217.000 quintali in meno rispetto al 2024.

In questo quadro si è registrato un lieve calo per i lambruschi (il 54% del raccolto totale) e un aumento per l’Ancellotta, varietà che rappresenta il 38% del prodotto complessivo; in crescita del 16,9% le uve bianche – la cui incidenza sul raccolto complessivo si ferma però all’8% del totale, con poco più di 220.000 quintali.

Per quanto riguarda i lambruschi, il 2026 ha fatto segnare il livello più basso degli ultimi dieci anni, con 1,393 milioni di quintali di uve, mentre l’aumento registrato per l’Ancellotta (992.000 quintali) ha rappresentato un recupero rispetto al 2025, anche se il saldo è rimasto al di sotto (oltre 40.000 quintali in meno) dei dati relativi alla vendemmia del 2024.

Soddisfatto, in ogni caso, Alberto Lasagni, referente delle coop agricole e agroalimentari di Confcooperative Terre d’Emilia: “Possiamo parlare di un’ottima annata perché si è raggiunto un elevato grado zuccherino (17,59) e un buon equilibrio delle componenti qualitative delle uve reggiane e modenesi”.

Il raccolto è ora atteso alla prova di mercati che negli ultimi anni, come sottolinea Lasagni, “hanno progressivamente fatto perdere redditività ai produttori”, con quotazioni che sono scese tra il 20 e il 30% rispetto al 2021.

Secondo Lasagni la flessione produttiva che si prevede sia in Italia (-6,8%) che in Europa (-2%) “rappresenta condizioni favorevoli per i nostri lambruschi e per il ‘rossissimo’ (derivato dell’Ancellotta largamente utilizzato in campo vitivinicolo, ma anche dall’industria cosmetica e farmaceutica), che però si scontrano ancora con forme di disinformazione e campagne ostili che colpiscono senza ragione prodotti che, in realtà, rappresentano sani alimenti se consumati con equilibrio”.

Il rilancio del settore vitivinicolo, secondo Confcooperative Terre d’Emilia, richiede comunque anche interventi strutturali che chiamano in causa le risorse pubbliche: “Di fronte ai cambiamenti avvenuti nel mondo dei consumi”, osserva Lasagni, “le cantine sociali (che rappresentano oltre il 90% della produzione reggiana e modenese) hanno realizzato e stanno tuttora sostenendo rilevanti investimenti nei processi di trasformazione e nelle strategie commerciali, ma è necessario che questa riorganizzazione sia espressamente e concretamente sostenuta anche dagli enti pubblici, a maggior ragione in una stagione in cui si sono ridotte le risorse proprie che gli attori del sistema possono recuperare sui mercati”.

Contestualmente, “sono necessari sia interventi per un rinnovo degli impianti che non vada a creare squilibri su alcune tipologie di prodotto sia, soprattutto, misure in grado di tenere in equilibrio offerta e domanda, unica e vera chiave per dare prospettiva a chi intende ancora investire nel settore”.

Nel frattempo, conclude Lasagni, “stiamo sollecitando le istituzioni perché mettano in campo quelle indispensabili misure congiunturali di sostegno a un comparto fondamentale per il sistema agroalimentare e una delle grandi risorse anche per i nostri scambi con l’estero”.



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