Dopo gli aumenti del 2025, a Reggio nemmeno nel 2026 sembra essere all’orizzonte una stabilizzazione delle aliquote della Tari, la tassa sui rifiuti. Una prospettiva, quella di un nuovo ulteriore aumento, che ha fatto scattare qualche allarme in casa Confindustria.
Sul tema è intervenuto il direttore generale dell’associazione degli industriali reggiani, Vanes Fontana: “Ci piacerebbe affrontare la questione non più a valle delle decisioni già prese, ma da una prospettiva più ampia, che tocca l’intero sistema della gestione dei rifiuti urbani”.
È noto, infatti, che la gestione del servizio è affidata per legge a un solo operatore, scelto mediante una gara pubblica indetta da Atersir, l’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e i rifiuti. Per Fontana la gara “deve essere concepita secondo criteri oggettivi che favoriscano la partecipazione di una pluralità di soggetti qualificati a beneficio della qualità, dell’efficienza e dell’economicità del servizio di igiene urbana”.
Già nel 2018 l’Antitrust (AS1533 del 4 luglio 2018) segnalò ad Atersir che le gare in via di definizione (quelle di Parma, Piacenza e Ravenna-Cesena) erano connotate da fattori potenzialmente limitativi della concorrenza, come la durata della concessione (15 anni) e la dimensione dei bacini di affidamento. Tuttavia, ha sottolineato il direttore generale di Confindustria Reggio, “sappiamo che le gare” – che per gli ambiti di Parma e Piacenza hanno visto la conferma del gestore uscente – “non hanno recepito questi suggerimenti”.
Nella stessa provincia di Reggio, l’affidamento del servizio per gli 8 Comuni della Bassa reggiana è stato riconfermato all’azienda Sabar per quindici anni, cinque in più rispetto all’affidamento precedentemente scaduto.
Per questo, ha concluso Fontana, “auspichiamo che il Comune di Reggio Emilia, membro di Atersir, nonché socio di maggioranza dell’attuale affidatario del servizio di raccolta rifiuti, in regime di prorogatio da oltre dieci anni, saprà far valere gli interessi di tutti i contribuenti, incluse le imprese, chiedendo che il bando in via di definizione non contenga elementi che possano limitare la partecipazione del maggior numero di soggetti, affinché i piani finanziari futuri della Tari, pur garantendo una qualità di livello, siano espressione di costi altamente efficienti”.






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