Reggio Children, interviene il Viminale. Il caso arriva sulla stampa americana

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Il caso Reggio Children arriva al Viminale e continua ad allargarsi sulla stampa internazionale. Il Ministero dell’Interno ha chiesto al prefetto di Reggio Emilia, Salvatore Angieri, una relazione sull’accaduto, secondo quanto riferisce oggi il Resto del Carlino.

Il prefetto di Reggio Emilia Salvatore Angieri
Alla richiesta di chiarimenti si aggiungono le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, mentre il New York Post riprende la vicenda degli insegnanti ebrei invitati a dissociarsi dalle politiche israeliane prima del viaggio di formazione. La controversia ha superato i confini della politica reggiana e investe la reputazione di un’esperienza educativa conosciuta nel mondo.

Nordio è intervenuto ieri a Rai Radio1, nella trasmissione Ping Pong, esprimendo pieno sostegno al presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi. “Sono d’accordo al 101% con il rappresentante della comunità ebraica di Milano”, ha dichiarato il Guardasigilli, denunciando la sottovalutazione di un antisemitismo strisciante, doloroso e pericoloso. Il ministro ha distinto la critica alle politiche del governo israeliano dalla negazione del diritto all’esistenza dello Stato ebraico.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Le sue parole si aggiungono alle prese di posizione dei giorni scorsi. Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha parlato di “caccia all’ebreo” e “schedatura su base razziale”, chiedendo le dimissioni del sindaco Marco Massari. Il ministro Tommaso Foti ha sollecitato chiarimenti al Comune e al Pd, sostenendo che il confronto educativo non può essere subordinato all’adesione a una posizione politica. Accuse di antisemitismo sono arrivate anche dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni e dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami.

La contestazione attraversa gli schieramenti. Il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto ha ricordato che chiedere agli ebrei, in quanto ebrei, di dissociarsi dalle politiche israeliane costituisce antisemitismo tanto secondo la definizione IHRA quanto secondo la Dichiarazione di Gerusalemme. Il console onorario di Israele Marco Carrai ha denunciato la discriminazione insita nella pretesa di sottoporre un ebreo a un esame di ammissibilità.

Sul piano istituzionale, il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha difeso Massari e giudicato gravissime le parole con cui Meghnagi aveva evocato metodi del Terzo Reich. Un sostegno al sindaco è arrivato anche da Annalisa Corrado, eurodeputata e componente della segreteria nazionale del Pd, attraverso un comunicato pubblicato sul sito del partito. Non risulta, dalle dichiarazioni pubbliche finora rintracciate, un intervento personale di Elly Schlein.

Il discorso di Elly Schlein alla Festa nazionale dell'Unità 2026 a Reggio Emilia
Intanto la vicenda è entrata nel dibattito degli editorialisti. Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera del 12 ottobre, denuncia il clima antiebraico e chiama in causa l’elettorato di sinistra. Sul Foglio del 13 ottobre Maurizio Crippa affronta la confusione fra critica a Israele e ostilità verso gli ebrei, collegando il caso Reggio Children ad altri episodi cittadini. Nello stesso articolo riporta la posizione dello storico Alberto Melloni, che ha definito antisemita un test richiesto soltanto agli ospiti ebrei.

Marco Taradash, su Linkiesta, aveva già denunciato la colpevolizzazione collettiva degli insegnanti e il ruolo della Cgil nella richiesta di annullare la visita. Massimo Pandolfi, nell’editoriale “Reggio a rovescio” sul Resto del Carlino, ha evidenziato la contraddizione fra il comunicato del 7 ottobre, che annunciava una richiesta esplicita di dissociazione da Netanyahu, e la successiva smentita del sindaco. Una contraddizione resa ancora più evidente dalla diffusione dell’audio della presidente Maddalena Tedeschi sulla richiesta di dichiarazioni individuali.

All’estero, la copertura verificata comprende Jewish Insider, Times of Israel, eJewishPhilanthropy e New York Post. Quest’ultimo ha ripreso la notizia fra il 13 e il 14 ottobre, portandola anche su un quotidiano generalista americano. Jewish Insider aveva pubblicato l’8 ottobre le testimonianze degli educatori e riferito di una schermata della dichiarazione richiesta. Il Times of Israel ha rilanciato il caso il 10 ottobre.

Nei commenti del mondo educativo ebraico emerge una conseguenza che va oltre il viaggio saltato. Su eJewishPhilanthropy, Yehudis Smith, responsabile dell’educazione della prima infanzia al Center for the Advancement of Jewish Education di Miami, descrive il senso di tradimento provato da chi aveva studiato, insegnato e diffuso il Reggio Emilia Approach. Racconta che dirigenti di scuole ispirate al metodo le stanno chiedendo come affrontare la vicenda e invita a ripensare le affiliazioni, salvaguardando i principi pedagogici validi.

Nella sezione blog del Times of Israel, Hadara Ishak chiede invece un riconoscimento pubblico dell’errore e garanzie contro l’imposizione di condizioni politiche alla formazione professionale. Sono contributi personali, distinti dalla cronaca della testata, ma documentano una frattura dentro un ambiente che per anni aveva sostenuto il modello reggiano.

La delegazione israeliana ha cominciato le attività a Reggio Emilia; quella americana ha rinunciato al viaggio. Il lavoro nelle scuole prosegue, mentre sul piano politico e internazionale restano aperti i chiarimenti richiesti, le responsabilità contestate e il rapporto con una parte del mondo educativo ebraico. La richiesta del Viminale porta ora la vicenda anche sul terreno dell’accertamento istituzionale.



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