“Caso chiuso”, dice il vicesindaco Lanfranco De Franco. Magari. Lo vorrebbero certamente anche Marco Massari, Marwa Mahmoud e Maddalena Tedeschi, ma il caso Reggio Children non è più nella disponibilità della politica reggiana. È uscito dalla città, è arrivato al governo degli Stati Uniti e comincia a produrre conseguenze proprio dove Reggio Emilia ha costruito per decenni una parte fondamentale del proprio prestigio: nelle scuole e nelle comunità educative internazionali.
Il danno è stato fatto. Massari, dopo le prime ricostruzioni, ha riconosciuto che fu un errore cercare una dichiarazione su Gaza e sui territori occupati e si è scusato con chi non si è sentito accolto. Quel passaggio appartiene ormai alla cronaca dei giorni scorsi. Il problema oggi è ciò che viene dopo.
Jewish Insider riferisce che sulla vicenda è intervenuto il Dipartimento di Stato americano. Yehuda Kaploun, inviato speciale degli Stati Uniti per il monitoraggio e il contrasto dell’antisemitismo, ha reso noto l’interessamento del suo ufficio e della diplomazia americana, prendendo atto delle successive assicurazioni del sindaco sull’accoglienza degli educatori ebrei.

JNS ha raccontato la stessa sequenza in termini molto più netti, parlando di una retromarcia del sindaco italiano sul “test” politico rivolto agli educatori. i24NEWS ha titolato sulla cancellazione del viaggio per «antisemitismo e timori per la sicurezza», Ynet ha raccontato ai lettori israeliani la richiesta della dichiarazione su Gaza, la Jewish Telegraphic Agency ha raccolto le testimonianze degli educatori americani e le accuse di «pressione antisemita».
Non è più una controversia reggiana raccontata all’estero. È diventata una storia americana e israeliana su Reggio Emilia.
ABC7 New York ha intervistato direttamente le educatrici che dovevano arrivare in città. Jen Schiffer ha definito la vicenda «un viaggio innocente diventato antisemita», mentre Pesha Kletenik, preside della Manhattan Day School, l’ha descritta come una delle esperienze più dolorose vissute da ebrea. Poi è arrivato un fatto nuovo: la Solomon Schechter Day School di Bergen County, nel New Jersey, ha ritirato un proprio educatore da un’altra visita a Reggio prevista per novembre. Non era la delegazione del Paradigm Project. È un’altra scuola, un altro viaggio, una decisione presa dopo quanto accaduto.
Questo conta più di molte dichiarazioni politiche. E conta ancora di più quello che sta cominciando a muoversi dentro il mondo educativo ebraico americano. Sul New Jersey Jewish News è intervenuta un’educatrice che racconta di avere costruito quasi vent’anni della propria carriera sulla pedagogia di Loris Malaguzzi. Su eJewishPhilanthropy Yehudis Smith, studiosa e dirigente dell’educazione ebraica che ha dedicato anche la propria ricerca accademica al rapporto tra Reggio Emilia Approach ed educazione ebraica, ha pubblicato un articolo dal titolo che non richiede interpretazioni: We didn’t need Reggio Emilia to teach us how to see children.
Il tema che emerge da questi interventi è nuovo e molto più serio della polemica politica: separare i principi pedagogici di Malaguzzi dal nome e dalle istituzioni di Reggio Emilia. Per decenni le scuole ebraiche americane sono state uno degli ambienti più ricettivi verso il Reggio Emilia Approach. Hanno mandato insegnanti in Italia, costruito programmi ispirati al modello reggiano, utilizzato la definizione “Reggio-inspired”. Oggi proprio dentro quella comunità qualcuno comincia a chiedersi se quel legame debba continuare.
The Paradigm Project, nella comunicazione con cui ha cancellato il viaggio, ha lasciato aperta la possibilità di ricostruire il rapporto, ma ha posto al centro il riconoscimento del danno arrecato e la necessità di ricostruire la fiducia compromessa. È questa la partita che comincia adesso e non riguarda più la versione di Massari, le parole di De Franco o gli equilibri della maggioranza. Riguarda ciò che faranno nei prossimi mesi scuole, dirigenti, educatori, università e network che hanno contribuito a trasformare il Reggio Emilia Approach in un modello mondiale.
Uno study tour americano è saltato, un’altra scuola ha già cancellato una visita, educatori che hanno lavorato per anni sul modello reggiano discutono pubblicamente il rapporto con Reggio Emilia. Il Dipartimento di Stato americano si è interessato alla vicenda, mentre Jewish Insider, JTA, JNS, Ynet, i24NEWS e la televisione americana l’hanno portata fuori dall’Italia.






Accidenti , se il caso non è più di De Franco o Massari , ma arriva al governo USA, cambia tutto, entrano in gioco i B52 e diventa una cosa maledettamente seria, condivido le preoccupazioni di chi ha redatto l’articolo.
Pieno accordo su quello che hai detto. La condanna delle atrocità compiute sui bambini è stata trasformata in “antisemitismo”.
Quando finirà questo grande inganno!
Ai bambini di quelle scuole, le cui rette sono di migliaia di euro al mese, non cambia nulla se i loro educatori fanno un viaggio di svago per poi poter mettere il marchio Reggio Approach sui loro programmi. Ma ai bambini palestinesi cambierebbe molto se finalmente il mondo facesse pressione su Israele e su chiunque lo sostenga per smettere di bombardarli. Il primo diritto dell’infanzia è quello di non venire uccisi.
Ai bambini palestinesi,gioverebbe ancor di più non gli venisse inculcato in testa che uccidere gli ebrei sia cosa buona. Non vedo sta passione per altri conflitti e veri casi di genocidio in giro per il pianeta,vedo indignazione esclusivamente per l’unico stato ebraico al mondo. E lo vedo nel paese delle leggi razziali,nel paese che nasconde quelle leggi del popolo italiano dietro allo scudo dell’esclusiva colpa fascista. Lo vedo non dall’ estrema destra,ma dalla sinistra che,da quando sono nato,ha sempre avuto empatia per gli ebrei morti. Per i vivi non si può dire lo stesso e non frega niente a nessuno che ci si faccia scudo del concetto fantoccio dell’ antisionismo,se sì chiede ad un ebreo, in quanto ebreo,di ripudiare l’unico stato ebraico al mondo. Antisemitismo,questa è la parola che descrive quello che è successo,che piaccia o no. E se non piace,la si smetta di volere fare lezioni morali a qualcuno quando non si è evidentemente in grado.