Reggio, Capodanno vandalico alla Canalina: botti, estintori svuotati, pallet in fiamme

Capodanno atti vandalici alla Canalina – IG

È stato un “Capodanno di fuoco” nel quartiere reggiano della Canalina, e a testimoniarlo ci sono i video pubblicati online dagli stessi responsabili, un gruppo di giovanissimi ragazzi che hanno filmato i propri atti vandalici e hanno poi riversato tutto sui social.

Oltre alle classiche “batterie” di botti, fatti partire direttamente dal marciapiede, proprio in mezzo ai palazzi, si vede anche molto altro: un ragazzo che svuota un intero estintore in mezzo alla piazzetta; petardi che fanno esplodere un new jersey stradale di plastica, mandandolo in mille pezzi; pallet di legno e contenitori per la raccolta dei rifiuti dati alle fiamme e gettati in mezzo alla strada per impedire il passaggio delle macchine; sedie di plastica da bar spaccate per terra.

Le immagini sono ora al vaglio delle forze dell’ordine, che stanno analizzando i video per valutare eventuali profili di reato a carico dei giovani protagonisti. Non è chiaro se i ragazzi in questione facciano parte di qualche baby gang della zona o se si sia trattato sostanzialmente di un caso isolato, di una serata “sopra le righe” (complice magari qualche abuso di alcol o sostanze stupefacenti) sfociata poi in veri e propri atti vandalici.

In ogni caso, l’episodio ha inevitabilmente riacceso la polemica sul tema della sicurezza in città. “Qualche mese fa, quando presentai una mozione specifica in consiglio comunale sulle baby gang della Canalina, il Pd mi rispose che era tutta un’invenzione”, ricorda il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Aragona.

Per Giovanni Tarquini, consigliere comunale della lista civica Per Reggio Emilia, “a Reggio, ma non solo, la notte dell’ultimo dell’anno è diventata l’occasione per fare esplodere la rabbia di giovanotti senza arte né parte, del tutto indifferenti alle regole di civile convivenza, pronti a esibire la forza e la strafottenza di chi può fare paura agli sfortunati residenti, ai passanti, agli anziani e più in generale a chi rappresenta quel modello culturale, borghese e cristiano, che ha costruito il bene e la storia di questa città, contro il quale viene scatenato un incontenibile sentimento di odio e di avversione”.

“Nel vedere le scene dei tanti video che circolano in questi giorni si resta allibiti, sconcertati, preoccupati, soprattutto per il fatto che quel sistema di valori su cui è nata e cresciuta la nostra realtà locale ha da sempre abbracciato chiunque avesse bisogno di aiuto, ha accolto persone e famiglie di tutti i paesi del mondo, ha aperto la porta a chiunque volesse inserirsi nel nostro contesto economico e sociale con gradualità, senza mai vantare un diritto di custodia di un patrimonio prezioso ed esclusivo, bensì proponendo valori progettuali e universali di costruzione del bene comune, della collettività”.

Poi però, secondo Tarquini, “qualcosa si è inceppato. Di fronte all’arrivo di masse di individui che si sono mostrati riottosi verso quel positivo percorso di inserimento e più propensi ad approfittare del benessere e della ricchezza del territorio piuttosto che a divenirne a loro volta artefici, la politica e le istituzioni non hanno saputo reagire e l’effetto è stato, negli anni, nemmeno tanti, quello della perdita della capacità di arginare atteggiamenti di rifiuto delle regole e del dilagare di veri e propri comportamenti criminali”.

Per l’ex candidato sindaco della coalizione di centrodestra “la città è stanca, la gente è esasperata e, soprattutto, un’amministrazione locale e delle istituzioni preposte al controllo dell’ordine e della sicurezza pubblica che non siano in grado di far rispettare le proprie ordinanze, e prima ancora la legge dello Stato, sono la prova di una desolante inefficienza e di un malessere che non potrà altro che peggiorare. Lasciamo da parte, al momento, il problema della negazione delle radici cristiane e dell’avanzamento di ben altri modelli culturali e religiosi che ormai permeano la nostra società senza trovare alcuna barriera, ma anzi, nel caso della nostra città, risultando favoriti da un contesto politico ideologico che ci sta portando alla deriva. Di questo, purtroppo, ne parleremo ancora e molto presto. Concentriamoci, invece, sul fatto che le regole di uno Stato di diritto, se ancora vogliamo definirci tale, servono proprio per guidare i comportamenti umani e perché ciò accada bisogna farle rispettare! Questo a Reggio Emilia non succede, e la responsabilità politica del sindaco e della sua maggioranza è chiara ed evidente. Occorre una reazione, ahimè soprattutto elettorale, prima di arrivare a un punto di non ritorno. Sempre che non ci siamo già arrivati”.



Ci sono 5 commenti

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  1. kursk

    Gioite reggiani….questa sara’ la nuova classe dirigente (o dominante),
    loro ci stanno sostituendo (etnicamente) e noi ci stiamo estinguendo.
    Puo’ facilmente non piacere che la questione venga posta in questi termini,
    ma è la realta’….ed e’ cosi’ dagli anni 90…andate a chiederlo ai francesi, quelli che pero’ non hanno fette di camembert sugli occhi….

  2. Ivaldo Casali

    Per il sindaco questi gravi problemi, bande giovanili e sicurezza sul territorio, sono solo “percezioni e invenzioni” dell’opposizione.
    Per il Comando Polizia Locale che, soprattutto, riguardo a queste bande giovanili dovrebbe conoscere tutti i componenti, oltre ai loro genitori, nonni e zii, cosa pensa di fare?

  3. Mauro Vicini

    Nella Canalina esiste una sensazione di malessere legato a ragazzi ben conosciuti alle forze dell’ordine protagonisti di episodi di illegalità nel quartiere.
    Gli episodi dell’aggressione ai 2 ragazzi in via Gandhi e dei violenti festeggiamenti di capodanno in via Compagnoni, con estintori rubati in via Bergonzi, potrebbero essere facilmente collegabili dalle attività investigative.
    Al di là delle possibili strumentalkizzazioni politiche potrei testimoniare che l’origine reale di questa fase sta nella difficoltà dello Stato (Polizia, Carabinieri e Tribunale) ad applicare provvedimenti efficaci sui giovani già conosciuti per reati e individuabili come protagonisti negli episodi.
    Altra cosa è la responsabilità del Comune di costruire un percorso adeguato alla prevenzione ed all’isolamento dei delinquenti , tramite recupero dei gregari non ancora a quel livello.
    Nel territorio attorno alla Canalina da 2 anni si sta lavorando per affrontare questo problema di disagio giovanile.
    Il SET (servizio educativo territoriale), lo Zoom nell’ambito del progetto Desteenazione , la riprogettazione in corso del servizio domiciliare per adolescenti problematici lo evidenziano.
    Come Circolo Arci Fenulli riteniamo che queste azioni siano importanti per costruire percorsi diversi. Il primo dei quali è la prevenzione del disagio sociale, a partire dai bambini, con l’obiettivo di farli crescere serenamente, dando loro le opportunità per costruirsi un futuro di opportunità.
    Per i ragazzi che il disagio lo evidenziano fino a forme delinquenziali occorre togliere il ruolo di “leader”; riuscendo a costruire, per i gregari, percorsi di dialogo sul loro futuro, anche coinvolgendo i genitori ed evitando che errori giovanili glielo condizionino.
    Per i delinquenti, noti alle forze di polizia, serve intelligence in borghese e repressione efficace dei comportamenti.
    È da evitare, ad esempio, che li si lasci diventare spacciatori per scoprire da chi ricevono le droghe.
    Spesso sono ragazzi con assistenti sociali del Tribunale per reati precedenti, attenti ai loro comportamenti di rilievo penale; occorre evitare che si arrivi a problemi ancora più gravi di quelli della Coop Canalina e di Capodanno.

  4. cittadino del centro storico

    Lo Stato si occupa della sicurezza e il Comune si occupa del decoro mediante regolamenti che la Polizia Locale fa (o, meglio, dovrebbe far) rispettare. Ci sono cittadini che, autonomamente o nei gruppi di controllo di comunità, vivono arredi e decoro del centro storico e dei quartieri esattamente come casa propria ma ci sono gruppi e individui, tutti recidivi e, per sua stessa ammissione, arcinoti alla Polizia Locale, che agiscono costantemente in sfregio alle regole e restano costantemente impuniti. E’ questa “impunità di fatto” che rende ripetute e sostanzialmente tollerate le azioni di costoro danno di tutti, odiose e costose per la Comunità.


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